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- Cornice led nascosta integrata ai late della stanza mediante installazione di controsoffitto | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Velette e Cornici Decorative 30 settembre 2025 Keywords: Velette e Cornici Decorative, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio La scelta più classica prevede cornici bianche su soffitti bianchi , soluzione che funziona sempre quando si cerca eleganza discreta. In questo caso il disegno delle modanature emerge soprattutto grazie alle ombre e alla luce radente, senza imporre un colore dominante. Lo stesso vale per velette in cartongesso tinteggiate con la stessa tonalità del soffitto: la geometria si percepisce per differenza di piani, non per differenza cromatica. Per chi desidera dare più carattere alla stanza, è interessante giocare con contrasti controllati . Una cornice bianca su parete colorata – ad esempio greige, tortora, blu profondo, verde salvia – incornicia l’ambiente e ne sottolinea le linee, soprattutto in abbinamento a porte e battiscopa in tinta. In camere da letto e soggiorni, una veletta perimetrale più chiara rispetto alle pareti può creare l’effetto di un “cappello” luminoso, soprattutto se abbinata a luce indiretta inserita nella gola. Le velette sono anche uno strumento efficace per modificare la percezione delle proporzioni . In stanze molto alte, un ribassamento parziale con veletta e colore leggermente più scuro rispetto al soffitto originario rende l’ambiente più raccolto; in ambienti lunghi, velette trasversali o tagli di luce possono spezzare visivamente la profondità. Al contrario, in stanze basse si preferiscono colori chiari e profili sottili, evitando ribassamenti esagerati che schiacciano ulteriormente lo spazio. L’illuminazione indiretta integrata in velette e cornici cambia completamente la lettura della stanza. Strip LED disposte lungo il perimetro, con luce calda e dimmerabile, creano atmosfere morbide ideali per zone giorno e camere da letto. Temperature di colore neutre sono più adatte a cucine moderne, studi e spazi di lavoro domestico, dove serve una luce più fresca ma non eccessivamente fredda. L’importante è evitare luci troppo fredde in ambienti residenziali con colori caldi, per non creare contrasti sgradevoli. Gli abbinamenti con pavimenti e arredi chiudono il cerchio. Cornici e velette in bianco caldo si sposano bene con pavimenti in legno, gres effetto pietra o resine neutre. Profili più marcati, in toni come grigio caldo o sabbia, dialogano con mobili dalle linee semplici e con palette chiare. In ambienti più classici, modanature più ricche in gesso o poliuretano lavorato, tinteggiate in bianco o avorio, valorizzano portali, porte a battente tradizionali, boiserie e lampadari importanti. Velette e cornici decorative trovano spazio anche in contesti molto contemporanei, se trattate in chiave minimale: profili sottilissimi, gole lineari, linee di luce che corrono lungo il soffitto senza fronzoli. In questo caso i colori restano neutri e il protagonista diventa il disegno della luce. HighLight • Permettono di “disegnare” la luce: gole, tagli e ribassamenti guidano lo sguardo e creano atmosfere diverse. • Velette e cornici in tinta con soffitto e pareti risultano discrete e valorizzano solo il gioco di luce. • Colori leggermente a contrasto possono sottolineare volumi, passaggi e zone funzionali (tavolo, divano, letto). • Integrate con soffitti tesi, cartongessi e tinteggiature neutre, contribuiscono a un linguaggio molto contemporaneo. LowLight • Colori troppo scuri o contrasti eccessivi sulle velette possono abbassare visivamente l’ambiente. • Un uso disordinato di tagli di luce e cornici diverse nella stessa stanza crea facilmente confusione visiva. • Se non coordinati con arredi e corpi illuminanti, i volumi rischiano di sembrare puramente decorativi e non funzionali. ««« Previous Next »»»
