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- Pavimento in resina per interni in tonalità grigia | L'artificio
< Back Preparazione del supporto per Resine (a rullo) 24 settembre 2025 Keywords: Resine (a rullo), preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio La preparazione parte da un’analisi attenta del supporto esistente : calcestruzzo grezzo, massetto, vecchie piastrelle, vecchi rivestimenti resinosi, massetti autolivellanti. In ogni caso si valutano coesione superficiale, assorbimento, presenza di oli, grassi, residui di colle o prodotti impregnanti, eventuali umidità di risalita e crepe strutturali. Su pavimenti in calcestruzzo o massetto è spesso necessario un intervento meccanico: levigatura, pallinatura, scarifica leggera, a seconda delle condizioni. L’obiettivo è eliminare la parte superficiale debole, aprire i pori e creare una superficie omogenea su cui i primer e le resine possano aggrapparsi. Pavimenti molto lisci o con vecchie vernici lucide richiedono un’irruviditura più decisa. In presenza di oli, grassi e contaminanti (tipici di garage o officine) lo sgrassaggio è fondamentale. Detergenti alcalini, lavaggi ripetuti, risciacqui accurati ed eventuali passaggi meccanici aiutano a ridurre la contaminazione. Se l’olio è penetrato in profondità, può rendersi necessario eliminare alcuni millimetri di superficie o utilizzare primer specifici per supporti “difficili”. Le crepe e i giunti vanno valutati caso per caso. Fessurazioni da ritiro possono essere resinati o trattate con prodotti elastici, mentre giunti strutturali devono rimanere tali e non vanno “bloccati” dalla resina. In molti casi si eseguono sigillature elastiche o si ripristinano correttamente i giunti prima di stendere il ciclo di finitura. Su supporti in piastrelle , la preparazione prevede la verifica della loro adesione, l’eventuale sostituzione di piastrelle staccate, la pulizia profonda delle fughe e un’irruviditura meccanica, oltre all’utilizzo di primer di adesione specifici. L’obiettivo è trasformare una superficie liscia e compatta in una base “presa” per la resina. La scelta del primer è l’ultimo tassello della preparazione: epossidico, acrilico, poliuretanico, a solvente o all’acqua, con o senza cariche. Serve a consolidare il supporto, uniformare l’assorbimento e creare un ponte chimico tra il fondo e le mani successive. In alcuni cicli viene spolverata sabbia di quarzo sul primer fresco per migliorare l’ancoraggio degli strati successivi. Una preparazione accurata richiede tempo e attrezzatura, ma evita il problema più temuto in questo tipo di lavorazioni: vedere la resina che si stacca a “pellicola” dopo pochi mesi, non per colpa del prodotto, ma per un supporto non pronto. HighLight • Una preparazione accurata migliora in modo decisivo adesione e durata del ciclo resinoso. • La correzione di crepe, porosità e vecchie fughe evita che i difetti riemergano sotto la nuova finitura. • Primer e fondi specifici permettono di lavorare anche su superfici non perfette (piastrelle lisce, massetti porosi, vecchie pitture solide). LowLight • Supporti umidi, in movimento o con problemi strutturali non risolvono i loro difetti solo con la resina a rullo. • Saltare carteggiature, pulizie e aspirazione porta quasi sempre a distacchi, bolle e scagliature nel tempo. • Vecchi rivestimenti con cere, oli o contaminanti richiedono spesso lavorazioni extra per essere resi idonei. ««« Previous Next »»»
- Mobile in fase di restauro | L'artificio
< Back Recupero di decorazioni storiche e cornici 17 novembre 2025 Keywords: Restauri, decorazioni storiche, cornici, modanature, recupero, L'Artificio Le facciate esterne richiedono un approccio a strati. Dopo la rimozione del debolmente aderente e il ripristino degli intonaci, vengono eseguite rasature più o meno estese, armature nei punti critici e, se necessario, lavorazioni che riprendono la grana e l’aspetto originario dell’intonaco (rasature frattazzate, rigate, spatolate, ecc.). La scelta del ciclo di finitura tiene conto della traspirabilità richiesta, delle condizioni climatiche e dell’esposizione allo smog. Negli