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155 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Pavimento in resina | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Resine materiche (a spatola) 22 ottobre 2025 Keywords: Resine materiche (a spatola), preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio Prima di applicare una resina materica a spatola, il supporto deve essere valutato con attenzione. Pareti, massetti, vecchie piastrelle, cartongesso o pannelli in fibra: ogni base ha reazioni diverse e richiede interventi mirati. Una parete leggermente crepata non si comporta come un massetto non stagionato o come una vecchia finitura lucida e poco ancorata. La prima operazione consiste sempre nell’individuare eventuali criticità strutturali: crepe passanti, distacchi di intonaco, zone umide, rigonfiamenti. Se questi problemi non vengono affrontati in modo corretto, la resina tende a copiare i difetti del supporto, oppure a fessurarsi in corrispondenza dei punti deboli. Nei casi più problematici è necessario intervenire con rasature armate, rifacimenti localizzati o prodotti specifici per il trattamento dell’umidità. Segue la fase di pulizia e preparazione meccanica. Vecchie pitture sfarinanti, residui di colla, polveri e sporco devono essere rimossi. Su pavimenti esistenti e piastrelle è spesso opportuno eseguire una leggera sgrossatura meccanica per migliorare l’adesione degli strati successivi. L’obiettivo è ottenere una superficie pulita, stabile, con assorbimento il più possibile uniforme. Entra quindi in gioco il sistema di primer e strati di fondo. Primer specifici per supporti assorbenti, promotori di adesione per piastrelle o superfici lisce, fondi epossidici o acrilici con cariche minerali: ogni ciclo di resina prevede una sequenza studiata per creare la base ideale al rivestimento materico. In questa fase si correggono piccole irregolarità e si comincia a uniformare visivamente la superficie, riducendo il rischio di aloni e macchie. Un aspetto spesso sottovalutato è la gestione dei tempi. Massetti non ancora asciutti, intonaci troppo freschi, interventi eseguiti in ambienti freddi e umidi possono alterare la polimerizzazione dei prodotti. È quindi importante rispettare i tempi tecnici tra una mano e l’altra, assicurandosi che le condizioni climatiche (temperatura, umidità, ricambi d’aria) siano compatibili con le indicazioni dei produttori. Una resina materica a spatola ben riuscita è la somma di queste attenzioni preliminari. Il cliente finale vede solo la finitura, ma la vera affidabilità del sistema si costruisce nelle fasi precedenti: analisi del supporto, correzione dei difetti, primer adeguati e rispetto dei tempi di asciugatura. HighLight • Una preparazione accurata riduce notevolmente il rischio di fessurazioni e distacchi nel tempo. • La correzione di crepe, giunti e differenze di assorbimento permette alla resina di lavorare in modo uniforme. • L’uso di primer e rasanti specifici garantisce un’adesione migliore su supporti diversi (massetti, piastrelle, intonaci). LowLight • Può richiedere più passaggi rispetto ad altre lavorazioni, soprattutto su fondi vecchi o irregolari. • Supporti instabili, umidi o con movimenti strutturali non gestiti possono vanificare anche un buon ciclo. • Saltare o comprimere la fase di preparazione porta spesso a difetti che emergono solo dopo qualche mese. ««« Previous Next »»»

  • Macchina PLE per lavori in quota | L'artificio

    < Back Gestione delle interferenze durante i lavori in quota 5 dicembre 2025 Keywords: Lavori in quota, interferenze, sicurezza terzi, protezioni, comunicazione, L'Artificio Le interferenze nascono ogni volta che le attività del cantiere si sovrappongono a quelle di chi usa gli spazi . In un condominio, questo significa accessi agli ingressi, utilizzo dei garage, passaggio di biciclette e passeggini; in una banca o in un ufficio, comporta la presenza di clienti e dipendenti durante gli orari di apertura; in un negozio o ristorante, si sommano anche fornitori e corrieri. Il primo passo per gestirle è la pianificazione . Già in fase di sopralluogo vengono individuate le aree critiche: rampe, ingressi principali, vie di fuga, posteggi, carrai. Per