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- Facciata di una casa appena ristrutturata con tonalità bianco e verde | L'artificio
< Back Cicli di tinteggiatura traspiranti per facciate 24 settembre 2025 Keywords: Esterni, tinteggiature esterne, traspirabilità, facciate, cicli pittorici, L'Artificio La prima fase è una diagnosi accurata . Sulle facciate e sui muretti vengono ricercati intonaci che suonano a vuoto, crepe, fessurazioni passanti, rigonfiamenti, zone con efflorescenze bianche, aloni d’umidità, vecchie tinte sfogliate o pellicole troppo chiuse. Ogni anomalia indica cause diverse: dilatazioni strutturali, infiltrazioni d’acqua, cicli non compatibili, mancanza di traspirazione. Si procede quindi con la rimozione del debolmente aderente : vecchie pitture che si sfogliano, rappezzi mal eseguiti, intonaci distaccati. Questa fase è spesso la più impegnativa e meno “spettacolare”, ma è quella che evita distacchi futuri. Dove l’intonaco risulta compattato e sano viene mantenuto; dove presenta problemi viene demolito fino al supporto solido. Le crepe vengono valutate e trattate in modo differenziato: cavillature superficiali possono essere gestite con cicli elastici e rasature armate, mentre fessure strutturali o giunti tra parti diverse dell’edificio richiedono sistemi che consentano il movimento (reti, profili specifici, sigillature elastiche). Chiudere tutto rigidamente con una pittura coprente, nel tempo, porta quasi sempre al ritorno del difetto. Un’altra criticità frequente è l’umidità : risalita dal basso, infiltrazioni da coperture, balconi o davanzali, condense superficiali in corrispondenza di ponti termici. Efflorescenze saline, intonaci che si sfogliano alla base, macchie persistenti segnalano la necessità di interventi più mirati: raschiatura di zone ammalorate, utilizzo di intonaci deumidificanti dove serve, correzioni di pendenze e sigillature su balconi e davanzali. Dopo la sistemazione dei punti critici, si procede a rasature e uniformazioni . L’obiettivo è riportare la superficie a una condizione omogenea, evitando “scalini” tra vecchio e nuovo. Rasanti compatibili con il supporto, magari armati con reti in fibra di vetro nei punti strategici, aiutano a prevenire cavillature e a creare una base regolare per gli strati successivi. Infine, l’applicazione di un fondo adeguato (fissativo, primer, aggrappante, a seconda del sistema scelto) stabilizza l’assorbimento e migliora l’adesione delle pitture o dei rivestimenti. Su supporti molto assorbenti si usano fissativi consolidanti; su rivestimenti esistenti, primer di adesione; su cicli minerali, prodotti specifici compatibili con calce e silicati. HighLight • La rimozione del debolmente aderente riduce il rischio di distacchi e rigonfiamenti negli anni successivi. • Il trattamento differenziato di crepe, cavillature e fessurazioni strutturali evita soluzioni “tappabuchi” destinate a riaprirsi. • Rasature e uniformazioni permettono di ottenere superfici omogenee, pronte per cicli protettivi più performanti. • L’uso di fondi e primer adeguati stabilizza assorbimenti e migliora l’adesione dei prodotti di finitura. LowLight • È una fase spesso lunga e poco “spettacolare”, ma indispensabile: limitarla compromette l’intero lavoro. • Umidità di risalita, infiltrazioni da balconi o coperture non risolte riporteranno in superficie i problemi nel tempo. • Interventi parziali e non coerenti (pezze isolate) possono creare disuniformità visive e di comportamento. ««« Previous Next »»»
- Installazione lastra di controsoffitto | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Controsoffitti e contropareti 19 dicembre 2025 Keywords: Controsoffitti e contropareti, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Il materiale più utilizzato per controsoffitti e contropareti è il cartongesso , formato da lastre in gesso rivestito montate su una struttura metallica leggera. È una soluzione estremamente versatile: permette di realizzare superfici piane, velette, ribassamenti, nicchie, strutture curve e integrazioni con led e faretti. In funzione delle esigenze, le lastre possono essere standard, idrorepellenti per zone umide, o specifiche per la resistenza al fuoco. In contesti più tecnici o dove servono elevate prestazioni, entrano in gioco lastre in fibrogesso o sistemi compositi con pannelli ad alta densità. Questi materiali offrono maggiore