
Cicli di tinteggiatura traspiranti per facciate
24 settembre 2025
Keywords:
La prima fase è una diagnosi accurata. Sulle facciate e sui muretti vengono ricercati intonaci che suonano a vuoto, crepe, fessurazioni passanti, rigonfiamenti, zone con efflorescenze bianche, aloni d’umidità, vecchie tinte sfogliate o pellicole troppo chiuse. Ogni anomalia indica cause diverse: dilatazioni strutturali, infiltrazioni d’acqua, cicli non compatibili, mancanza di traspirazione.
Si procede quindi con la rimozione del debolmente aderente: vecchie pitture che si sfogliano, rappezzi mal eseguiti, intonaci distaccati. Questa fase è spesso la più impegnativa e meno “spettacolare”, ma è quella che evita distacchi futuri. Dove l’intonaco risulta compattato e sano viene mantenuto; dove presenta problemi viene demolito fino al supporto solido.
Le crepe vengono valutate e trattate in modo differenziato: cavillature superficiali possono essere gestite con cicli elastici e rasature armate, mentre fessure strutturali o giunti tra parti diverse dell’edificio richiedono sistemi che consentano il movimento (reti, profili specifici, sigillature elastiche). Chiudere tutto rigidamente con una pittura coprente, nel tempo, porta quasi sempre al ritorno del difetto.
Un’altra criticità frequente è l’umidità: risalita dal basso, infiltrazioni da coperture, balconi o davanzali, condense superficiali in corrispondenza di ponti termici. Efflorescenze saline, intonaci che si sfogliano alla base, macchie persistenti segnalano la necessità di interventi più mirati: raschiatura di zone ammalorate, utilizzo di intonaci deumidificanti dove serve, correzioni di pendenze e sigillature su balconi e davanzali.
Dopo la sistemazione dei punti critici, si procede a rasature e uniformazioni. L’obiettivo è riportare la superficie a una condizione omogenea, evitando “scalini” tra vecchio e nuovo. Rasanti compatibili con il supporto, magari armati con reti in fibra di vetro nei punti strategici, aiutano a prevenire cavillature e a creare una base regolare per gli strati successivi.
Infine, l’applicazione di un fondo adeguato (fissativo, primer, aggrappante, a seconda del sistema scelto) stabilizza l’assorbimento e migliora l’adesione delle pitture o dei rivestimenti. Su supporti molto assorbenti si usano fissativi consolidanti; su rivestimenti esistenti, primer di adesione; su cicli minerali, prodotti specifici compatibili con calce e silicati.
HighLight
• La rimozione del debolmente aderente riduce il rischio di distacchi e rigonfiamenti negli anni successivi.
• Il trattamento differenziato di crepe, cavillature e fessurazioni strutturali evita soluzioni “tappabuchi” destinate a riaprirsi.
• Rasature e uniformazioni permettono di ottenere superfici omogenee, pronte per cicli protettivi più performanti.
• L’uso di fondi e primer adeguati stabilizza assorbimenti e migliora l’adesione dei prodotti di finitura.
LowLight
• È una fase spesso lunga e poco “spettacolare”, ma indispensabile: limitarla compromette l’intero lavoro.
• Umidità di risalita, infiltrazioni da balconi o coperture non risolte riporteranno in superficie i problemi nel tempo.
• Interventi parziali e non coerenti (pezze isolate) possono creare disuniformità visive e di comportamento.