ognuna si definiscono percorsi alternativi, eventuali chiusure temporanee, momenti della giornata in cui concentrare determinate lavorazioni. Un cantiere che “dialoga” con chi vive l’edificio trova più facilmente compromessi accettabili per tutti. La segnaletica gioca un ruolo fondamentale. Cartelli chiari e leggibili, indicazioni di direzione, avvisi sulle fasi di lavoro più rumorose o sulle chiusure periodiche aiutano le persone a orientarsi e a sentirsi considerate. È importante che questi messaggi siano comprensibili, aggiornati e posizionati nei punti giusti, non nascosti in qualche angolo. Dal punto di vista operativo, la gestione delle interferenze passa anche da scelte pratiche : programmare il carico e scarico dei materiali in orari di minor traffico, usare mezzi di sollevamento idonei agli spazi, proteggere in modo efficace le aree sottostanti al ponteggio con teli, reti antipolvere, parasassi e tunnel pedonali protetti quando necessario. Questi elementi riducono il rischio di caduta di oggetti dall’alto e isolano in parte rumori e polveri. La comunicazione con amministratori, referenti aziendali e responsabili di struttura è altrettanto importante. Informare in anticipo su fasi chiave – ad esempio quando verranno eseguiti lavori più invasivi, quando verrà chiuso un accesso per qualche ora, quando verranno usati prodotti con odori più evidenti – permette a chi gestisce l’edificio di organizzarsi, avvisare gli utenti e programmare eventuali alternative. Una buona gestione delle interferenze non elimina del tutto il disagio, ma lo rende prevedibile e controllato . Le persone accettano più facilmente rumori e modifiche temporanee quando percepiscono che il cantiere è organizzato, rispettoso e attento a ridurre l’impatto sul loro quotidiano. HighLight • Controlli periodici su imbracature, cordini, moschettoni e ancoraggi permettono di intercettare usure prima che diventino critiche. • Registri e tracciabilità degli interventi facilitano verifiche, collaudi e sostituzioni programmate. • Una manutenzione ordinata prolunga la vita utile delle attrezzature e riduce fermi imprevisti del cantiere. LowLight • DPI stoccati male (umidità, sole diretto, sporco) invecchiano più rapidamente e perdono prestazioni. • Ignorare piccoli danneggiamenti visibili (cuciture sfilacciate, deformazioni, ossidazioni) espone a rischi importanti. • Attrezzature senza documentazione o senza storico dei controlli rendono difficile dimostrare la loro effettiva idoneità. ««« Previous Next »»»

  • Soffitto teso con illuminazione integrata | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Soffitti tesi 30 settembre 2025 Keywords: Soffitti tesi, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio Prima di arrivare alla posa vera e propria, si procede con un rilievo accurato dell’ambiente. Vengono misurate lunghezze, diagonali, altezze e si controllano gli eventuali fuori squadro. In questa fase si individua la quota a cui verrà posizionato il nuovo soffitto teso, valutando l’impatto sull’altezza percepita degli ambienti e la necessità di creare spazio per luci, cavi e altri impianti. Uno degli aspetti più importanti riguarda la verifica delle pareti sulle quali saranno fissati i profili. In caso di muri in laterizio pieno o cemento armato, la tenuta dei tasselli è generalmente molto buona; su tramezze leggere, vecchi intonaci scollati o cartongessi non adeguatamente rinforzati può essere necessario intervenire con consolidamenti, rinforzi interni o profili aggiuntivi. Un ancoraggio solido è indispensabile, perché il telo teso esercita una trazione costante sulla struttura perimetrale. È essenziale poi la mappatura degli impianti . Cavi elettrici, tubazioni, bocchette di ventilazione, sensori, rilevatori di fumo e climatizzazione devono essere individuati e, se necessario, riposizionati. L’altezza del soffitto teso viene scelta anche in funzione di questi elementi: troppo vicino al vecchio soffitto, si rischia di limitare gli spazi tecnici; troppo basso, si riduce in modo eccessivo l’altezza del locale. La preparazione include anche la definizione dei punti di illuminazione : faretti incassati, binari, linee di luce, pannelli retroilluminati. Per ogni elemento