robustezza, migliori prestazioni acustiche e, in alcuni casi, una migliore tenuta agli urti, utili in corridoi, spazi pubblici, aree di passaggio intenso e ambienti dove si prevede l’ancoraggio di elementi pesanti (pensili, apparecchiature, corpi illuminanti di grandi dimensioni). Un capitolo importante riguarda i sistemi fonoassorbenti . Pannelli microforati, doghe e lastre con fori o fresature specifiche, abbinati a materassini acustici posti dietro la superficie, contribuiscono a ridurre il riverbero e migliorare il comfort sonoro. In ristoranti, uffici open space, aule e sale riunioni, l’impiego di controsoffitti fonoassorbenti cambia in modo concreto la percezione dell’ambiente, rendendo le conversazioni più chiare e riducendo il rumore diffuso. Per i controsoffitti ispezionabili, vengono spesso utilizzati sistemi a moduli : pannelli in cartongesso, fibra minerale, metallo o materiali compositi appoggiati o agganciati a una struttura a vista. Queste soluzioni permettono di accedere facilmente agli impianti soprastanti, risultando molto pratiche in uffici, negozi e spazi dove le modifiche agli impianti sono frequenti. Quanto alle finiture , controsoffitti e contropareti possono essere tinteggiati con pitture opache o satinate, rivestiti con carte da parati, pannelli decorativi in legno, tessuti tesi o elementi tridimensionali. Un controsoffitto bianco opaco si presta a passare completamente in secondo piano, mentre una controparete può diventare protagonista grazie a colori intensi, tagli di luce e materiali in contrasto con il resto della stanza. La scelta del sistema giusto dipende da molti fattori: altezza disponibile, presenza di impianti, esigenze acustiche, stile dell’arredo, possibilità di manutenzione nel tempo. Valutare queste variabili in fase di progetto permette di trasformare controsoffitti e contropareti da semplici “coperture” a veri strumenti di progettazione degli interni. HighLight • Permettono di integrare impianti, illuminazione e passaggi tecnici senza demolire le strutture esistenti. • Ampia scelta di lastre: standard, idro, antincendio, acustiche, ad alta durezza superficiale. • Finiture lisce e continue che si tinteggiano come normali pareti e soffitti. • Possibilità di creare velette, gradini, tagli di luce e volumi decorativi oltre alla semplice “chiusura”. LowLight • Riducendo le altezze interne, possono rendere più “bassotti” ambienti già contenuti. • Le lastre standard sono sensibili all’umidità se utilizzate dove non sono previste. • Una scelta errata tra lastre normali, idro o REI può creare problemi di prestazioni nel tempo. ««« Previous Next »»»
- Dettaglio carta da parati floreale | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Carte da parati 10 settembre 2025 Keywords: Carte da parati, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Il primo elemento da valutare è il supporto . Le carte in vinilico su tessuto non tessuto (TNT) sono tra le più diffuse: il lato a vista è rivestito da uno strato vinilico che rende la superficie più resistente, lavabile e adatta anche ad ambienti come cucine e bagni (fuori dal diretto contatto con l’acqua); il retro in TNT facilita posa e rimozione, perché la colla viene applicata direttamente a parete e i teli sono più stabili. Le carte su semplice supporto carta hanno un aspetto più tradizionale e richiedono pareti molto ben preparate; sono adatte soprattutto a zone poco sollecitate, come camere e soggiorni. Esistono poi carte da parati in fibra di vetro o materiali tecnici specifici, pensate per zone critiche come bagni e docce, dove vengono abbinate a resine protettive e cicli impermeabilizzanti. In questo caso la carta diventa un vero rivestimento murale, in grado di sopportare umidità e schizzi se correttamente protetta da finiture idonee. Le finiture superficiali variano da lisce e setose a leggermente strutturate. Texture come lino, tessuto, trama fine o rilievi appena accennati contribuiscono a dare profondità al disegno e a migliorare la percezione del colore, oltre a mascherare in parte piccole irregolarità del supporto. Superfici più lisce restituiscono invece dettagli molto definiti, ideali per motivi grafici sottili, testi o soggetti fotografici. Sul fronte dei disegni , la scelta spazia dai pattern micro (piccoli motivi ripetuti in modo regolare) alle grandi grafiche panoramiche, pensate per coprire intere pareti con un unico