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Posa di piastrelle a pavimento

Tecniche di posa professionale per Piastrelle

17 ottobre 2025

Keywords:
Piastrelle, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio

La posa inizia sempre da un progetto di layout. Prima di preparare la colla si decide da dove partire, come chiudere lungo le pareti, dove cadranno i tagli e come verranno gestiti gli allineamenti con porte, corridoi, zone centrali e elementi fissi (isole cucina, camini, arredi su misura). Un buon tracciamento evita di ritrovarsi con listelli da pochi centimetri proprio in punti molto visibili.


Per i grandi formati (60×60, 60×120, 80×80, lastre) la precisione è ancora più importante: piccoli errori si accumulano e diventano evidenti. Anche lo schema di posa influisce: dritta, a correre, sfalsata, diagonale, a spina (italiana o ungherese per effetto legno). Ogni schema richiede misure, tagli e quantità di colla calibrati.


La scelta dell’adesivo non è casuale: esistono colle cementizie più o meno deformabili, a presa normale o rapida, mono o bicomponenti, all’acqua o reattive. Il tipo di piastrella (assorbente o compatta), il formato, il supporto e l’ambiente (interno, esterno, riscaldamento a pavimento) determinano la scelta. L’adesivo va miscelato seguendo dosi e tempi indicati, steso con spatole dentate adeguate e, per i formati grandi, abbinato spesso alla doppia spalmatura (colla sia sul supporto che sul retro della piastrella) per garantire il corretto riempimento.


Nella posa si presta grande attenzione al controllo dei livelli e dei dislivelli tra piastrella e piastrella (il cosiddetto “effetto gradino” o lippage). Sistemi di livellamento meccanici, distanziatori calibrati, controlli continui con livella e luce radente aiutano a mantenere il piano uniforme, soprattutto quando le lastre sono molto grandi e rigide.


Le fughe non sono un male necessario, ma un elemento tecnico ed estetico. La loro larghezza dipende dal formato e dalle indicazioni del produttore; fughe troppo strette su formati non rettificati o su supporti “movimentati” aumentano il rischio di spaccature. Il colore dello stucco influisce molto sull’effetto finale: tono su tono per un risultato uniforme, contrasto leggero per evidenziare il disegno, scelte più decise per sottolineare schemi particolari.


In zone critiche: angoli, cambi di materiale, raccordi parete/pavimento, passaggi verso balconi e terrazze, si prevedono spesso giunti elastici o profili specifici. Questi elementi consentono ai materiali di dilatarsi e muoversi senza spaccare le piastrelle o le fughe, soprattutto in presenza di grandi superfici, riscaldamento a pavimento o forti escursioni termiche.

La fase di stuccatura va gestita con attenzione: tempi di tiraggio corretti, pulizia dei residui di fuga prima che induriscano, controllo che le fughe risultino piene e regolari. Subito dopo la posa non si vede ancora il risultato definitivo; è solo dopo la stuccatura e la pulizia che il disegno del pavimento o del rivestimento emerge davvero.

HighLight

• Un buon tracciamento iniziale evita listelli stretti in punti critici e migliora subito l’estetica del pavimento.
• La scelta dell’adesivo in base a formato, supporto e ambiente garantisce una posa più stabile nel tempo.
• Doppia spalmatura e controlli continui riducono il rischio di vuoti sotto le piastrelle, soprattutto nei grandi formati.
• Gestione corretta di fughe e giunti di dilatazione limita cavillature e rotture su superfici estese.

LowLight

• Posa frettolosa o senza controllo dei livelli genera “gradini” tra piastrella e piastrella difficili da accettare.
• Fughe troppo strette o non in linea con le indicazioni del produttore aumentano il rischio di spaccature.
• Lavorare con condizioni climatiche non adatte (freddo, caldo eccessivo, correnti d’aria) penalizza presa e prestazioni dell’adesivo.

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