vanno previsti rinforzi locali, telai e anelli di supporto, in modo da non stressare il telo e garantire stabilità nel tempo. Questi accorgimenti vengono pianificati prima, per evitare soluzioni improvvisate in fase di posa. Nel caso di ambienti che hanno sofferto di umidità o infiltrazioni , è importante risolvere il problema alla base prima dell’installazione. Un soffitto teso può “contenere” temporaneamente piccole infiltrazioni, ma non deve diventare un modo per nascondere problemi strutturali non risolti. Eventuali distacchi di intonaco, rigonfiamenti o tracce di acqua vengono quindi trattati in anticipo. La preparazione dell’ambiente comprende anche l’organizzazione degli arredi: in molti casi è sufficiente spostarli al centro della stanza e proteggerli, in altri è preferibile liberare l’area perimetrale per consentire un accesso agevole alle pareti. Un buon sopralluogo iniziale permette di pianificare tutti questi aspetti, riducendo tempi di fermo e imprevisti il giorno della posa. HighLight • La verifica di pareti e perimetri assicura un ancoraggio stabile dei profili nel tempo. • La pianificazione di punti luce, faretti e linee LED evita modifiche invasive dopo la posa della membrana. • La gestione delle altezze consente di integrare impianti, retroilluminazione e velette senza abbassare eccessivamente gli ambienti. LowLight • Pareti fuori piombo o friabili possono richiedere rinforzi e lavori preliminari aggiuntivi. • Impianti esistenti disordinati sopra il soffitto possono complicare il posizionamento di corpi illuminanti e binari LED. • Una progettazione frettolosa delle quote luminose rischia di creare ombre o zone poco illuminate nella retroilluminazione. ««« Previous Next »»»

  • Pavimento sopraelevato per cucina e zone bar | L'artificio

    < Back Tecniche di posa professionale per Pavimenti sopraelevati 17 novembre 2025 Keywords: Pavimenti sopraelevati, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio La posa comincia con la definizione della maglia di partenza . Si decide da dove partire – di solito da un allineamento significativo: una parete principale, un corridoio, un fronte vetrato – e si tracciano le linee guida a terra, utilizzando laser e cordini. L’obiettivo è evitare tagli troppo stretti lungo i bordi visibili e gestire in modo armonico i pannelli perimetrali. Si procede poi con il posizionamento dei piedini regolabili (pilastrini) . Ogni piedino viene incollato o fissato al sottofondo, in base al sistema utilizzato, e regolato in altezza seguendo le quote di progetto. Nelle versioni con orditura completa, i piedini vengono collegati da travette che irrigidiscono la struttura e distribuiscono meglio i carichi. La verifica dei livelli avviene in questa fase, con controlli costanti a laser o livella. Una volta definita l’orditura, si inizia la posa dei pannelli . Questi vengono appoggiati e rimossi più volte durante la fase di messa a punto, per controllare stabilità, eventuali micromovimenti dei piedini e rumori. L’accostamento tra pannelli deve essere preciso, con fughe regolari e spessori coerenti con le specifiche del sistema; eventuali tolleranze vengono gestite con guarnizioni o elementi elastici, se previsti dal produttore. I pannelli perimetrali, quelli da tagliare , rappresentano una parte delicata del lavoro. I tagli vanno eseguiti con attrezzature adeguate, rispettando le dimensioni minime consigliate: pannelli troppo stretti lungo le pareti possono risultare meno stabili e più rumorosi. In queste zone è fondamentale curare l’appoggio sui piedini e, se necessario, prevedere piedini aggiuntivi o soluzioni specifiche. Nei punti in cui sono previste torrette a pavimento, griglie, bocchette di mandata o ripresa , le forature dei pannelli vengono effettuate con dime e strumenti adatti, in modo da mantenere bordi puliti e dimensioni precise. Anche in questo caso, la coordinazione con gli impiantisti è essenziale: sapere in anticipo dove risalgono cavi e tubazioni evita adattamenti improvvisati. Durante tutta la posa si presta attenzione al comportamento dinamico del sistema: camminando sui pannelli appena montati si verificano vibrazioni, eventuali scricchiolii, movimenti anomali. Meglio correggere subito