soggetto. Motivi botanici, texture astratte, effetti cemento o boiserie disegnate, geometrie in stile anni ’60 o linee essenziali: ogni collezione propone temi diversi che si prestano a stili d’arredo contemporanei, classici, minimal o eclettici. Molte aziende offrono anche la possibilità di adattare la grafica alle misure precise della parete, riducendo i tagli e migliorando l’impatto complessivo. Un aspetto da non trascurare è la resa del colore in relazione alla luce presente. Carte con fondi scuri e motivi contrastati risultano molto scenografiche ma richiedono ambienti ben illuminati, mentre fondi chiari con disegni più morbidi si adattano meglio a stanze di dimensioni ridotte o con luce naturale limitata. La scelta del materiale e del disegno non è mai solo questione estetica: dipende dal tipo di stanza, dall’esposizione alla luce, dal livello di utilizzo quotidiano e dalla volontà di avere una carta come protagonista o come sfondo discreto. Conoscere queste differenze aiuta a individuare la soluzione più adatta, evitando acquisti d’impulso che poi si rivelano poco pratici nella vita di tutti i giorni. HighLight • Disponibile in molte varianti: vinilica, TNT, fibra di vetro, carte tecniche per bagni e cucine. • Permette effetti decorativi complessi (pattern, texture, finte boiserie, panoramiche) con spessori minimi. • Le versioni lavabili e spazzolabili sono adatte anche ad ambienti molto vissuti. • Le carte tecniche su supporto rinforzato possono aiutare a mascherare piccole microfessurazioni. LowLight • Alcuni supporti più delicati non sono adatti a zone umide o a contatto diretto con acqua. • Le texture molto marcate possono rendere più evidenti difetti del supporto se non ben preparato. • Pattern molto forti e caratterizzati possono stancare nel medio periodo se usati su troppe pareti. ««« Previous Next »»»
- Decorazione muraria tonalità sala in soggiorno | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Decorazioni 19 dicembre 2025 Keywords: Decorazioni, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Le tecniche base di tinteggiatura prevedono l’uso di rulli adatti al tipo di pittura e alla finitura desiderata. Per colori pieni e uniformi si preferiscono rulli a pelo medio o corto, che limitano le buccie e le rigature. La stesura avviene in due o più mani, rispettando tempi di asciugatura, con movimenti incrociati che evitano aloni e variazioni di copertura. La diluizione corretta del prodotto è fondamentale per evitare sgocciolature o stesure troppo secche. Le velature e gli effetti sfumati richiedono tecniche diverse: spugne naturali o sintetiche, stracci, tamponi, pennelli morbidi. La base viene prima uniformata con una pittura di fondo, poi il prodotto velante viene lavorato a porzioni, con gesti ampi e sovrapposizioni controllate. Le mani vengono “sfumate” tra loro per evitare stacchi netti. L’obiettivo è ottenere una texture leggera, che arricchisce il colore senza diventare pesante. Le decorazioni geometriche come le righe verticali, fasce orizzontali, quadrati, pannellature finte, vengono eseguite con l’ausilio di nastri per mascheratura di qualità, adatti alle superfici delicate. Una volta tracciate le linee con laser e matita, il nastro viene applicato con cura e la pittura stesa in più passaggi sottili. Per evitare infiltrazioni sotto il nastro è spesso utile “sigillare” il bordo con il colore di fondo, così da ottenere linee perfettamente nette quando il nastro viene rimosso. Le finiture metalliche o leggermente perlate vengono lavorate con rulli particolari o con frattazzi morbidi, a seconda del prodotto. La luce radente tende a mettere in evidenza ogni differenza di pressione o di direzione, per questo è importante mantenere un ritmo costante, lavorare superfici complete e verificare continuamente il risultato da più angolazioni, sfruttando la luce naturale e artificiale presente in ambiente. Un’attenzione particolare va ai dettagli : battiscopa, stipiti, scatole elettriche, radiatori. Il taglio a pennello lungo i bordi richiede mano ferma e una buona scelta di attrezzi; interventi frettolosi in questi punti rovinano anche la decorazione più elegante. Coperture in plastica, teli e nastri proteggono pavimenti e arredi, evitando antistetici schizzi che rischiano di trasformarsi in ore di pulizia aggiuntive. Quando le tecniche di posa sono eseguite con metodo, la decorazione non appare “forzata” o artificiale, ma entra in dialogo con la stanza, valorizzando volumi, luce e arredi senza sovraccaricare lo spazio. HighLight • L’uso corretto di nastri e mascherature permette righe, campiture e geometrie con bordi molto definiti. • Tecniche con rulli, pennelli, stencil e maschere permettono effetti ripetuti e pattern regolari su più pareti. • Una sequenza studiata di mani e asciugature riduce sbavature e differenze di tono tra una zona e l’altra. • Lavorare su campioni o bozze a parete aiuta a definire proporzioni e posizionamento prima dell’esecuzione finale. LowLight • Rimozione del nastro nei tempi sbagliati può causare strappi o bordi irregolari lungo le linee di colore. • Errori di misurazione o di allineamento nelle geometrie sono difficili da correggere senza ridipingere intere porzioni. ««« Previous Next »»»
- Revisione colori e restauro per tavolo | L'artificio
< Back Programmare la manutenzione dopo un restauro 7 gennaio 2026 Keywords: Restauri, manutenzione programmata, facciate, condomini, piano interventi, L'Artificio La definizione della palette colori parte spesso dallo studio dell’esistente: strati di intonaco affioranti, parti riparate nel tempo, vicinanza con edifici simili, vincoli paesaggistici o storici. In molti casi è possibile recuperare, almeno in parte, i toni originari o reinterpretarli in chiave attuale, mantenendo coerenza con l’identità dell’edificio. Sulle facciate , colori troppo saturi o fuori contesto rischiano di stonare con il tessuto urbano. Toni come crema, avorio, sabbia, caldo chiaro, grigio-beige, giallo paglierino smorzato e alcune varianti di rosato o mattone desaturato si integrano facilmente in molte situazioni. Le parti in rilievo – cornici, marcapiani, lesene – possono essere trattate con toni leggermente più chiari o più scuri, per valorizzarne il disegno senza creare contrasti eccessivi. Negli interni restaurati , la scelta del colore tiene conto sia dell’architettura che della vita quotidiana. Pareti molto lisce e lineari si prestano a tinte più contemporanee, mentre in presenza di cornici, nicchie e dettagli decorativi può essere interessante usare la tinta per sottolineare i volumi: ad esempio mantenendo soffitti e cornici in bianco caldo e pareti in toni neutri più pieni, oppure giocando con campiture a altezza intermedia per ridimensionare visivamente spazi molto alti. Gli elementi in legno (persiane, portoni, infissi) possono diventare dettagli caratterizzanti se declinati in tonalità coerenti con il resto dell’edificio. Verde salvia, verde scuro tradizionale, grigio fumo, marroni caldi e alcune sfumature di blu profondo sono spesso utilizzate per conferire personalità senza stonare con facciate neutre. L’abbinamento tra colore di serramenti e colore di parete contribuisce molto alla percezione finale. La luce naturale mette alla prova le scelte cromatiche durante l’arco della giornata. Colori che al campione sembrano neutri possono risultare troppo freddi o troppo caldi una volta applicati su grandi superfici. Per questo è spesso utile testare piccole campiture direttamente sul supporto, osservandole alla luce reale del mattino, del pomeriggio e della sera, prima di definire la tinta definitiva. Anche la luce artificiale, soprattutto negli interni, ha un peso notevole. Temperature di colore calde (2700–3000K) valorizzano intonaci a calce, finiture materiche e palette storiche, mentre luci troppo fredde possono creare un effetto distante e poco accogliente. L’abbinamento tra colori, materiali e luce deve essere pensato come un sistema, non come elementi separati. HighLight • Lavorare con campioni e saggi cromatici aiuta a riavvicinarsi il più possibile ai toni originali. • Leggere differenze di tono e piccole irregolarità controllate mantengono l’effetto di “autenticità” invece di un finto nuovo. • Abbinare correttamente nuove tinte a infissi, serramenti e elementi storici evita stacchi violenti tra parti vecchie e rifatte. • Patinature leggere e velature possono armonizzare integrazioni e rappezzi, rendendo la lettura più uniforme. LowLight • Colori troppo saturi o moderni rischiano di snaturare il carattere originale di facciate e interni storici. • Un uso eccessivo di effetti finti invecchiati può risultare artificiale e poco credibile. • Mancanza di documentazione e prove a campione porta facilmente a scelte cromatiche lontane dallo stato originario. ««« Previous Next »»»