interni storici o in abitazioni con finiture di pregio, le tecniche diventano più raffinate. È spesso necessario lavorare con prodotti a calce, velature sottili, pigmenti naturali, cercando di rispettare il più possibile la lettura originaria dei muri. Dove esistono decorazioni sottostanti o stratificazioni interessanti, può essere valutata la possibilità di recuperarle in parte, anziché coprirle definitivamente. Il restauro del legno (persiane, infissi, portoni) prevede una sequenza precisa: sverniciatura o carteggiatura profonda, riparazione di parti degradate, eventuale sostituzione di elementi irrimediabilmente compromessi, trattamenti antitarlo se necessari, consolidamento e nuove finiture. Gli spigoli non vengono “affilati” in modo innaturale, ma si cerca di preservare il carattere degli elementi originali, eliminando solo il degrado funzionale. Un aspetto importante è la gestione delle differenze tra vecchio e nuovo . Nelle zone dove l’intonaco è stato rifatto o il legno sostituito, il rischio è creare stacchi troppo evidenti. Tecniche di velatura, spatolate sottili, micro-stucchi cromatici e piccoli passaggi di invecchiamento controllato permettono di accompagnare queste transizioni, rendendo l’insieme più armonico pur mantenendo leggibile, quando richiesto, la storia dell’edificio. Le decorazioni e cornici vengono trattate con particolare delicatezza. Rimozioni meccaniche troppo aggressive possono cancellare dettagli che non torneranno più; per questo spesso si preferiscono interventi graduali: puliture con prodotti specifici, micro-stuccature, reintegrazioni puntuali, ritocchi cromatici che restituiscono leggibilità senza creare un effetto “nuovo finto antico”. In tutti questi casi la tecnica non è mai fine a sé stessa: serve a trovare un equilibrio tra conservazione, sicurezza, estetica e funzionalità. Un restauro professionale è riconoscibile proprio da questo equilibrio, non da un “effetto nuovo” uniforme che cancella la storia dell’edificio. HighLight • Interventi localizzati permettono di salvare il più possibile del materiale originale, sostituendo solo il necessario. • Tecniche di ripristino stratificate (rinzaffi, intonaci compatibili, rasature, finiture) ricostruiscono correttamente la sezione della parete. • È possibile integrare nuovi materiali “in tono” con l’esistente, senza stacchi netti tra vecchio e nuovo. • Metodi poco invasivi riducono il rischio di danneggiare ulteriormente supporti fragili o decorazioni esistenti. LowLight • Interventi troppo aggressivi (sabbiature pesanti, demolizioni non selettive) possono compromettere irreversibilmente l’originale. • Lavorazioni lente e a piccoli passi incidono sui tempi di cantiere rispetto a un semplice rifacimento totale. • Rimediare a vecchi interventi sbagliati è spesso più complesso che lavorare su superfici mai toccate. ««« Previous Next »»»
- Armadio camera rivestito con pellicola finto legno | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Laminati morbidi per mobili 27 ottobre 2025 Keywords: Laminati morbidi per mobili, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio In questo articolo facciamo chiarezza su come prendersi cura dei mobili rivestiti con pellicole. Partiamo dai detergenti: il miglior alleato è un panno in microfibra leggermente inumidito con acqua e un po’ di detergente neutro. Prodotti troppo aggressivi, sgrassatori puri o spugne abrasive non sono una buona idea, rischiano di opacizzare la superficie, soprattutto su finiture super-matt e su effetti lucidi. Parliamo di macchie tipiche in cucina: schizzi di sugo, olio, caffè, impronte vicino alle maniglie. Il segreto è intervenire il prima possibile con una pulizia delicata, senza strofinare in modo eccessivo. In bagno consigliamo di arieggiare spesso per evitare condensa prolungata sui mobili. Per quanto riguarda gli urti come colpo secco di pentola o di sedia, possono segnare qualsiasi superficie ed importante verificare se il danno è solo estetico o se ha coinvolto anche il supporto. Se il danno è localizzato è possibile intervenire con una riparazione veloce, ad esempio con il rivestimento di