un piedino non ben serrato o una travetta allentata, piuttosto che accorgersene a lavori finiti quando la stanza è arredata. La fase finale comprende la pulizia e il controllo visivo : si rimuovono le protezioni provvisorie, si pulisce la superficie e si verifica l’allineamento delle fughe, la regolarità del disegno e la continuità delle finiture. Un pavimento sopraelevato posato bene si percepisce solido, compatto e silenzioso, indistinguibile alla vista da un pavimento tradizionale. HighLight • Una maglia di partenza ben studiata riduce tagli stretti e mantiene pannelli perimetrali visivamente equilibrati. • La regolazione precisa dei piedini con laser o livella garantisce un piano uniforme e stabile. • Posa, prove di camminamento e correzioni in corso d’opera permettono di eliminare scricchiolii e micro-movimenti. • Tagli perimetrali e forature per torrette e griglie vengono gestiti in modo pulito, senza indebolire i pannelli. LowLight • Errori nella distribuzione dei piedini o nelle altezze portano a zone elastiche e vibrazioni percepibili al passaggio. • Pannelli tagliati troppo stretti o non correttamente supportati lungo i bordi risultano più fragili e rumorosi. ««« Previous Next »»»

  • Pavimento in resina per interni in tonalità chiare | L'artificio

    < Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Resine (a rullo) 10 settembre 2025 Keywords: Resine (a rullo), manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio La pulizia ordinaria di un pavimento in resina a rullo prevede l’uso di aspirapolvere o scope morbide per rimuovere polvere e piccoli detriti che, se trascinati sotto le suole o le ruote, possono nel tempo rigare la superficie, soprattutto nel caso di finiture lucide o satinate. Per il lavaggio si utilizzano detergenti neutri diluiti in acqua, evitando prodotti troppo aggressivi, deceranti forti o solventi che potrebbero opacizzare o corrodere il film protettivo. In ambienti domestici o semi-residenziali, un panno in microfibra ben strizzato o un mop morbido sono in genere sufficienti a mantenere pulita la superficie. In garage e locali tecnici può capitare di imbattersi in macchie di olio, carburanti, vernici o altri agenti chimici. La regola d’oro è intervenire subito, rimuovendo il grosso con carta assorbente e detergenti compatibili. Molte resine epossidiche e poliuretaniche tollerano bene questi incidenti, ma nessun materiale gradisce che i liquidi aggressivi rimangano a lungo sulla superficie. Nel tempo possono comparire micrograffi dovuti al normale utilizzo, soprattutto nelle zone di maggior passaggio o dove vengono trascinati oggetti pesanti. In alcuni cicli è possibile prevedere, a distanza di anni, una leggera abrasione superficiale e l’applicazione di una nuova mano di finitura trasparente o colorata, che rinfresca l’aspetto e ripristina parte della protezione originaria. È utile definire, almeno mentalmente, un piano di manutenzione in base al tipo di ambiente: In casa o in studi privati, un controllo visivo periodico e qualche attenzione agli urti più decisi sono in genere sufficienti. In officine, laboratori o autorimesse molto utilizzate, può essere opportuno programmare interventi più strutturati ogni tot anni, soprattutto se il pavimento sopporta carichi pesanti e traffico intenso. Un aspetto spesso sottovalutato è la scelta dei prodotti di pulizia affidata a chi materialmente lavora nell’ambiente (condomini, imprese di pulizie, personale interno): è importante che riceva indicazioni chiare su cosa si può usare e cosa no, per evitare danni dovuti a prodotti “miracolosi” ma poco compatibili con la resina. Con pochi accorgimenti costanti, le superfici in resina a rullo mantengono un aspetto ordinato e funzionale a lungo, senza richiedere attenzioni complicate o prodotti troppo specialistici. HighLight • Le superfici continue, con poche fughe a vista, sono più semplici da pulire rispetto a molte piastrelle tradizionali. • Con detergenti neutri e panni morbidi si mantiene facilmente un buon livello di pulizia quotidiana. • In caso di usura dello strato superficiale, molti cicli permettono di rinnovare il protettivo senza demolire tutto. LowLight • Detergenti troppo aggressivi o sgrassatori concentrati possono opacizzare e indurire la superficie nel tempo. • Se non si rispettano i tempi di maturazione iniziale, i primi lavaggi rischiano di segnare il film resinoso. • Graffi profondi e urti localizzati possono richiedere carteggiatura e ripristini puntuali non sempre invisibili. ««« Previous Next »»»