- Carta da parati installata su parete | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Carte da parati 14 gennaio 2026 Keywords: Carte da parati, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Il primo passo è stabilire quale ruolo deve avere la carta . Se deve essere il centro visivo dell’ambiente, ha senso concentrarla su una parete principale: dietro il divano, alla testata del letto, lungo la parete di un tavolo da pranzo, dietro un banco reception. In questi casi si possono scegliere motivi più decisi, botanici, panoramici, grandi texture e lasciare le altre pareti su toni neutri coordinati, come bianco caldo, sabbia, greige o grigio perla, riprendendo i colori presenti nel disegno. Quando invece la carta deve avere un ruolo più discreto, pattern piccoli o texture tono su tono funzionano molto bene: righe sottili, micro-geometrie, effetti tessuto, falsi uniti leggermente movimentati. Queste soluzioni vestono la stanza senza dominarla e permettono facilmente cambi di arredo nel tempo, perché non legano in modo eccessivo a uno stile preciso. La combinazione con i pavimenti è altrettanto importante. Con pavimenti in legno rovere naturale, carte nei toni verde salvia, blu polveroso, grigio caldo, lino e sabbia creano atmosfere morbide e attuali. Con pavimenti effetto cemento o pietra, risultano interessanti carte con motivi grafici lineari, nuance neutre o accenti di colore più intensi, purché in palette equilibrate. In presenza di pavimenti molto decorati (cementine, pattern forti) è preferibile scegliere carte più tranquille, per non generare confusione visiva. La luce naturale e artificiale influenza in modo decisivo la percezione della carta. Disegni con fondi scuri e contrasti marcati richiedono buona luminosità, altrimenti la stanza rischia di apparire più piccola e chiusa. In spazi con poca luce si preferiscono fondi chiari, pattern delicati e colori desaturati, in modo da mantenere apertura e leggerezza. Le carte con effetti metallici o leggere perlescenze reagiscono in modo molto particolare alla luce radente, creando riflessi che cambiano durante il giorno. L’illuminazione artificiale può essere utilizzata per valorizzare specifiche pareti . Faretti orientabili, applique che lavano il muro, strip LED integrate in velette o nicchie evidenziano le texture e i dettagli senza creare ombre sgradevoli. Temperature di colore calde valorizzano motivi naturali, botanici e palette terrose; luci più neutre si abbinano bene a carte geometriche, grigie e a motivi legati a spazi di lavoro o contesti più formali. Gli abbinamenti con tessili e arredi completano il progetto: riprendere uno o due colori della carta in cuscini, tende, sedie o tappeti permette di creare un filo conduttore senza eccessi. Non è necessario copiare alla lettera ogni tonalità: è spesso più efficace lavorare per famiglie di colore (ad esempio tutti i verdi desaturati, tutti i blu polverosi, tutti i beige caldi) invece che cercare identità perfette. HighLight • Pattern e panoramiche possono diventare la “parete protagonista” di soggiorni, camere e ingressi. • Lavorare su una sola parete decorata e il resto neutro mantiene equilibrio anche con disegni importanti. • Texture leggere e toni neutri aiutano a dare profondità senza appesantire ambienti piccoli. • Abbinata a boiserie, velette e tinteggiature, la carta da parati permette composizioni molto scenografiche ma controllate. LowLight • Disegni troppo fitti o colori molto scuri su tutte le pareti possono chiudere visivamente lo spazio. • Abbinamenti improvvisati con pavimenti e arredi rischiano di creare conflitti cromatici difficili da gestire. • Nei locali molto luminosi, pattern troppo contrastati possono risultare visivamente stancanti se non bilanciati da elementi più neutri. ««« Previous Next »»»
- Pellicola per vetro installata su finestre | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Laminati morbidi per vetri 8 dicembre 2025 Keywords: Laminati morbidi per vetri, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Alla base di ogni laminato morbido c’è un film plastico sottile , di solito in poliestere o PVC di qualità, accoppiato a un adesivo e a uno strato protettivo. Questa struttura permette di applicare il laminato direttamente sulla superficie del vetro, dall’interno o dall’esterno a seconda del prodotto, creando una “pelle” nuova senza modificare il serramento. Una prima grande famiglia è quella dei laminati decorativi e di privacy . Qui rientrano le pellicole satinate / acidate che trasformano vetri trasparenti in superfici opache ma luminose, ideali per bagni, cabine armadio, vetrate di uffici e porte interne. L’effetto è quello di un vetro acidato o sabbiato, con il vantaggio di poterlo rimuovere o cambiare in futuro. A fianco ci sono laminati rigati, geometrici, con pattern discreti che schermano parzialmente la vista lasciando passare la