una singola anta. È uno dei vantaggi di questa soluzione: si può agire su un pezzo senza dover smontare l’intero arredo. Dedichiamo poi un paragrafo alle abitudini quotidiane che allungano la vita del rivestimento: evitare di appoggiare pentole roventi vicino ai bordi, non usare cutter o coltelli direttamente sui piani rivestiti, fare attenzione a oggetti molto appuntiti trascinati contro le ante. Non sono divieti, ma buone pratiche che spesso valgono per qualsiasi mobile, rivestito o meno. Chiudiamo con una mini guida per ambienti diversi: in cucina suggeriamo tonalità e finiture più pratiche ad esempio legni medi o grigi materici che nascondono meglio piccoli segni, in camera da letto e zona living ci si può permettere superfici più lisce e chiare. Il messaggio finale è semplice: con poche attenzioni i laminati morbidi per mobili restano belli e funzionali per anni. HighLight • Le superfici rivestite si puliscono facilmente con detergenti neutri e panni morbidi. • Il laminato protegge il supporto da graffi leggeri, piccoli urti e sporco quotidiano. • In caso di danneggiamenti localizzati è possibile intervenire su singole ante o pannelli senza smontare tutto l’arredo. LowLight • Prodotti troppo aggressivi, solventi o spugne abrasive possono rovinare in modo permanente la finitura. • Tagli profondi, urti molto forti o bruciature non sono riparabili solo con la pulizia e richiedono sostituzione della pellicola. • Alcune finiture molto opache evidenziano maggiormente segni di unto e impronte se non pulite con regolarità. ««« Previous Next »»»
- Muretto del bagno rivestito in travertino | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Decorazioni materiche 10 novembre 2025 Keywords: Decorazioni materiche, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Questo articolo è pensato per chi ha già scelto una decorazione materica o ci sta pensando ma teme la manutenzione. Partiamo sfatando un mito: non esiste una superficie che non si sporca mai, ma esistono superfici che si puliscono meglio e che si ripristinano senza drammi. Le decorazioni materiche sono tipicamente porose ma esistono diverse finiture protettive con cere, vernici o resine trasparenti. Le prime sono perfette in ambienti più “calmi”, dove si vuole un effetto molto naturale; le seconde sono indicate in zone di passaggio, corridoi, scale e vicino ai punti di contatto frequenti (interruttori, schienali di sedie, testate del letto), le ultime offrono il massimo livello di protezione ma incidono molto sulla riflettanza naturale della parete. Entriamo nel dettaglio dei prodotti consigliati per la pulizia: panni in microfibra, detergenti neutri, acqua tiepida e poche gocce di prodotto specifico. Invece è meglio evitare: spugne abrasive, solventi, candeggina, prodotti multiuso troppo aggressivi che possono opacizzare o macchiare la superficie. Piccoli incidenti domestici: strisciate lasciate da borse o scarpe, segni di matita o penna, macchie di cibo. Se le superfici sono trattate con protettivi i segni lievi vengono puliti con facilità anche dal cliente, senza bisogno di un intervento extra. Per danni più marcati proponiamo modalità di intervento per un ripristino localizzato. Soprattutto sulle decorazioni materiche è importante non improvvisare: certe correzioni fatte a caso si notano più del difetto iniziale. Infine, affrontiamo il tema dell’invecchiamento naturale: una decorazione materica, col tempo, può prendere una patina che spesso la rende ancora più interessante. Per riconoscere la differenza tra un invecchiamento “bello” e un degrado vero e proprio, suggeriamo intervalli indicativi per controlli e, se necessario, per stendere una nuova protezione superficiale. L’obiettivo è far capire che prendersi cura di queste superfici non è complicato, basta sapere come farlo. HighLight • Molte finiture materiche possono essere pulite con detergenti neutri e panni morbidi senza procedure complesse. • È spesso possibile intervenire con ritocchi localizzati senza rifare l’intera parete. • Le versioni protette con vernici o cere specifiche tollerano meglio urti leggeri e sporco quotidiano. LowLight • Prodotti troppo aggressivi o abrasivi possono rovinare la texture e lucidare in modo irregolare la superficie. • Colori molto scuri o effetti molto marcati tendono a evidenziare di più polvere e piccoli segni. ««« Previous Next »»»