  • Cornice decorativa bianca installata su parete chiara | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Velette e Cornici Decorative 17 ottobre 2025 Keywords: Velette e Cornici Decorative, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio La preparazione parte da un controllo accurato di soffitti e pareti . In corrispondenza del perimetro, dove verranno fissati profili, staffe o cornici, si verifica che l’intonaco sia sano: nessun rigonfiamento, nessun suono “a vuoto” picchiettando, nessuna pittura che si sfoglia. Eventuali parti degradate vengono rimosse, ristuccate e rasate, in modo da ottenere una base compatta. Gli angoli tra parete e soffitto vengono controllati anche dal punto di vista geometrico. Fuori squadro marcati o differenze di quota importanti richiedono correzioni: a volte si preferisce lavorare con velette che “rettificano” visivamente il perimetro, altre volte si lavora di rasature per ridurre il più possibile le irregolarità prima di applicare cornici e profili. Questo passaggio è particolarmente importante negli ambienti moderni, dove linee e luci radenti evidenziano ogni differenza. Per le velette in cartongesso , la preparazione comprende la definizione di punti di ancoraggio solidi nel soffitto e nelle pareti. Sui solai in laterocemento o calcestruzzo si utilizzano tasselli idonei; su strutture in cartongesso o controsoffitti esistenti è spesso necessario intercettare la sottostruttura metallica o prevedere rinforzi aggiuntivi. Una veletta progettata senza valutare dove “scarica” il suo peso rischia di fessurare o vibrare nel tempo. Nel caso delle cornici adesive (poliuretano, polistirene, gesso incollato), la pulizia del supporto è fondamentale. Polvere, grassi, vecchie pitture lucide o smalti troppo compatti riducono drasticamente l’adesione. Per questo è importante carteggiare leggermente le zone di appoggio, rimuovere il pulviscolo, applicare eventualmente un primer o fissativo compatibile con la colla utilizzata, e solo dopo procedere con l’incollaggio. Se lungo il perimetro del soffitto sono presenti impianti elettrici, cassonetti avvolgibili, tubazioni o altre interferenze, la preparazione include la loro mappatura e, se necessario, il loro spostamento o la loro integrazione nel progetto. Non basta “coprire”: serve sapere dove passano i cavi, dove si troveranno i futuri punti luce e come si accederà a eventuali componenti che dovranno essere ispezionati. Infine, per ambienti soggetti a umidità o movimenti , come mansarde, bagni o edifici datati, la preparazione comporta una valutazione del rischio di microfessurazioni. L’utilizzo di nastri di armatura, stucchi elastici nelle zone di giunzione e cicli di pittura adeguati riduce la probabilità che, dopo poco tempo, compaiano cavillature lungo la linea delle cornici o delle velette. HighLight • Un supporto ben verificato garantisce ancoraggi sicuri a pareti e soffitti nel tempo. • La pianificazione di passaggi cavi, tende e punti luce evita tagli e fori aggiunti dopo la posa. • La verifica delle quote aiuta a mantenere allineati infissi, mobili su misura, gole luminose e ribassamenti. LowLight • Pareti fuori piombo, intonaci deboli o solai irregolari richiedono spesso più lavoro preliminare. • Errori nella definizione delle quote possono tagliare visualmente finestre o creare “scalini” indesiderati. ««« Previous Next »»»