luce. Un’altra famiglia importante è quella dei laminati a controllo solare . Questi film sono studiati per ridurre il calore in ingresso, filtrare parte dei raggi IR e UV e migliorare il comfort in ambienti molto esposti al sole. Esistono versioni più o meno riflettenti (effetto specchio di giorno, più neutre, leggermente fumé) e prodotti praticamente invisibili che lavorano più sulla parte UV che sulla percezione visiva. I laminati di sicurezza / antisfondamento hanno come funzione principale quella di trattenere i frammenti in caso di rottura del vetro. In pratica trasformano un vetro semplice in qualcosa di più simile a un vetro stratificato, migliorando la protezione contro gli urti accidentali e riducendo il rischio di vetri che si frantumano in schegge pericolose. In contesti come scuole, ambienti aperti al pubblico, vetrine a contatto con l’esterno, questi prodotti aggiungono un livello di sicurezza spesso richiesto da norme o buone pratiche. Non mancano i laminati anti-UV specifici, pensati per proteggere arredi, pavimenti in legno, tessuti e prodotti esposti in vetrina dall’ingiallimento e dallo scolorimento. In molti casi questa funzione è integrata anche in pellicole decorative o di controllo solare, ma esistono versioni particolarmente performanti dove la protezione dai raggi UV è la priorità. Sul fronte estetico, oltre ai classici satinati e neutri, i laminati morbidi comprendono colori pieni, gradazioni, effetti specchiati, finiture effetto tessuto o metalliche , fino a soluzioni stampate su misura. Questo permette di usare il vetro come una vera superficie di progetto, non solo come un semplice elemento trasparente. La scelta del laminato dipende da cosa si vuole ottenere: più privacy? meno abbagliamento? protezione dagli urti? controllo della temperatura interna? decorazione? Spesso la soluzione migliore è una combinazione di esigenze: ad esempio una pellicola satinata che garantisce privacy e allo stesso tempo attenua parte dei raggi solari, o un film di sicurezza leggermente fumé che migliora anche il comfort luminoso. HighLight • Offrono un’ampia gamma di soluzioni: privacy, controllo solare, sicurezza, decorazione e filtro UV. • Permettono di trasformare il vetro esistente senza sostituire serramenti o vetrate. • Le versioni satinate garantiscono privacy mantenendo una buona quantità di luce naturale. • Le varianti di sicurezza trattengono i frammenti in caso di rottura del vetro, aumentando la protezione. LowLight • Alcune pellicole molto performanti hanno costi più elevati rispetto ai laminati decorativi semplici. • I film molto scuri o riflettenti possono ridurre notevolmente la luminosità interna se scelti senza valutare l’esposizione. • Non tutti i laminati sono adatti all’esterno o a esposizioni estreme: servono prodotti specifici per quelle condizioni. ««« Previous Next »»»
- Parete green - parete verticale | L'artificio
< Back Preparazione del supporto per Pareti verdi 10 ottobre 2025 Keywords: Pareti verticali, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio In questo articolo raccontiamo cosa succede prima che il pannello verde venga fissato alla parete. È una fase poco “instagrammabile”, ma decisiva per la durata e la sicurezza del lavoro. Partiamo dal sopralluogo: verifichiamo che tipo di parete abbiamo davanti (laterizio, cartongesso, cemento, vecchia tramezza leggera, etc...), se ci sono crepe, distacchi d’intonaco o segni di umidità. Una parete verticale non può essere montata su un muro che si sfoglia o su un cartongesso sottile senza adeguato rinforzo. Un punto importante è la ricerca di impianti e passaggi nascosti: tubazioni, cavi elettrici, prese e punti luce presenti nella zona interessata. Infatti questi dovrebbero essere accessibili con interventi veloci, e individuarli/ cosa fare per evitarli e come organizzare i passaggi di cavi se la parete verde prevede illuminazione integrata (strip LED, faretti, wall washer) è parte integrante della progettazione. Affrontiamo poi la preparazione vera e propria del supporto: nel caso di muri irregolari o molto imperfetti valutiamo l’uso di pannelli di supporto (ad esempio in MDF, OSB o altri materiali idonei) fissati meccanicamente alla parete. Questo ci permette di avere una superficie piana, stabile e con ancoraggi sicuri. Parliamo anche di trattamenti contro umidità e muffe: se il muro ha avuto problemi in passato è importante risolverli