- Cornice decorativa bianca installata su parete scura | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Velette e Cornici Decorative 17 novembre 2025 Keywords: Velette e Cornici Decorative, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Quando si parla di velette e cornici decorative si entra in un mondo dove materiali leggeri e sistemi tecnici lavorano insieme. Le velette sono generalmente realizzate in cartongesso, sostenute da una struttura metallica leggera; permettono di creare ribassamenti, gole per luce indiretta, gradini tra una zona e l’altra, incassi per tende e binari. Il cartongesso è il materiale ideale perché si modella facilmente, è leggero, si raschia e si pittura come le pareti, e ospita senza problemi impianti elettrici e strip LED. Le cornici decorative possono invece essere in gesso tradizionale, in poliuretano/polistirene ad alta densità, in legno o in materiali compositi. Le cornici in gesso hanno un fascino classico, sono pesanti ma molto precise nei dettagli, e richiedono una posa più “artigianale”. Le versioni in poliuretano o polistirene sono molto più leggere, facili da tagliare e da incollare, e si prestano bene sia a profili minimal sottili sia a modanature più lavorate in stile classico. Il poliuretano tecnico di buona qualità, una volta pitturato, è quasi indistinguibile dal gesso, ma offre alcuni vantaggi pratici: resiste meglio alle microfessurazioni dovute ai movimenti del supporto, pesa meno e si installa con colle specifiche senza caricare troppo le murature. Per ambienti dove si prevedono urti o contatti (ad esempio parte bassa di una boiserie in finto telaio), entrano in gioco anche cornici in MDF o legno , più robuste e adatte a essere carteggiate e riverniciate nel tempo. Sul fronte delle finiture , velette e cornici vengono spesso tinteggiate con la stessa pittura del soffitto o della parete, per un effetto più discreto. In altri casi si lavora per contrasti: cornici bianche su pareti colorate, profili sottili in tinta più scura, velette con sottosoffitto leggermente diverso dal resto del soffitto per creare un “effetto scatola” più avvolgente. Pitture opache donano un aspetto più elegante e nascondono meglio piccole imperfezioni, mentre le finiture leggermente satinate restituiscono una luce più morbida e pulita sui profili. Va considerata anche la compatibilità con l’illuminazione . Le velette che ospitano strip LED richiedono materiali e finiture stabili al calore e alla luce: cartongesso adeguatamente preparato, profili in alluminio per il dissipamento, pitture che non ingialliscano nel tempo. Le cornici che incorniciano luce indiretta o “cieli luminosi” devono mantenere geometrie pulite, senza deformazioni o giunte evidenti. La scelta del materiale non è mai solo estetica: dipende dall’altezza del locale, dal tipo di supporto, dalla presenza di impianti da nascondere, dallo stile dell’ambiente (classico, moderno, minimale) e dal budget disponibile. Un profilo semplice in poliuretano, una veletta in cartongesso ben progettata o una cornice in gesso lavorata possono dare tre interpretazioni completamente diverse dello stesso soffitto. HighLight • Permettono di integrare luci, tende, passaggi impianti e cambi di quota con un risultato pulito. • Ampia scelta di profili: lineari, sagomati, minimal, classici, con o senza gole luminose. • Possono essere tinteggiati come le pareti o evidenziati con colori e finiture diverse. • Aiutano a raccordare soffitti irregolari, travi a vista e strutture esistenti in un unico disegno coerente. LowLight • Profili troppo elaborati o fuori scala possono appesantire visivamente gli ambienti. • Materiali non adatti all’umidità o a forti dilatazioni rischiano fessurazioni e deformazioni. • Cornici e velette molto caratterizzate possono limitare future scelte di illuminazione e arredo. ««« Previous Next »»»
- Posizionamento pavimento da esterni | L'artificio