- Pavimento in resina per esterni in tonalità cotto | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Resine (a rullo) 30 ottobre 2025 Keywords: Resine (a rullo), posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Una posa professionale inizia dal controllo delle condizioni ambientali : temperatura e umidità dell’aria e del supporto devono rientrare nei valori indicati dal produttore. Temperature troppo basse rallentano la polimerizzazione, mentre ambienti troppo caldi o ventilati rischiano di accelerare eccessivamente l’asciugatura, con possibili difetti di film. I prodotti bicomponenti vanno miscelati con precisione , rispettando pesi o volumi indicati. Rapporti sbagliati compromettono durezza, adesione e resistenza chimica del rivestimento. Dopo la miscelazione è necessario rispettare i tempi di induzione, quando previsti, e lavorare entro il tempo di vita utile (pot life) del materiale, senza “allungarlo” quando ha già iniziato a indurire. L’applicazione a rullo avviene in più mani , con consumi ben definiti. La prima mano viene stesa in modo uniforme, seguendo un andamento incrociato (prima in un senso, poi nell’altro), evitando accumuli e pozzette. Il rullo scelto – pelo corto, medio, specifico per resine – influisce sull’aspetto finale: una rullata corretta riduce le “pennellate” e aiuta a ottenere una superficie regolare. Tra una mano e l’altra è importante rispettare i tempi di sovraverniciabilità : applicare la mano successiva troppo presto può intrappolare solventi o acqua, troppo tardi può ridurre l’adesione interstrato, specie nei prodotti che formano film molto compatti. In alcuni casi, se vengono superate certe finestre temporali, è necessaria una leggera carteggiatura o un’accurata pulizia prima di procedere. Quando la resina a rullo prevede una finitura antiscivolo , la tecnica cambia: talvolta si spolvera quarzo sulla mano fresca e si sigilla con uno strato successivo; altre volte si utilizza direttamente una finitura additivata con micrograniglie. In entrambi i casi la distribuzione deve essere uniforme, per evitare zone lisce accanto a zone troppo ruvide. Particolare attenzione va posta alle zone di bordo : giunti, risvolti su parete, ingressi, attacchi a pavimenti diversi. In corrispondenza di portoni e serrande, ad esempio, è utile studiare bene il punto di stacco del ciclo, per evitare che ruote e cingoli lavorino proprio sul bordo del film resinoso, favorendone il distacco. Una posa curata si riconosce dalla regolarità dell’aspetto : niente “pozze” lucide e zone povere, nessun distacco in corrispondenza di crepe non trattate, nessun marcato effetto “a pelle d’arancia” dove non previsto. La resina diventa una superficie continua, tecnicamente efficace e leggibile come un vero rivestimento, non come una vernice improvvisata. HighLight • La stesura a rullo permette di coprire superfici medio-grandi in tempi relativamente contenuti. • Lavorare “bagnato su bagnato” in porzioni ben studiate riduce segni di ripresa e differenze di assorbimento. • La scelta del rullo (pelo, densità, formato) influenza molto la texture finale: più liscia o più “bucciata”. • Cicli corretti a più mani creano uno strato uniforme, senza zone troppo cariche o troppo povere di prodotto. LowLight • Movimenti disomogenei o rulli sbagliati possono lasciare aloni, righe e sovrapposizioni evidenti in controluce. • Condizioni climatiche non adatte (troppo caldo, troppo freddo, molta umidità) rendono più difficile lavorare senza difetti. ««« Previous Next »»»
- Parete tinteggiata color giallo con quadri appesi | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Tinteggiature 19 dicembre 2025 Keywords: Tinteggiature, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Il punto di partenza è la luce naturale : esposizione, dimensione delle finestre, presenza di ostacoli esterni. Stanze esposte a nord, con luce più fredda e costante, tendono a valorizzare colori caldi e neutri morbidi (sabbia, tortora chiaro, greige, beige rosati). Ambienti esposti a sud e ovest, con luce più calda e intensa, sopportano bene anche grigi chiari, bianco pulito e tonalità leggermente più fredde. Il bianco resta uno strumento potentissimo, ma non è mai “uno solo”: esistono bianchi più caldi, più freddi, più neutri. In soggiorni e camere da letto spesso funzionano meglio bianchi leggermente caldi, che si accordano