  • Rullo per imbiancare | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Tinteggiature 17 dicembre 2025 Keywords: Tinteggiature, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio La prima operazione è una diagnosi visiva e tattile delle superfici. Si individua la presenza di crepe, rigonfiamenti, vecchie pitture che si sfogliano, aloni, macchie, chiodi, tasselli, stuccature sparse e differenze di grana tra porzioni diverse di parete. Picchiettando la superficie, si capisce se l’intonaco suona pieno o “a vuoto”; in quest’ultimo caso va rimosso e ripristinato. La fase di pulizia è spesso sottovalutata ma fondamentale. Polvere, grassi, fumo e sporco accumulato negli anni riducono l’adesione delle nuove pitture. Le pareti vengono spolverate, e in caso di sporco importante si procede con lavaggi mirati, soprattutto in cucine, corridoi e zone vicino a radiatori e prese d’aria. Gli eventuali distacchi evidenti di pitture vecchie vengono raschiati fino a raggiungere lo strato sano. Le crepe vengono trattate in base alla loro natura: microcavillature superficiali possono essere uniformate con rasature e prodotti adatti; crepe più importanti vanno aperte, pulite, riempite con stucchi o rasanti specifici e, se necessario, armate con nastri o reti in fibra, soprattutto lungo giunti tra materiali diversi o in punti soggetti a movimenti. Le vecchie stuccature improvvisate , gli spigoli rovinati, i fori lasciati da tasselli o fissaggi vengono corretti con stucchi in pasta o in polvere, poi carteggiati per riportare la superficie a un livello omogeneo. In caso di pareti molto segnate o irregolari, può essere utile eseguire una vera e propria rasatura completa , che annulla differenze di assorbimento e piccole ondulazioni. Un passaggio chiave è l’applicazione di un fissativo o primer idoneo al tipo di supporto: su intonaci nuovi molto assorbenti consolida e uniforma; su vecchie pitture “polverose” riduce lo sfarinamento; su supporti difficili (gesso, cartongesso, zone miste) favorisce l’aggancio omogeneo della pittura di finitura. Scegliere il prodotto giusto in questa fase evita macchie e aloni dovuti a assorbimenti irregolari. In presenza di muffe , prima di tutto si interviene sulle cause (condensa, scarsa ventilazione, ponti termici), poi si procede con trattamenti specifici antimo muffa e cicli adeguati, evitando di coprire semplicemente con una pittura “miracolosa” che, da sola, non risolve il problema. Solo quando le superfici sono pulite, integre, consolidate e uniformate ha senso passare alla tinteggiatura vera e propria. Una buona preparazione permette alle pitture di “lavorare” al meglio e fa la differenza tra un risultato che regge anni e uno che comincia subito a mostrare i suoi limiti. HighLight • Pulizia, rasatura e carteggiatura corrette rendono le pareti uniformi e pronte a ricevere la finitura. • Trattare crepe, stuccature e parti in distacco evita che i difetti riemergano dopo poco tempo. • Fissativi e primer giusti uniformano l’assorbimento e riducono aloni e macchie di differente tonalità. • Una diagnosi iniziale di muffe, umidità e intonaci deboli permette di scegliere cicli mirati e più duraturi. LowLight • Saltare la preparazione o limitarla al minimo porta facilmente a sfogliamenti, crepe e macchie. • Pareti molto ammalorate richiedono più passaggi e possono far lievitare tempi e costi rispetto a una semplice “imbiancata”. • Coprire muffe e macchie senza trattarle alla base significa vederle riapparire in poco tempo. ««« Previous Next »»»

  • Cucina rivestita con pellicola gialla | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Laminati morbidi per mobili 22 ottobre 2025 Keywords: Laminati morbidi per mobili, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio La preparazione del supporto è il passaggio più sottovalutato quando si parla di laminati per mobili. Il cliente vede il risultato finale, ma dietro ci sono ore dedicate a smontare, pulire, controllare e correggere difetti nascosti. Partiamo da qui: cosa facciamo quando arriviamo davanti a una cucina o a un armadio da rivestire? Per prima cosa analizziamo lo stato delle superfici: vernici che si sfogliano, gonfiori vicino al lavello, bordi rovinati, cerniere che non tengono più le ante. Una pellicola non può “risolvere” problemi strutturali di umidità o di legno danneggiato: in questi casi è necessario prevedere piccoli interventi di ripristino prima di pensare al rivestimento. È un investimento di tempo che evita sorprese dopo pochi mesi. Il secondo passaggio è la pulizia profonda utilizzando sgrassanti specifici per rimuovere completamente grassi di cucina, siliconi, cere e residui di vecchi prodotti lucidanti. Raccontiamo perché anche una minima traccia di unto può compromettere l’adesione