< Back Finiture per esterni in climi umidi 5 dicembre 2025 Keywords: Esterni, finiture esterne, climi umidi, silossani, silicati, L'Artificio Il cuore di ogni facciata è l’intonaco . Nelle costruzioni più datate si trovano spesso intonaci a calce, più traspiranti e morbidi, mentre negli edifici più recenti sono diffusi intonaci cementizi o premiscelati specifici per esterni. La natura del supporto influenza la scelta dei cicli successivi: su intonaci a calce ha senso restare su sistemi compatibili e traspiranti, mentre su supporti cementizi si possono adottare prodotti più tecnici, purché ben ancorati. Le pitture da esterno si dividono grossomodo in alcune famiglie principali. Le pitture acriliche sono versatili, di facile applicazione e con buona resistenza ai raggi UV; le silossaniche abbinano traspirabilità e idrorepellenza, risultando molto interessanti in contesti urbani, dove smog e piogge insistenti mettono alla prova le superfici. Le pitture ai silicati e a calce, più minerali, offrono un aspetto opaco e “profondo”, particolarmente adatto a edifici storici o di pregio, con ottime prestazioni in termini di traspirazione. Per zone molto esposte, oppure in presenza di supporti difficili (vecchi rivestimenti, cappotti, superfici microfessurate), entrano in gioco rivestimenti continui più strutturati: intonachini colorati, rivestimenti acrilici o silossanici in pasta, rasanti armati con reti e finiture ad alto spessore. Questi cicli aiutano a mascherare microfessure e a proteggere il sistema di fondo, riducendo il rischio di cavillature a vista. Non vanno dimenticati i muretti, le recinzioni, i corpi scala esterni, i parapetti , spesso trattati come elementi secondari ma molto esposti all’acqua e allo sporco. Anche qui la scelta di materiali resistenti – pitture murali per esterni, rivestimenti plastici, smalti per parti metalliche – contribuisce a dare continuità estetica e funzionale al fronte dell’edificio. In alcune situazioni, soprattutto su edifici contemporanei, si combinano finiture diverse: intonaco pitturato abbinato a fasce in rivestimento materico, elementi in pietra ricostruita, doghe effetto legno o pannelli architettonici. Questi inserimenti vanno però gestiti con attenzione, rispettando i dettagli di raccordo e le dilatazioni, per evitare infiltrazioni e distacchi. La scelta del materiale per gli esterni dovrebbe sempre considerare: tipo di supporto, esposizione, contesto urbano o rurale, livello di manutenzione sostenibile nel tempo e stile dell’architettura . Un prodotto di alta gamma, ma fuori contesto o non compatibile con l’esistente, difficilmente darà i risultati attesi. HighLight • Ampia scelta di pitture e rivestimenti: acriliche, silossaniche, ai silicati, a calce, intonachini e rivestimenti a spessore. • Possibilità di combinare finiture diverse (intonaco, fasce materiche, pietre, elementi architettonici) in un unico progetto coerente. • Prodotti specifici per esterno migliorano resistenza a pioggia, smog, raggi UV e sbalzi termici. • Zoccolature, muretti e elementi secondari possono essere trattati in modo coordinato al resto della facciata. LowLight • La scelta di materiali non compatibili con l’intonaco esistente può portare a distacchi e cavillature precoci. • Finiture molto strutturate o troppo “chiuse” possono trattenere maggiormente sporco e inquinanti. • Prodotti sbagliati in contesti molto umidi o marini possono invecchiare male e richiedere interventi anticipati. ««« Previous Next »»»
