
Rasature e stuccature nel restauro interno
17 settembre 2025
Keywords:
Restauri, rasature, stuccature, interni, ripristino, L'Artificio
Nel restauro la preparazione del supporto è una sorta di “diagnosi” approfondita. Si parte da un’osservazione ravvicinata delle superfici: intonaci che suonano a vuoto, rigonfiamenti, crepe, zone polverose, efflorescenze saline, aloni di umidità, vecchie pitture gonfiate o sfogliate. Ogni segnale racconta qualcosa della storia del muro e dei problemi ancora attivi.
La prima operazione consiste nella rimozione del debolmente aderente: intonaci che si staccano facilmente, strati di pittura ormai incoerenti, vecchie rasature non più in presa. Questo lavoro, spesso polveroso e poco “spettacolare”, è però essenziale per non costruire cicli nuovi su basi instabili. Dove l’intonaco è sano, viene mantenuto; dove non lo è, si procede con demolizioni localizzate.
Segue l’analisi degli ammaloramenti strutturali: crepe profonde, ferri d’armatura affioranti, murature slegate o lesionate. In questi casi il lavoro del decoratore si incrocia con quello di tecnici e imprese strutturali; prima di pensare alla finitura è necessario ristabilire la stabilità del supporto, con cuciture, ristilature, rinforzi localizzati o interventi più importanti.
Un capitolo delicato riguarda l’umidità: risalita capillare, infiltrazioni dall’alto, ponti termici, condense. Efflorescenze bianche, intonaci che si sfogliano dal basso, aloni persistenti indicano problemi che non si risolvono con una semplice pittura “antimuffa”. In molti casi si rendono necessari intonaci deumidificanti, sistemi di risanamento e correzioni delle cause, prima di impostare il ciclo decorativo definitivo.
Una volta ripristinata la struttura, si interviene con rasature e uniformazioni mirate: stuccature a base calce o malte compatibili, rasanti traspiranti, reti di armatura in corrispondenza di giunti e passaggi critici. L’obiettivo è riportare la superficie a una condizione omogenea, senza dislivelli marcati tra parti nuove e vecchie.
La preparazione del supporto nei restauri richiede tempo e pazienza, ma è proprio in questa fase che si decide la reale durata dell’intervento. Un ciclo di prodotti eccellente, applicato su un supporto non sanato, non potrà mai dare i risultati attesi.
HighLight
• Una diagnosi accurata (crepe, sali, umidità, vecchi strati) è la base per un restauro che duri nel tempo.
• La rimozione mirata del debolmente aderente evita demolizioni eccessive ma elimina i punti critici.
• L’uso di consolidanti e rasanti compatibili restituisce continuità meccanica a intonaci e supporti indeboliti.
LowLight
• La fase di diagnosi richiede tempo, prove e competenze: non è un semplice “dare un’occhiata”.
• Umidità di risalita, sali e vecchie infiltrazioni possono imporre interventi più profondi del previsto.