prima, perché l’umidità nascosta dietro a un rivestimento chiuso può peggiorare la situazione. Non si tratta di coprire un difetto con il verde, ma di intervenire prima con i prodotti giusti e solo dopo installare la parete verticale. Chiudiamo con una check-list semplice: muro sano e stabile, eventuali crepe sistemate, impianti mappati, piano di fissaggio definito (diretto o su pannello), eventuali passaggi elettrici già predisposti. Una parete verde ben riuscita comincia sempre da qui, molto prima dell’ultimo ciuffo di moss. HighLight • Una corretta verifica del supporto riduce il rischio di infiltrazioni e umidità indesiderata. • La progettazione di scarichi e punti acqua facilita la gestione quotidiana della parete verde. • Il controllo di luce naturale, aerazione e temperature aiuta a selezionare specie davvero adatte. LowLight • Può richiedere interventi preliminari su impianti idraulici ed elettrici prima dell’installazione. • Pareti non perfettamente impermeabilizzate possono causare danni a intonaci e strutture nel tempo. ««« Previous Next »»»
- Muschio stabilizzato in tonalità verde scuro | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Pareti verdi 14 novembre 2025 Keywords: Pareti verticali, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Partiamo dal muschio stabilizzato, che è uno dei motivi per cui le pareti verticali stanno avendo così tanto successo. È un materiale naturale trattato per rimanere morbido nel tempo senza bisogno di acqua né di luce diretta. Spieghiamo cosa significa in pratica: niente annaffiature, niente terra, niente impianti di irrigazione. Bisogna però evitare l’esposizione diretta e prolungata al sole e i punti di calore molto ravvicinati (termosifoni, stufe) che potrebbero seccarlo. Raccontiamo come si gestisce la polvere: nella maggior parte dei casi è sufficiente una leggera soffiata di aria fredda (ad esempio con asciugacapelli impostato su freddo) o una spolverata molto delicata con un pennello morbido, soprattutto sugli elementi in legno, cornici e telai che incorniciano il verde. Il moss, se di qualità, trattiene pochissima polvere proprio grazie alla sua conformazione e a trattamenti antistatici. Per quanto riguarda le pareti con piante artificiali, la manutenzione è ancora più semplice ma va fatta con regolarità. Suggeriamo una spolverata periodica con panni antistatici o con aria, evitando prodotti liquidi che potrebbero colare sulle pareti o all’interno dei moduli. In ambienti con molto passaggio o vicini a cucine e locali pubblici, consigliamo piccoli interventi programmati per riportare il verde al suo aspetto iniziale. Affrontiamo anche il tema dei piccoli danni accidentali: un urto, un oggetto che strappa qualche ciuffo di moss, un bambino particolarmente curioso. Generalmente è possibile fare micro-ritocchi veloci, tuttavia se l'intervento è più complesso a volte conviene intervenire con la sostituzione di un modulo o di una porzione di pannello. Uno dei vantaggi delle pareti verticali a moduli è proprio la possibilità di intervenire solo dove serve. HighLight • Una manutenzione programmata mantiene la parete uniforme, sana e gradevole nel tempo. • Interventi regolari di potatura, sostituzione piante e controllo parassiti evitano degrado visibile. • I sistemi irrigui ispezionabili rendono più semplice individuare perdite o ugelli ostruiti. LowLight • Richiedono un impegno continuativo: non sono un elemento “metto e dimentico”. • Periodi di assenza prolungata o mancata manutenzione possono compromettere seriamente l’impianto. • Alcune specie necessitano di controlli stagionali più frequenti e competenze botaniche di base. ««« Previous Next »»»
- Pellicola per vetro installata su finestre | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Laminati morbidi per vetri 17 dicembre 2025 Keywords: Laminati morbidi per vetri, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio La posa comincia con il taglio del laminato . A seconda della situazione, si può tagliare il film leggermente più grande del vetro, per poi rifinirlo in opera, oppure si lavora già in misura, lasciando solo un margine minimo. In entrambi i casi, un taglio diritto e pulito è fondamentale per ottenere bordi regolari e fughe costanti lungo le guarnizioni. Prima di staccare il liner (la protezione dell’adesivo), si prepara la soluzione applicativa , di solito a base di acqua e una piccola percentuale