- Botola di ispezione su controsoffitto in cartongesso | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Controsoffitti e contropareti 21 novembre 2025 Keywords: Controsoffitti e contropareti, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Dal punto di vista della pulizia , controsoffitti e contropareti in cartongesso si comportano in modo simile alle pareti tradizionali tinteggiate. Per la manutenzione ordinaria è sufficiente una spolveratura occasionale e, se necessario, la pulizia mirata di zone soggette a sporco con panni morbidi e detergenti neutri, compatibili con il tipo di pittura utilizzata. Nei casi di controsoffitti molto alti, le operazioni vengono eseguite con bastoni telescopici o attrezzature adeguate. Nel tempo possono comparire microfessurazioni in corrispondenza di giunti, cambi di struttura o punti particolarmente sollecitati (ad esempio dove il solaio è soggetto a piccoli movimenti). Queste crepe di solito sono di natura estetica e vengono gestite con interventi di stuccatura e ritinteggiatura localizzati, previa verifica che non vi siano problemi strutturali sottostanti. Per controsoffitti e contropareti che nascondono impianti importanti , la manutenzione passa anche dalla corretta gestione delle botole e dei pannelli ispezionabili. È essenziale che questi accessi siano stati progettati e installati fin dall’inizio nei punti giusti: collegamenti elettrici, valvole, giunti di ventilazione, apparecchiature. In questo modo gli interventi di manutenzione impiantistica possono avvenire senza dover demolire o danneggiare il rivestimento. In ambienti soggetti a umidità, vapori o sbalzi termici , come bagni, cucine professionali o locali tecnici, è consigliabile un controllo periodico dello stato delle superfici: eventuali aloni, rigonfiamenti o distacchi possono segnalare problemi di condensa o infiltrazioni da risolvere tempestivamente. Lastre idonee e cicli di pittura corretti riducono notevolmente questo tipo di rischio, ma la vigilanza resta importante. La ritinteggiatura programmata rappresenta spesso il momento in cui controsoffitti e contropareti vengono riportati a nuovo. Con l’occasione è possibile verificare lo stato della rasatura, correggere eventuali imperfezioni e aggiornare il colore per allineare l’ambiente a nuove scelte di arredo. La presenza di contropareti, velette e nicchie può diventare un punto di forza, offrendo superfici perfette per giochi di colore e luce. HighLight • Le superfici si gestiscono come normali pareti tinteggiate: pulizia leggera e ritocchi dove serve. • Botole e pannelli ispezionabili permettono di accedere a impianti e collegamenti senza demolire. • Eventuali crepe o urti localizzati possono essere ripristinati con cicli di stuccatura e nuova tinteggiatura. LowLight • In caso di infiltrazioni dall’alto, le lastre possono gonfiarsi e richiedere sostituzione. • Urti forti in zone non rinforzate (ad esempio con manici, mobili, carichi) possono sfondare la lastra. • Piccole fessurazioni ricorrenti indicano problemi di struttura o movimenti non gestiti a monte. ««« Previous Next »»»
- Facciata di un palazzo in stile architettonico moderno | L'artificio
< Back Proteggere le superfici esterne da smog e pioggia 24 dicembre 2025 Keywords: Esterni, smog, pioggia, protezione facciate, idrorepellenti, L'Artificio L’applicazione di pitture e rivestimenti esterni inizia dalla gestione del cantiere : ponteggi, trabattelli o piattaforme devono permettere di raggiungere ogni punto della facciata in sicurezza e con sufficiente libertà di movimento. Questo incide direttamente sulla qualità della stesura, perché lavorare “arrampicati” o in equilibrio precario porta quasi sempre a passaggi frettolosi e irregolari. Le condizioni climatiche sono un parametro chiave: temperature troppo basse o troppo alte, pioggia, forte umidità o vento intenso possono compromettere la polimerizzazione dei prodotti, generare aloni, screpolature, essiccazioni superficiali troppo rapide. Per questo si pianificano le fasi di lavoro scegliendo periodi e orari compatibili con le indicazioni dei produttori. Le pitture da esterno vengono spesso applicate in due mani piene , talvolta precedute da una mano di sottofondo pigmentato o da un rivestimento a spessore. La stesura può avvenire a rullo e pennello, oppure a spruzzo airless con successivo rullaggio per uniformare la texture. Le mani vanno distribuite in modo regolare, lavorando sempre “fresco su fresco” quando si chiudono grandi campiture, per evitare differenze di tono tra riprese. Nel caso di intonachini e rivestimenti plastici in pasta, la tecnica cambia: il prodotto viene steso a frattazzo inox e rifinito con frattazzo di plastica, con movimenti circolari o lineari a