con legni e tessuti; bianchi più neutri o appena freddi trovano spazio in ambienti molto moderni, magari abbinati a pavimenti effetto cemento e dettagli neri. Le tinte neutre: greige, tortora, sabbia, grigi caldi, sono ottime basi per tutta la casa: non stancano, permettono di cambiare mobili e complementi con il tempo e creano ambienti accoglienti. Su queste basi è possibile inserire pareti d’accento con colori più decisi: verde salvia, blu petrolio, grigio antracite, terracotta soft, da usare dietro testiere letto, alle spalle del divano, su pareti che incorniciano un passaggio o una zona specifica. Nei corridoi e nelle zone di passaggio, dove gli spazi sono spesso stretti e lunghi, colori troppo scuri su tutte le pareti rischiano di chiudere l’ambiente. Qui possono funzionare pareti chiare, magari con parti basse leggermente più scure o dettagli cromatici in corrispondenza di nicchie, porte, tagli di luce. La collaborazione tra colore e controsoffitti/velette permette di modellare le proporzioni: soffitti e velette più chiari delle pareti alzano visivamente l’ambiente; soffitti leggermente più scuri, oppure pareti tinte solo fino a una certa altezza, rendono più raccolte stanze molto alte. Anche la scelta di lasciare soffitti bianchi e pareti colorate contribuisce a dare respiro agli spazi. La luce artificiale completa il lavoro. Temperature di colore calde (2700–3000 K) valorizzano tinte naturali, beige, sabbie e verdi morbidi, rendendo l’ambiente più domestico. Luci neutre (3000–4000 K) si prestano a spazi di lavoro, cucine moderne, studi; luci troppo fredde, invece, tendono a irrigidire molti colori usati in casa. Quando si scelgono le tinte, è sempre utile provare i colori direttamente sulle pareti , con campioni di dimensioni generose, e osservarli in diversi momenti della giornata. Un colore che sulla mazzetta sembra perfetto può cambiare molto in base alla luce reale, alla presenza di pavimenti e arredi, alla direzione della luce. HighLight • Palette neutre (bianco caldo, sabbia, greige, tortora) creano fondali versatili e facili da arredare. • Pareti d’accento con colori più intensi permettono di caratterizzare letti, divani e punti focali senza appesantire tutta la stanza. • La scelta del bianco giusto (più caldo o più neutro) aiuta a dialogare con pavimenti, infissi e arredi esistenti. • Studiare i colori in funzione della luce naturale e artificiale evita sorprese tra mazzetta e risultato reale. LowLight • Tinte troppo scure su tutte le pareti possono chiudere spazi piccoli o poco illuminati. • L’uso eccessivo di colori molto saturi rischia di stancare nel medio periodo nella vita quotidiana. • Abbinamenti improvvisati con pavimenti, porte e arredi possono generare contrasti sgradevoli difficili da mascherare solo con l’arredo. ««« Previous Next »»»
- Decorazione muraria tonalità grigia in soggiorno | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Decorazioni 10 novembre 2025 Keywords: Decorazioni, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio La scelta del colore parte spesso da una domanda semplice: la stanza deve sembrare più ampia, più raccolta o più caratterizzata? Tinte chiare e neutre – bianco caldo, avorio, sabbia, greige, grigio perla – mantengono l’ambiente luminoso e flessibile, facilitando l’abbinamento con arredi anche molto diversi tra loro. In un soggiorno con pavimento in rovere naturale, ad esempio, una palette che combina bianco caldo e greige leggero permette di valorizzare al meglio il legno senza appesantire. Colori più decisi trovano posto su pareti selezionate. Toni come blu petrolio, verde salvia, verde bosco, terracotta, senape attenuato funzionano bene come sfondo dietro il divano, alla testata del letto, in un angolo studio o in una nicchia. In questi casi, l’equilibrio si costruisce mantenendo le altre pareti su tonalità più chiare e riprendendo il colore principale in piccoli dettagli d’arredo (cuscini, quadri, tappeti). Le decorazioni geometriche e le boiserie dipinte permettono di modulare visivamente le altezze. Una fascia bassa in colore medio (ad esempio grigio caldo, tortora o verde salvia) con parte alta bianca può rendere più accoglienti corridoi lunghi o stanze molto alte, oltre a proteggere le zone più soggette a urti. L’effetto è interessante anche in camere di ragazzi, abbinando toni come grigio chiaro e blu polveroso o sabbia e verde salvia. La