di detergente neutro specifico. Questa miscela permette alla pellicola di scorrere sulla superficie del vetro, di essere riposizionata e di espellere l’aria in eccesso durante la lavorazione. Il vetro viene abbondantemente irrorato con la soluzione , così come il retro del laminato una volta rimosso il liner. Questo passaggio crea uno strato fluido tra vetro e pellicola che consente di appoggiare il film, farlo scivolare in posizione, controllare le squadre e allineare eventuali disegni o righe con precisione. La fase cruciale è quella della spatolatura . Utilizzando spatole specifiche, spesso con bordi in gomma o feltro, si parte dal centro verso i bordi, espellendo la soluzione e l’aria intrappolata. I movimenti devono essere decisi ma controllati, sovrapponendo leggermente le passate per non lasciare zone “morte”. Nei punti critici (angoli, bordi, incontri con profili) si lavora con più attenzione, evitando pieghe e accumuli. Una volta che la pellicola è posizionata e spatolata, si procede al rifilo perimetrale con taglierini a lama nuova, seguendo guarnizioni, distanziali o bordi del vetro. Un buon rifilo lascia un filo di fuga regolare e costante, né troppo distante (che lascia vedere troppo vetro nudo) né troppo vicino (che rischia di intaccare guarnizioni o creare punti di sollevamento). Al termine della posa possono rimanere piccoli residui di umidità e qualche micro-bolla fisiologica, soprattutto in pellicole spesse o in giornate fredde. In genere queste imperfezioni si riassorbono nei giorni successivi, via via che l’acqua imprigionata evapora e l’adesivo completa la sua presa. L’importante è che non ci siano bolle d’aria vere e proprie, grandi e stabili, indice di una spatolatura non corretta. Per vetri molto grandi, superfici in quota o applicazioni esterne, spesso si lavora in squadra: una persona gestisce il film, l’altra la soluzione e la spatola. Coordinazione e comunicazione riducono il rischio di pieghe, contaminazioni e errori di allineamento. Una posa professionale si nota soprattutto dal bordo : nessun sollevamento, tagli puliti, nessuna “scaglia” di pellicola che rientra sotto le guarnizioni, nessun rigonfiamento sospetto. Il vetro sembra nato con quella finitura, non “coperto” in un secondo momento. HighLight • Una posa corretta consente di ottenere superfici uniformi, senza bolle d’aria evidenti né pieghe. • L’uso di soluzione applicativa e spatole idonee permette di posizionare il film con precisione millimetrica. • Il rifilo perimetrale accurato garantisce bordi regolari e riduce il rischio di sollevamenti nel tempo. • Su grandi vetrate, una posa organizzata in squadra rende il lavoro più rapido e controllato. LowLight • Errori di spatolatura o taglio possono costringere a rifare completamente il pannello applicato. • Una posa improvvisata accentua la visibilità delle imperfezioni, soprattutto con laminati molto trasparenti. ««« Previous Next »»»
- Soffitto teso retroilluminato per illuminazione omogena su tavolo sala riunione | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Soffitti tesi 16 ottobre 2025 Keywords: Soffitti tesi, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Un soffitto teso è composto da un profilo perimetrale fissato alle pareti o al vecchio soffitto e da una membrana flessibile, generalmente in PVC o in tessuto tecnico, che viene riscaldata e tesata fino a diventare perfettamente piana. Non si tratta solo di un “telo bianco”: le varianti possibili in termini di materiale e finitura sono numerose. I soffitti tesi in PVC sono tra i più utilizzati per la loro stabilità, facilità di pulizia e la possibilità di ottenere superfici molto lisce. Questo materiale consente di realizzare superfici opache, satinate, lucide effetto specchio, translucide e persino completamente retroilluminabili. I teli possono essere tagliati su misura, termosaldati e adattati anche a forme complesse, angoli particolari, velette e strutture tridimensionali. I soffitti tesi in tessuto tecnico offrono un’estetica più “morbida” e materica. Possono essere microforati per scopi acustici, oppure studiati per garantire una diffusione uniforme della luce in caso di retroilluminazione. Alcune soluzioni tessili sono particolarmente indicate in ambienti dove l’assorbimento sonoro è importante, come uffici open space, ristoranti o sale riunioni. Molto interessanti sono anche i soffitti tesi con funzione