del laminato, soprattutto su ante vicino a fornelli e maniglie. Affrontiamo poi la correzione delle imperfezioni: piccole sbeccature, graffi, spigoli rovinati. In questi punti interveniamo con stuccature leggere e carteggiature mirate, in modo da riportare la superficie a una planarità sufficiente per ottenere un’applicazione pulita. A differenza della vernice, la pellicola “legge” molto di più ciò che c’è sotto, evidenziando eventuali difetti se non vengono trattati prima. Infine, è importante la preparazione di ambienti e mobili: smontaggio di maniglie, rimozione di elettrodomestici quando necessario, protezione di pavimenti e piani di lavoro. HighLight • Una buona preparazione migliora l’adesione del laminato e riduce il rischio di distacchi nel tempo. • La correzione di scheggiature, bordi rotti e piccole irregolarità rende il risultato finale molto più pulito. • Sgrassare correttamente elimina residui di silicone, cere e grassi che compromettono l’ancoraggio. LowLight • Può richiedere tempo, soprattutto su mobili vecchi con verniciature lucide o più strati di finitura. • In presenza di gonfiori da umidità su truciolare o MDF è spesso necessario sostituire parti del pannello. • Saltare carteggiatura e sgrassaggio porta facilmente a bolle e sollevamenti già nei primi mesi di utilizzo. ««« Previous Next »»»

  • Pellicola per vetro colorate | L'artificio

    < Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Laminati morbidi per vetri 24 novembre 2025 Keywords: Laminati morbidi per vetri, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Nei primi giorni dopo la posa è consigliabile non intervenire sulla superficie, se non per piccole rimozioni di gocce o aloni con panni molto morbidi. L’adesivo ha bisogno di tempo per stabilizzarsi: l’acqua residua deve asciugarsi e la pellicola deve “sedersi” definitivamente sul vetro. Durante questo periodo è normale che si vedano leggere “nubi” o piccole imperfezioni che vanno attenuandosi mano a mano che il film si assesta. Per la pulizia ordinaria , si utilizzano detergenti neutri non aggressivi, diluiti in acqua, applicati con panni morbidi in microfibra o spugne non abrasive. È bene evitare prodotti contenenti ammoniaca, solventi forti o abrasivi che potrebbero intaccare la superficie del laminato, soprattutto nelle versioni con finitura opaca, satinata o stampata. Strumenti come raschietti, lamette, pagliette metalliche e spugne abrasive vanno evitati. Anche se in alcuni casi vengono utilizzati con molta cautela da operatori esperti per rimuovere residui ostinati, nell’uso quotidiano rischiano di graffiare irreversibilmente la pellicola. Meglio ammorbidire lo sporco con il tempo, utilizzando detergenti appropriati, piuttosto che forzare meccanicamente. Per vetri particolarmente esposti a smog, polveri o salsedine , come vetrine su strada o serramenti vicini a strade trafficate, la frequenza dei lavaggi può aumentare. In questi contesti conviene programmare una pulizia regolare con prodotti adeguati, evitando che lo sporco si accumuli e diventi più difficile da rimuovere. I laminati di sicurezza e quelli a controllo solare mantengono le loro prestazioni per molti anni, ma non sono eterni. Nel tempo, esposizioni intense ai raggi UV e condizioni climatiche critiche possono portare a un leggero cambiamento di colore o a un calo di prestazioni. Le schede dei produttori indicano in genere la durata stimata; superata una certa soglia, può avere senso valutare una sostituzione programmata, soprattutto in contesti dove la funzione è legata a requisiti normativi. Nel caso di urti o danneggiamenti localizzati (tagli, graffi profondi, strappi), si può intervenire sostituendo la pellicola sul singolo vetro o sulla zona interessata. In situazioni estetiche molto controllate (uffici di rappresentanza, boutique) spesso si sceglie di sostituire anche vetri contigui per mantenere uniformità di aspetto, soprattutto se il laminato ha subito un leggero invecchiamento. Una buona manutenzione non richiede prodotti speciali o trattamenti complessi: bastano detergenti giusti, strumenti morbidi e qualche attenzione in più rispetto al vetro nudo. In cambio, il laminato continua a svolgere al meglio le sue funzioni