luce naturale e quella artificiale influiscono direttamente sulla percezione dei colori. In stanze esposte a nord, le tonalità fredde possono risultare più spente; in questi casi è spesso più efficace orientarsi su neutri caldi, beige, greige morbidi e verdi desaturati. In ambienti molto luminosi, invece, anche colori più pieni mantengono vivacità senza chiudere lo spazio. L’illuminazione artificiale contribuisce a definire il carattere finale delle decorazioni. Luci calde (2700–3000K) enfatizzano toni sabbia, tortora, mattone e verdi caldi, perfette per soggiorni e camere. Luci neutre (3000–4000K) valorizzano grigi, bianchi e palette più minimal, adatte a studi, uffici domestici e cucine moderne. Applique che lavano la parete dall’alto, binari con faretti orientabili e strip LED nascoste in velette possono creare scenografie leggere, mettendo in risalto texture e cambi di colore. Un progetto di decorazioni ben ragionato non riempie tutte le pareti con effetti speciali, ma sceglie pochi punti forti, una parete, una fascia, una nicchia, e costruisce intorno a questi elementi una palette coerente. In questo modo le decorazioni diventano parte naturale dell’ambiente e non un semplice “decoro” appoggiato sopra. HighLight • Permettono di correggere visivamente proporzioni degli ambienti con fasce orizzontali, verticali e riquadri. • Lavorare su una palette limitata ma coerente lega tra loro pareti, soffitti, arredi e pavimenti. • Righe, blocchi di colore e forme geometriche possono guidare lo sguardo e definire zone funzionali (letti, tavoli, scrivanie). • Decorazioni leggere e ben calibrate danno carattere anche ad ambienti piccoli senza appesantirli. LowLight • L’uso eccessivo di colori saturi e grafismi complessi può rendere lo spazio caotico e faticoso da vivere ogni giorno. • Decorazioni non coordinate con illuminazione e arredi rischiano di “scontrarsi” con mobili, quadri e tessili. • Posizionamenti sbagliati (troppo centrati, troppo decentrati, fuori scala) creano subito un effetto amatoriale. ««« Previous Next »»»
- Imbiancatura facciata di una casa con tonalità rosse | L'artificio
< Back Ispezione e ripristino dei cappotti esistenti 24 novembre 2025 Keywords: Esterni, cappotto termico, ispezione, ripristino, facciate, L'Artificio La manutenzione leggera degli esterni passa innanzitutto da controlli visivi periodici. Dopo alcuni anni è normale che compaiano leggeri segni di invecchiamento: un po’ di sporco nelle zone più esposte al traffico, ombre vicino ai pluviali, segni d’acqua sotto i balconi. Intervenire in questa fase con lavaggi controllati è molto più semplice che aspettare che lo sporco si “cucini” sulla superficie. In molti casi è possibile eseguire lavaggi a bassa pressione con acqua e detergenti specifici per facciate, evitando idropulitrici troppo aggressive che rischiano di rovinare il film di pittura o di staccare intonachini superficiali. L’azione combinata di acqua, detergenti adeguati e spazzolature mirate consente di rimuovere smog, alghe leggere e polveri accumulatesi nel tempo. La comparsa di alghe e muffe in zone particolarmente umide o poco soleggiate (nord, cortili stretti, vicinanza con vegetazione fitta) è un fenomeno frequente. In questi casi, oltre alla pulizia, è utile valutare l’uso di cicli con additivi specifici o l’applicazione di prodotti protettivi che riducano la nuova colonizzazione biologica. Naturalmente, dove possibile, è altrettanto importante migliorare ventilazione e drenaggio dell’acqua. Gli elementi più esposti a urti – come muretti, zoccolature, spigoli di rampe e accessi carrabili – possono richiedere ritocchi o riprese localizzate. Avere a disposizione un minimo di documentazione sui prodotti utilizzati (tipo di pittura, codice colore, eventuali rivestimenti) facilita molto questi interventi puntuali, evitando differenze troppo evidenti tra vecchio e nuovo. Nel lungo periodo è consigliabile programmare interventi di manutenzione programmata , soprattutto su edifici complessi. Invece di attendere il totale degrado, si può prevedere un ciclo di lavaggio e ripresa della finitura ogni tot anni, concentrandosi sulle zone più esposte e rimandando un rifacimento integrale a scadenze più dilatate. Questo approccio è spesso più sostenibile, sia economicamente sia dal punto di vista dell’impatto sul vivere quotidiano di chi abita l’edificio. Anche la gestione di grondaie, pluviali