seconda della grana. La continuità del gesto e la dimensione delle porzioni lavorate fanno la differenza: fermarsi a metà parete, per poi riprendere in un secondo momento, crea quasi sempre stacchi visibili. Particolare attenzione viene dedicata ai dettagli : contorni di finestre, davanzali, sottobalconi, elementi metallici, gronde, discendenti. Qui entrano in gioco nastri da esterno, protezioni in plastica e tagli a pennello precisi. Una facciata può avere il miglior rivestimento, ma se attorno alle aperture il lavoro è impreciso, l’occhio cade subito sui difetti. Nei contesti dove sono presenti colori intensi o contrasti marcati , la gestione delle giunzioni è ancora più delicata. Una buona tecnica prevede la definizione di linee nette, a volte con l’ausilio di profili o piccoli scansi studiati in fase di rasatura, in modo che il cambio di tonalità non dipenda solo da un bordo di nastro. Una posa professionale si riconosce da omogeneità di tono, assenza di “nuvole” e aloni, dettagli curati attorno alle finestre, nessuna colatura e nessuna pennellata visibile . La facciata appare pulita, coerente, senza punti che tradiscono fretta o improvvisazione. HighLight • Gestire correttamente rulli, pennelli e spruzzo consente di ottenere finiture uniformi su superfici ampie. • Lavorare in condizioni climatiche adeguate riduce il rischio di aloni, screpolature e essiccazioni troppo rapide. • Tecniche corrette sui rivestimenti a spessore evitano stacchi visibili tra riprese e differenze di grana. • Cura dei dettagli (sottobalconi, davanzali, contorni finestre) migliora nettamente la percezione del lavoro finito. LowLight • Applicazioni in pieno sole, con vento forte o con temperature fuori range aumentano i difetti di film. • Riprese mal gestite su pareti lunghe generano “pezze” di tono difficili da mascherare. • Dettagli trascurati attorno a serramenti e pluviali fanno sembrare improvvisato anche un buon materiale. ««« Previous Next »»»
- Persiana in legno restaurata | L'artificio
< Back Colori, stile e integrazione con la facciata 18 dicembre 2025 Keywords: Persiane e scuri in legno, materiali, finiture, legno lamellare, vernici esterne, L'Artificio Nelle zone storiche, il colore delle persiane è spesso regolato da tradizioni locali o da indicazioni comunali . Toni di verde, marrone, grigio, blu o tinte più polverose si sono consolidati nel tempo, creando continuità tra edifici diversi. Inserirsi in questo contesto con colori troppo lontani rischia di far percepire l’intervento come fuori luogo, anche se tecnicamente ben eseguito. In molti casi, la scelta migliore è lavorare con palette neutre o leggermente smorzate : verdi non troppo saturi, marroni caldi, grigi morbidi, blu profondi. Questi toni resistono meglio alla luce nel tempo e si abbinano con facilità a tinte di facciata esistenti o rinnovate. Nei contesti più contemporanei, persiane e scuri in legno possono diventare un elemento di contrasto controllato : colori scuri su facciate chiare, oppure viceversa, per enfatizzare aperture, ritmi e proporzioni. Anche in questi casi, però, conviene limitare il numero di colori in gioco: facciata, serramenti e persiane dovrebbero dialogare tra loro, non competere. La finitura superficiale influisce a sua volta sulla percezione: legni lasciati a poro aperto, con venatura visibile, creano un effetto più caldo e “materico”; smalti coprenti opachi o satinati spostano il risultato verso un linguaggio più pulito e grafico. In alcuni progetti si scelgono volutamente persiane in legno con colore simile alla facciata, così da farle “sparire” visivamente; in altri si usa il colore per disegnare chiaramente l’ordine delle aperture. Anche la luce e l’orientamento giocano il loro ruolo: colori molto scuri su facciate esposte a sud si scaldano di più, mentre toni chiarissimi su pareti in ombra possono risultare freddi e anonimi. Valutare la facciata alla luce reale , magari con campioni di dimensione adeguata, aiuta a evitare sorprese. Infine, persiane e scuri dovrebbero dialogare con pavimentazioni, ringhiere, inferriate, porte d’ingresso . Coordinare almeno alcuni elementi (ad esempio persiane e portoncino nello stesso tono, o persiane e ringhiere in colori affini) restituisce coerenza anche in facciate articolate. HighLight • Colori ben scelti per persiane e scuri valorizzano architettura e proporzioni della facciata. • Palette neutre o smorzate resistono meglio nel tempo e si abbinano facilmente a materiali e intonaci esistenti. • La combinazione tra finiture trasparenti e smalti coprenti permette di calibrare il carattere, dal più tradizionale al più contemporaneo. • Prove colore su campioni reali, viste in diverse ore del giorno, evitano scelte basate solo sulla mazzetta. LowLight • Tinte troppo vivaci o fuori contesto possono stancare rapidamente e entrare in conflitto con il resto dell’edificio. • Colori scuri in esposizioni estreme accentuano assorbimento di calore e dilatazioni del legno. • Troppe tonalità diverse su infissi, persiane, ringhiere e facciata generano facilmente un effetto disordinato. ««« Previous Next »»»
- Quadro realizzato con moss e piante stabilizzate | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Pareti verticali 7 novembre 2025 Keywords: Pareti verticali, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Una volta preparato il supporto, la posa della parete verticale segue una logica precisa. Il primo passo è un disegno in pianta e in prospettiva, i punti focali (ingresso, reception, divano, scrivania), eventuali tagli attorno a porte, televisori, loghi aziendali. La parete verde non è un tappeto da srotolare, o una carta da parati, ma un elemento progettato che deve dialogare con ciò che lo circonda. Passiamo poi al fissaggio dei pannelli o dei telai, questo in base ai supporti presenta diverse soluzioni, ad esempio sistemi a ganci, profili perimetrali, pannelli avvitati e soluzioni magnetiche. Ogni sistema ha i suoi utilizzi, in ambienti dove è probabile dover accedere a ispezioni interne possono essere utili moduli facilmente smontabili, mentre in altri contesti sono preferibili pannelli più stabili e definitivi. Entriamo nel dettaglio della gestione delle giunte: è importante saper accostare due pannelli di moss per non vedere stacchi netti, come si miscelano manualmente ciuffi di muschio per cancellare la linea di giunta e come integrare piante artificiali per evitare ripetizioni troppo regolari. Qui l’occhio artigiano è fondamentale, si tratta spesso di togliere, spostare, integrare per ottenere un risultato naturale. Un paragrafetto è dedicato alle zone critiche: prese elettriche, pulsanti, tv a parete, nicchie, angoli sporgenti o rientranti. Bisogna tener conto dei tagli precisi, come rifinire i bordi del moss attorno a questi elementi e come si mantenere accessibili prese e comandi senza rovinarne l’estetica. Raccontiamo infine l’ultimo controllo di insieme: distanza di osservazione, correzione di eventuali vuoti, ridefinizione di qualche ciuffo di verde per bilanciare visivamente la composizione. Una parete verticale ben posata deve risultare naturale, senza moduli a vista e senza punti dove il rivestimento sembra tirato o troppo compresso. Chiudiamo sottolineando un aspetto spesso dimenticato: la posa pulita. Una buona installazione prevede protezioni adeguate, gestione di polveri e residui minimi e riconsegna di un ambiente ordinato, pronto per essere vissuto e fotografato appena terminati i lavori. HighLight • Un sistema di irrigazione ben progettato garantisce apporti d’acqua costanti e controllati alle piante. • Strutture modulari ben ancorate permettono ispezioni e interventi senza demolire la parete. • La corretta stratigrafia (supporto, pannelli, substrato, piante) migliora stabilità e durata dell’impianto. • L’integrazione con sensori e centraline semplifica la gestione in ambienti poco presidiati. LowLight • Installazioni improvvisate, senza una logica d’irrigazione e drenaggio, aumentano il rischio di marciumi e perdite. • La complessità degli impianti può richiedere la presenza di tecnici qualificati in caso di guasti. • Errori nella densità di piantumazione portano a zone troppo piene e altre spoglie nel giro di pochi mesi. ««« Previous Next »»»










