
Proteggere le superfici esterne da smog e pioggia
24 dicembre 2025
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L’applicazione di pitture e rivestimenti esterni inizia dalla gestione del cantiere: ponteggi, trabattelli o piattaforme devono permettere di raggiungere ogni punto della facciata in sicurezza e con sufficiente libertà di movimento. Questo incide direttamente sulla qualità della stesura, perché lavorare “arrampicati” o in equilibrio precario porta quasi sempre a passaggi frettolosi e irregolari.
Le condizioni climatiche sono un parametro chiave: temperature troppo basse o troppo alte, pioggia, forte umidità o vento intenso possono compromettere la polimerizzazione dei prodotti, generare aloni, screpolature, essiccazioni superficiali troppo rapide. Per questo si pianificano le fasi di lavoro scegliendo periodi e orari compatibili con le indicazioni dei produttori.
Le pitture da esterno vengono spesso applicate in due mani piene, talvolta precedute da una mano di sottofondo pigmentato o da un rivestimento a spessore. La stesura può avvenire a rullo e pennello, oppure a spruzzo airless con successivo rullaggio per uniformare la texture. Le mani vanno distribuite in modo regolare, lavorando sempre “fresco su fresco” quando si chiudono grandi campiture, per evitare differenze di tono tra riprese.
Nel caso di intonachini e rivestimenti plastici in pasta, la tecnica cambia: il prodotto viene steso a frattazzo inox e rifinito con frattazzo di plastica, con movimenti circolari o lineari a seconda della grana. La continuità del gesto e la dimensione delle porzioni lavorate fanno la differenza: fermarsi a metà parete, per poi riprendere in un secondo momento, crea quasi sempre stacchi visibili.
Particolare attenzione viene dedicata ai dettagli: contorni di finestre, davanzali, sottobalconi, elementi metallici, gronde, discendenti. Qui entrano in gioco nastri da esterno, protezioni in plastica e tagli a pennello precisi. Una facciata può avere il miglior rivestimento, ma se attorno alle aperture il lavoro è impreciso, l’occhio cade subito sui difetti.
Nei contesti dove sono presenti colori intensi o contrasti marcati, la gestione delle giunzioni è ancora più delicata. Una buona tecnica prevede la definizione di linee nette, a volte con l’ausilio di profili o piccoli scansi studiati in fase di rasatura, in modo che il cambio di tonalità non dipenda solo da un bordo di nastro.
Una posa professionale si riconosce da omogeneità di tono, assenza di “nuvole” e aloni, dettagli curati attorno alle finestre, nessuna colatura e nessuna pennellata visibile. La facciata appare pulita, coerente, senza punti che tradiscono fretta o improvvisazione.
HighLight
• Gestire correttamente rulli, pennelli e spruzzo consente di ottenere finiture uniformi su superfici ampie.
• Lavorare in condizioni climatiche adeguate riduce il rischio di aloni, screpolature e essiccazioni troppo rapide.
• Tecniche corrette sui rivestimenti a spessore evitano stacchi visibili tra riprese e differenze di grana.
• Cura dei dettagli (sottobalconi, davanzali, contorni finestre) migliora nettamente la percezione del lavoro finito.
LowLight
• Applicazioni in pieno sole, con vento forte o con temperature fuori range aumentano i difetti di film.
• Riprese mal gestite su pareti lunghe generano “pezze” di tono difficili da mascherare.
• Dettagli trascurati attorno a serramenti e pluviali fanno sembrare improvvisato anche un buon materiale.