acustica . Grazie a materiali microforati e a specifici strati assorbenti nascosti dietro la membrana, il soffitto diventa un vero elemento fonoassorbente, capace di ridurre riverberi e migliorare il comfort sonoro in ambienti rumorosi o con superfici molto riflettenti. Sul fronte delle finiture, un soffitto teso può essere: – Opaco , per un effetto discreto e uniforme, ideale quando il soffitto deve “sparire” e lasciare protagonisti gli arredi. – Satinato , con una leggerissima riflessione che ammorbidisce la luce. – Lucido specchio , adatto a spazi moderni dove si vuole aumentare la percezione di altezza e creare giochi di riflessi. – Translucido/retroilluminato , per ottenere veri e propri “cieli luminosi”, pannelli sospesi o superfici che diffondono la luce in modo omogeneo. Un capitolo a parte riguarda i soffitti tesi stampati e personalizzati . È possibile riprodurre pattern grafici, texture, cieli stellati, immagini astratte o tinte unite particolari, coordinandoli con il progetto d’interni. In contesti commerciali e uffici, questa possibilità permette di integrare loghi, motivi identificativi e grafica corporate direttamente sul soffitto. La scelta del materiale e della finitura dipende da molti fattori: altezza e forma della stanza, presenza di impianti da nascondere, esigenze acustiche, tipo di illuminazione desiderata e stile complessivo del progetto. Un soffitto teso ben studiato non è solo una “copertura”, ma uno strumento per ridisegnare luce, proporzioni e atmosfera di un ambiente. HighLight • Membrane disponibili in finitura opaca, lucida, satinata, acustica e translucida per retroilluminazione. • Consentono di ottenere superfici perfettamente lisce anche dove il soffitto esistente è irregolare. • Le versioni retroilluminabili permettono di trasformare il soffitto in un grande corpo luminoso uniforme. • Ampia possibilità di personalizzazione con stampe, colori pieni e combinazioni con velette e cornici. LowLight • Le finiture lucide evidenziano maggiormente imperfezioni e riflessi indesiderati se la luce non è studiata bene. • Le membrane translucide richiedono corpi illuminanti e diffusione curati, altrimenti si vedono “macchie” di luce. • Alcune finiture molto particolari possono essere più sensibili a graffi localizzati o segni da urto. ««« Previous Next »»»
- Bagno decorativo moderno | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Resine materiche (a spatola) 1 dicembre 2025 Keywords: Resine materiche (a spatola), materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Il termine resina viene spesso usato in modo generico, ma nel mondo delle resine materiche a spatola esistono formulazioni molto diverse tra loro. Ci sono sistemi cementizi decorativi, cicli in microresina, prodotti ibridi con componenti acrilici, e rivestimenti più tecnici pensati per zone particolarmente sollecitate. La scelta non riguarda solo l’estetica, ma anche aspetti come elasticità, spessore, resistenza alle macchie e facilità di manutenzione. Le resine a base cementizia, ad esempio, offrono un aspetto molto naturale, leggermente nuvolato, con una matericità che ricorda il microcemento. Sono ideali per chi cerca superfici dal carattere soft industrial: pareti di soggiorni, cucine, bagni, scale interne. Le microresine con maggiore componente polimerica garantiscono invece una migliore elasticità e una capacità di seguire piccoli movimenti del supporto, risultando adatte a superfici complesse, arredi su misura, piani di appoggio. Un aspetto fondamentale è la protezione finale. Molte resine materiche spatolate vengono completate con vernici o finiture trasparenti che ne definiscono il grado di opaco o lucido, ma soprattutto la resistenza agli agenti chimici e alle macchie. In ambienti come cucine e bagni, o su pavimenti di zone molto trafficate, la scelta della protezione determina la reale praticità del rivestimento: finiture più "gommate" e resistenti per le zone umide, vernici più sottili e opache per pareti di ambienti giorno. Un capitolo a parte riguarda le texture: superfici quasi lisce, leggermente vellutate al tatto, oppure più segnate, con spatolate evidenti e piccoli salti di luce. La stessa miscela, applicata con tecniche diverse, può generare effetti molto differenti: è per questo che i campioni fisici sono uno strumento essenziale per una scelta consapevole. In conclusione, la resina materica a spatola non è mai un