di privacy, controllo luce, sicurezza o decorazione per molti anni. HighLight • Con detergenti neutri e panni morbidi la pulizia quotidiana resta semplice e alla portata di tutti. • La pellicola protegge il vetro dagli urti leggeri e può limitare graffi diretti sulla lastra. • In caso di danni localizzati è possibile sostituire solo il laminato del vetro interessato, senza opere murarie. LowLight • L’uso di prodotti aggressivi o utensili abrasivi può opacizzare o rigare irreversibilmente la superficie. • Alcuni laminati, soprattutto quelli molto esposti al sole, possono richiedere sostituzione dopo alcuni anni di servizio. ««« Previous Next »»»

  • Angolo pareti realizzato con piastrelle in tonalità marrone | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Piastrelle 24 novembre 2025 Keywords: Piastrelle, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio Nel caso di pavimenti, il supporto più comune è il massetto cementizio o autolivellante. Prima di tutto va verificata la planarità : avvallamenti, gobbe, differenze di quota marcate si ripercuoteranno sul rivestimento rigido. Dove necessario, si interviene con rasature o autolivellanti per riportare tutto entro tolleranze accettabili, soprattutto se si stanno utilizzando grandi formati, che tollerano poco i sottofondi irregolari. La coesione superficiale è altrettanto importante. Massetti polverosi, friabili, con croste superficiali non aderenti vanno consolidati o scarificati. Gli adesivi per piastrelle hanno bisogno di appoggiarsi a un supporto compatto; altrimenti, anche se inizialmente “tiene”, con il tempo possono comparire distacchi. Un capitolo delicato è quello dell’umidità residua . Massetti giovani contengono ancora molta acqua di costruzione; procedere con la posa troppo presto aumenta il rischio di efflorescenze, rigonfiamenti e distacchi, soprattutto se sopra si utilizzano materiali poco traspiranti come gres di grande formato e colle ad alte prestazioni. La misurazione dell’umidità residua e il rispetto dei tempi minimi di asciugatura sono passaggi tecnici ma fondamentali. Nel caso di posa su piastrelle esistenti , il supporto deve essere verificato con cura: piastrelle staccate, vuote o con suono anomalo vanno rimosse e ripristinate. La superficie lucida viene irruvidita meccanicamente o trattata con primer di adesione specifici, in modo che la nuova colla possa ancorarsi correttamente. Per i rivestimenti verticali , il supporto può essere intonaco tradizionale, cartongesso idoneo, vecchie piastrelle. Anche qui valgono le stesse regole: stabilità, assenza di parti in distacco, planarità sufficiente. Intonaci deboli, “sfarinanti” o troppo irregolari richiedono rasature, consolidanti e correttivi prima di poter ospitare un rivestimento ceramico. In zone umide come docce, box, pareti a contatto con acqua , la preparazione include spesso l’utilizzo di guaine o sistemi impermeabilizzanti sotto piastrella, soprattutto se le strutture sono leggere o se sotto l’ambiente ci sono locali sensibili. Questo passaggio riduce il rischio che eventuali micro fessurazioni delle fughe o punti critici causino infiltrazioni nel tempo. Anche la progettazione delle pendenze (piatti doccia in opera, terrazzi, balconi) rientra nella preparazione del supporto: l’acqua deve defluire correttamente verso gli scarichi, evitando ristagni. Una volta posate le piastrelle, correggere una pendenza sbagliata diventa molto complesso. HighLight • Un sottofondo piano e compatto riduce il rischio di piastrelle “vuote” e fughe che si fessurano. • La verifica dell’umidità residua evita rigonfiamenti, efflorescenze e distacchi nel tempo. • Rasature e primer corretti migliorano l’adesione su massetti, intonaci e vecchie piastrelle. • Pendenze studiate prima della posa garantiscono corretto deflusso dell’acqua in docce, balconi e terrazzi. LowLight • Saltare la preparazione o “adattarla” in cantiere compromette anche materiali di alta qualità. • Supporti inquinati da oli, cere o vecchi collanti possono creare zone di distacco difficili da prevedere. • Errori nelle pendenze diventano complessi da correggere una volta posate le piastrelle. ««« Previous Next »»»

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