e coperture rientra a pieno titolo nella manutenzione delle superfici esterne: pluviali ostruiti o gocciolatoi mal funzionanti sono la causa principale di colature e aloni sulle facciate. Un controllo periodico di questi elementi evita che l’acqua scorra dove non dovrebbe, limitando i danni estetici e strutturali. HighLight • Lavaggi periodici controllati aiutano a rimuovere smog, polveri e primi depositi biologici prima che si fissino. • Interventi localizzati su muretti, zoccolature e spigoli riducono la necessità di rifacimenti completi. • Programmare manutenzioni leggere e regolari allunga la vita utile del ciclo e dilata i tempi tra un rifacimento e l’altro. • Controlli su gronde, pluviali e punti di scolo limitano colature e aloni su facciate altrimenti sane. LowLight • Idropulitrici usate in modo troppo aggressivo possono danneggiare pitture e rivestimenti a spessore. • Trascurare per anni manutenzione e pulizia porta a degradi che non si risolvono più con semplici ritocchi. • Colonizzazioni importanti di alghe e muffe richiedono cicli specifici più complessi rispetto a una semplice pittura. ««« Previous Next »»»
- Soggitto teso con illuminazione integrata mediante faretti magnetici in linea | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Soffitti tesi 30 ottobre 2025 Keywords: Soffitti tesi, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio La superficie dei soffitti tesi in PVC o tessuto tecnico è in genere antistatica , quindi tende ad attirare meno polvere rispetto a molte altre finiture tradizionali. Nella maggior parte degli ambienti interni, la manutenzione ordinaria si riduce a controlli visivi periodici e, se necessario, a leggere operazioni di spolvero con panni morbidi o piumini adatti. Quando si rende necessaria una pulizia più approfondita , ad esempio in zone soggette a fumi di cucina, vapori o sporco leggero, è consigliato l’utilizzo di panni in microfibra leggermente inumiditi con acqua e detergenti neutri, non aggressivi. È importante evitare solventi forti, ammoniaca, candeggina, spugne abrasive e qualsiasi prodotto che possa opacizzare o rigare la superficie del telo. In caso di soffitti tesi lucidi effetto specchio , la cura deve essere ancora più delicata, perché graffi o segni diventano più evidenti. In questi casi è preferibile usare panni molto morbidi, movimenti ampi e detergenti specifici per superfici sensibili, seguendo sempre le indicazioni del produttore. Se la struttura nasconde impianti, cavi o elementi che richiedono accesso periodico , alcuni sistemi permettono lo smontaggio parziale del telo o l’apertura di punti specifici. Si tratta di operazioni che devono essere affidate a personale competente: tentare di sganciare il telo senza l’attrezzatura e la tecnica adeguata può portare a danni difficili da riparare. Per quanto riguarda la durata nel tempo , un soffitto teso di qualità mantiene aspetto e funzionalità per molti anni. In ambienti particolarmente esposti a sbalzi termici, fumi o vapori (locali pubblici, cucine professionali, piscine coperte) possono rendersi necessari interventi di pulizia più frequenti o, in alcuni casi, valutazioni su eventuali sostituzioni dopo molti anni di utilizzo intensivo. Piccoli danni localizzati, come urti accidentali con oggetti appuntiti, possono talvolta essere riparati in modo mirato, ma nella maggior parte dei casi la soluzione migliore consiste nella sostituzione del telo, riutilizzando i profili esistenti. È un’operazione meno invasiva di quanto si possa pensare: il nuovo telo viene preparato su misura e installato sulla stessa struttura, dando al soffitto un aspetto completamente rinnovato. HighLight • Le superfici lisce si puliscono facilmente con panni morbidi e detergenti delicati. • La membrana può fungere da “barriera” in caso di piccole infiltrazioni dall’alto, contenendo temporaneamente l’acqua. • La pulizia periodica mantiene omogeneo l’effetto della retroilluminazione, evitando aloni e zone opacizzate. LowLight • Tagli accidentali, oggetti appuntiti o urti violenti possono perforare la membrana e richiedere interventi specializzati. • L’accesso ai corpi illuminanti retrostanti richiede spesso personale esperto per non danneggiare il soffitto. • Detergenti aggressivi o spugne abrasive possono opacizzare in modo irregolare la superficie, soprattutto sulle finiture lucide. ««« Previous Next »»»