prodotto standard. Ogni ciclo è un insieme di strati, prodotti e passaggi pensati per uno specifico contesto: pareti, pavimenti, box doccia, piani lavoro. Conoscere i materiali disponibili permette di capire meglio le proposte del professionista e di indirizzare la scelta verso soluzioni davvero coerenti con lo stile di vita e l’utilizzo degli spazi. HighLight • Consentono di creare superfici continue con pochissime fughe, sia a pavimento che a parete. • Spessori ridotti che permettono spesso di lavorare sopra rivestimenti esistenti, limitando demolizioni. • Ampia varietà di effetti: dal cemento morbido al materico più segnato, fino a finiture quasi setose. • Possibilità di coordinare pavimenti, pareti, piatti doccia e arredi in un unico linguaggio materico. LowLight • Sono sistemi tecnici: vanno scelti in base a supporto, uso del locale e sollecitazioni previste. • Più sensibili ai movimenti del supporto rispetto a piastrelle o materiali “a pezzi”. • Alcune finiture risultano più delicate a graffi e urti concentrati rispetto a un gres tradizionale. ««« Previous Next »»»
- Cono di sicurezza per lavori-cantieri in strada | L'artificio
< Back Pulizia e ripristino finale dopo lavori in strada 1 dicembre 2025 Keywords: Lavori in strada, pulizia finale, ripristino, consegna lavori, L'Artificio Il ripristino del fondo stradale è il primo passo. Che si tratti di asfalto, autobloccanti, cubetti o cemento, la ricostruzione deve seguire stratigrafie coerenti con quelle esistenti: sottofondo, eventuale base, strato di usura. Rattoppi troppo superficiali o mal compattati tendono a cedere, creando avvallamenti, ristagni d’acqua e nuove rotture in poco tempo. Nel caso di marciapiedi e percorsi pedonali , il ripristino deve garantire continuità di quota e finitura: niente gradini imprevisti, fughe aperte, lastre ballerine o rampe improvvisate. In prossimità di accessi per persone con disabilità, passi carrabili, attraversamenti pedonali e fermate bus, la cura dei dettagli diventa ancora più importante. La pulizia dell’area è il secondo tassello: residui di inerti, pezzi di asfalto, ferri, chiodi, segatura, plastiche e sfridi vanno rimossi in modo sistematico. Una spazzolatura meccanica o manuale, seguita se necessario da un lavaggio controllato, restituisce alla strada un aspetto ordinato e riduce il rischio di danni a veicoli, biciclette e pedoni. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la segnaletica orizzontale e verticale . Dopo gli scavi o la fresatura di tratti di carreggiata, le strisce pedonali, le linee di corsia e gli stalli di sosta possono risultare interrotti o poco leggibili. Il ripristino dovrebbe prevedere la ricostruzione completa dei segni a terra interessati, non solo una “pezza” nel tratto rifatto, così da restituire una lettura chiara della viabilità. Allo stesso modo, è importante rimuovere la segnaletica temporanea non più necessaria : cartelli di cantiere, coni, barriere, lampeggianti. Lasciare elementi inutilizzati sul posto crea confusione per chi guida e dà un’impressione di abbandono. Ogni segnale temporaneo dovrebbe sparire contestualmente alla riapertura completa della strada, salvo rare eccezioni concordate. Nei cantieri che hanno interessato negozi, ingressi e vetrine , può essere utile una pulizia extra: vetri, serrande, soglie, tende e insegne accumulano polvere e schizzi. Una volta concluse le lavorazioni più pesanti, un piccolo sforzo in più per ridare ordine alle immediate vicinanze spesso fa la differenza nella percezione del lavoro finito. Infine, una verifica finale congiunta: insieme a tecnici, amministratori o referenti della committenza, permette di controllare che tutto sia stato ripristinato correttamente: livelli, pendenze, scoli dell’acqua, accessi, segnaletica, pulizia. Questo sopralluogo, accompagnato da documentazione fotografica, segna davvero il passaggio dal “cantiere aperto” alla “strada restituita”. Quando il ripristino è curato quanto la fase di lavorazione, il cantiere lascia dietro di sé non solo un intervento tecnico concluso, ma anche un ambiente che chi vive il quartiere percepisce come rispettato e restituito alle sue funzioni quotidiane. HighLight • Un buon ripristino del fondo stradale riduce avvallamenti, ristagni d’acqua e future rotture dell’asfalto. • La ricostruzione corretta di marciapiedi e percorsi pedonali restituisce sicurezza e continuità ai passaggi. • Pulizia accurata di inerti, sfridi, chiodi e residui evita danni a veicoli, bici e pedoni. • Il ripristino della segnaletica orizzontale e la rimozione della segnaletica temporanea chiudono davvero il “capitolo cantiere”. LowLight • Rattoppi frettolosi o superficiali rischiano di degradarsi in poco tempo e richiedere nuovi interventi. • Differenze visibili tra il tratto ripristinato e la pavimentazione esistente possono essere percepite come lavoro incompleto. • Se non si cura la fase finale, il quartiere può ricordare più il disagio del cantiere che il beneficio dell’intervento. ««« Previous Next »»»
