
Preparazione del supporto per Tinteggiature
17 dicembre 2025
Keywords:
La prima operazione è una diagnosi visiva e tattile delle superfici. Si individua la presenza di crepe, rigonfiamenti, vecchie pitture che si sfogliano, aloni, macchie, chiodi, tasselli, stuccature sparse e differenze di grana tra porzioni diverse di parete. Picchiettando la superficie, si capisce se l’intonaco suona pieno o “a vuoto”; in quest’ultimo caso va rimosso e ripristinato.
La fase di pulizia è spesso sottovalutata ma fondamentale. Polvere, grassi, fumo e sporco accumulato negli anni riducono l’adesione delle nuove pitture. Le pareti vengono spolverate, e in caso di sporco importante si procede con lavaggi mirati, soprattutto in cucine, corridoi e zone vicino a radiatori e prese d’aria. Gli eventuali distacchi evidenti di pitture vecchie vengono raschiati fino a raggiungere lo strato sano.
Le crepe vengono trattate in base alla loro natura: microcavillature superficiali possono essere uniformate con rasature e prodotti adatti; crepe più importanti vanno aperte, pulite, riempite con stucchi o rasanti specifici e, se necessario, armate con nastri o reti in fibra, soprattutto lungo giunti tra materiali diversi o in punti soggetti a movimenti.
Le vecchie stuccature improvvisate, gli spigoli rovinati, i fori lasciati da tasselli o fissaggi vengono corretti con stucchi in pasta o in polvere, poi carteggiati per riportare la superficie a un livello omogeneo. In caso di pareti molto segnate o irregolari, può essere utile eseguire una vera e propria rasatura completa, che annulla differenze di assorbimento e piccole ondulazioni.
Un passaggio chiave è l’applicazione di un fissativo o primer idoneo al tipo di supporto: su intonaci nuovi molto assorbenti consolida e uniforma; su vecchie pitture “polverose” riduce lo sfarinamento; su supporti difficili (gesso, cartongesso, zone miste) favorisce l’aggancio omogeneo della pittura di finitura. Scegliere il prodotto giusto in questa fase evita macchie e aloni dovuti a assorbimenti irregolari.
In presenza di muffe, prima di tutto si interviene sulle cause (condensa, scarsa ventilazione, ponti termici), poi si procede con trattamenti specifici antimo muffa e cicli adeguati, evitando di coprire semplicemente con una pittura “miracolosa” che, da sola, non risolve il problema.
Solo quando le superfici sono pulite, integre, consolidate e uniformate ha senso passare alla tinteggiatura vera e propria. Una buona preparazione permette alle pitture di “lavorare” al meglio e fa la differenza tra un risultato che regge anni e uno che comincia subito a mostrare i suoi limiti.
HighLight
• Pulizia, rasatura e carteggiatura corrette rendono le pareti uniformi e pronte a ricevere la finitura.
• Trattare crepe, stuccature e parti in distacco evita che i difetti riemergano dopo poco tempo.
• Fissativi e primer giusti uniformano l’assorbimento e riducono aloni e macchie di differente tonalità.
• Una diagnosi iniziale di muffe, umidità e intonaci deboli permette di scegliere cicli mirati e più duraturi.
LowLight
• Saltare la preparazione o limitarla al minimo porta facilmente a sfogliamenti, crepe e macchie.
• Pareti molto ammalorate richiedono più passaggi e possono far lievitare tempi e costi rispetto a una semplice “imbiancata”.
• Coprire muffe e macchie senza trattarle alla base significa vederle riapparire in poco tempo.