- Pavimento sopraelevato per cucina e zone bar | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Pavimenti sopraelevati 22 ottobre 2025 Keywords: Pavimenti sopraelevati, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Dal punto di vista della pulizia , la gestione quotidiana dipende soprattutto dalla finitura superficiale. Un pannello con gres porcellanato si pulisce come un normale pavimento ceramico: aspirapolvere, detergenti neutri, mop o panni umidi ben strizzati. Per finiture in laminato, LVT o gomma si seguono le indicazioni specifiche, evitando prodotti troppo aggressivi o abrasivi che potrebbero opacizzare la superficie. È importante tenere sotto controllo anche la pulizia del plenum nel tempo. Sollevando alcuni pannelli in punti strategici, si possono rimuovere polvere e residui accumulati, soprattutto in ambienti con molte movimentazioni di cavi e attrezzature. In contesti sensibili (sale CED, locali tecnici) questa operazione andrebbe pianificata con cadenza periodica. Il sollevamento dei pannelli avviene tramite ventose o strumenti dedicati , evitando di forzare gli spigoli con attrezzi improvvisati che potrebbero danneggiare bordi e finiture. I pannelli tolti dovrebbero essere appoggiati su superfici pulite e protette, per non rigare il retro o la faccia a vista. Quando si rimettono in posizione, è buona norma verificare che siano ben appoggiati sui piedini, senza “ballare”. Un tema cruciale è quello dei carichi . Ogni sistema di pavimento sopraelevato ha limiti ben precisi in termini di carico concentrato e distribuito. Archivi pesanti, armadi compattabili, casseforti, macchinari o scaffalature devono essere valutati in fase di progetto: a volte è necessario aumentare la densità dei piedini, utilizzare pannelli ad alta portata o prevedere appoggi diretti su strutture sottostanti. Sovraccaricare un pavimento sopraelevato oltre i limiti porta a deformazioni, scricchiolii e, nei casi peggiori, a cedimenti. Le ruote e i sistemi di movimentazione interna (carrelli, sedie su ruote, transpallet) incidono sia sull’usura della finitura che sulle sollecitazioni al sistema. In ambienti con elevato traffico di carrelli, la scelta di finiture robuste e la verifica dei carichi dinamici è fondamentale; in uffici direzionali con sedute su ruote, finiture come LVT, gomma o gres con superficie adeguata offrono un buon compromesso tra estetica e resistenza. Nel tempo può rendersi necessario un ritensionamento o una verifica della struttura: piedini che si sono leggermente assestati, locali che hanno subito piccole deformazioni, zone dove si avvertono vibrazioni diverse. Un controllo periodico, soprattutto in ambienti molto sollecitati, permette di serrare eventuali elementi allentati e mantenere il comportamento complessivo del sistema entro i parametri previsti. Un pavimento sopraelevato ben gestito diventa un alleato della flessibilità: consente di aggiungere prese, spostare postazioni, potenziare la rete dati o l’impianto elettrico senza demolizioni, semplicemente sollevando e riposizionando pannelli secondo necessità. HighLight • La pulizia superficiale segue quella della finitura scelta (gres, LVT, moquette, gomma) senza procedure particolari. • L’accesso al plenum tramite ventose e pannelli rimovibili consente modifiche impiantistiche senza demolizioni. • Un controllo periodico di carichi, ruote, punti più sollecitati aiuta a prevenire deformazioni e cedimenti locali. LowLight • Sovraccarichi non valutati (archivi, armadi compattabili, casseforti) possono superare i limiti del sistema. • Sollevare e riposizionare i pannelli senza attenzione può rovinare bordi, incastri e finiture. • Trascurare nel tempo vibrazioni o scricchiolii può nascondere problemi strutturali della sottostruttura. ««« Previous Next »»»










