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- Quadro realizzato con moss e piante stabilizzate | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Pareti verticali 7 novembre 2025 Keywords: Pareti verticali, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Una volta preparato il supporto, la posa della parete verticale segue una logica precisa. Il primo passo è un disegno in pianta e in prospettiva, i punti focali (ingresso, reception, divano, scrivania), eventuali tagli attorno a porte, televisori, loghi aziendali. La parete verde non è un tappeto da srotolare, o una carta da parati, ma un elemento progettato che deve dialogare con ciò che lo circonda. Passiamo poi al fissaggio dei pannelli o dei telai, questo in base ai supporti presenta diverse soluzioni, ad esempio sistemi a ganci, profili perimetrali, pannelli avvitati e soluzioni magnetiche. Ogni sistema ha i suoi utilizzi, in ambienti dove è probabile dover accedere a ispezioni interne possono essere utili moduli facilmente smontabili, mentre in altri contesti sono preferibili pannelli più stabili e definitivi. Entriamo nel dettaglio della gestione delle giunte: è importante saper accostare due pannelli di moss per non vedere stacchi netti, come si miscelano manualmente ciuffi di muschio per cancellare la linea di giunta e come integrare piante artificiali per evitare ripetizioni troppo regolari. Qui l’occhio artigiano è fondamentale, si tratta spesso di togliere, spostare, integrare per ottenere un risultato naturale. Un paragrafetto è dedicato alle zone critiche: prese elettriche, pulsanti, tv a parete, nicchie, angoli sporgenti o rientranti. Bisogna tener conto dei tagli precisi, come rifinire i bordi del moss attorno a questi elementi e come si mantenere accessibili prese e comandi senza rovinarne l’estetica. Raccontiamo infine l’ultimo controllo di insieme: distanza di osservazione, correzione di eventuali vuoti, ridefinizione di qualche ciuffo di verde per bilanciare visivamente la composizione. Una parete verticale ben posata deve risultare naturale, senza moduli a vista e senza punti dove il rivestimento sembra tirato o troppo compresso. Chiudiamo sottolineando un aspetto spesso dimenticato: la posa pulita. Una buona installazione prevede protezioni adeguate, gestione di polveri e residui minimi e riconsegna di un ambiente ordinato, pronto per essere vissuto e fotografato appena terminati i lavori. HighLight • Un sistema di irrigazione ben progettato garantisce apporti d’acqua costanti e controllati alle piante. • Strutture modulari ben ancorate permettono ispezioni e interventi senza demolire la parete. • La corretta stratigrafia (supporto, pannelli, substrato, piante) migliora stabilità e durata dell’impianto. • L’integrazione con sensori e centraline semplifica la gestione in ambienti poco presidiati. LowLight • Installazioni improvvisate, senza una logica d’irrigazione e drenaggio, aumentano il rischio di marciumi e perdite. • La complessità degli impianti può richiedere la presenza di tecnici qualificati in caso di guasti. • Errori nella densità di piantumazione portano a zone troppo piene e altre spoglie nel giro di pochi mesi. ««« Previous Next »»»
- Biocamino installato su colonna portante | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Elementi tecnici su misura 24 novembre 2025 Keywords: Elementi tecnici su misura, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio La prima forma di manutenzione riguarda l’accessibilità . Botole, pannelli ispezionabili, sportelli e nicchie tecniche devono poter essere aperti senza attrezzi complicati o smontaggi eccessivi. Sistemi a pressione, magneti, cerniere invisibili e telai rimovibili consentono a tecnici ed elettricisti di raggiungere quadri, giunti e collegamenti in modo rapido. Un elemento tecnico bello ma non accessibile diventa un problema al primo guasto. Sul fronte della pulizia , la gestione cambia molto in base alle finiture. Elementi in cartongesso tinteggiato si puliscono come le pareti: panni morbidi leggermente inumiditi, detergenti neutri, attenzione a non strofinare eccessivamente su colori scuri o pitture molto opache per evitare lucidature. In zone soggette a contatto frequente (vicino a interruttori, dietro divani, lungo corridoi) è utile aver scelto finiture lavabili o superlavabili. Elementi rivestiti in laminato o pellicole (ad esempio pannelli tecnici coordinati ai mobili, sportelli a filo in finitura legno o colore) richiedono prodotti specifici per superfici arredative: detergenti delicati, panni in microfibra e assenza di solventi o abrasivi. Questi materiali sopportano bene la pulizia regolare e nascondono meglio piccoli urti e graffi rispetto a superfici verniciate molto lucide. Le griglie e le gole luminose accumulano polvere nel tempo. Per mantenerle pulite è utile prevedere sin dall’inizio sezioni smontabili o punti di accesso che consentano di passare un panno, un pennello o un aspiratore con beccuccio fine. Nel caso di gole LED, la pulizia va fatta con delicatezza, evitando di tirare i profili o i corpi illuminanti. Dal punto di vista impiantistico, è importante stabilire intervalli di verifica : controllo dei serraggi, dello stato dei cavi, dell’eventuale presenza di condensa o infiltrazioni nelle cavità tecniche, soprattutto in prossimità di bagni, cucine, coperture e pareti perimetrali. Un’ispezione periodica, anche solo visiva, permette di intercettare piccole criticità prima che diventino problemi importanti. Quando, a distanza di anni, si decide di aggiornare colori, arredi o luci, gli elementi tecnici su misura offrono spesso una buona base per interventi di restyling . Contropareti e nicchie già esistenti possono essere riverniciate, integrate con nuove lampade o rivestimenti senza dover ricominciare da zero, a patto che la struttura sia sana e ben eseguita. HighLight • Elementi progettati con sportelli e pannelli rimovibili rendono semplici controlli, riparazioni e aggiornamenti impiantistici. • Finiture lavabili o smalti murali facilitano la pulizia in zone tecniche soggette a polvere e contatti. • Una buona organizzazione interna (vano cavi, ripiani tecnici, etichettature) rende più ordinati gli interventi futuri. LowLight • Soluzioni troppo “chiuse” o prive di accessi adeguati complicano anche le piccole manutenzioni. • Se non si documentano posizioni di quadri, collettori e percorsi cavi, ogni intervento richiede più tempo e ricerca. • Cerniere e meccanismi di apertura non manutentati possono iniziare a cigolare o perdere allineamento. ««« Previous Next »»»
- Porzione di parete realizzata in resina materica per ricoprire piastrelle esistenti | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Resine materiche (a spatola) 7 gennaio 2026 Keywords: Resine materiche (a spatola), colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Il primo elemento da considerare è la gamma cromatica. Le resine materiche si prestano molto bene a toni neutri e naturali: grigi caldi, greige, sabbia, tortora, beige polverosi. Queste tonalità permettono di ottenere superfici eleganti e poco stancanti, facili da abbinare a legni, pietre e tessuti. Nei soggiorni, ad esempio, colori come grigio caldo chiaro o sabbia sono spesso scelti per pareti e pavimenti, mentre in cucina è frequente l’utilizzo di toni leggermente più scuri sulle superfici più esposte. Per chi desidera un effetto più deciso, le resine consentono anche l’utilizzo di colori intensi: antracite, grafite, blu petrolio, verde bosco, terracotta. In questi casi è importante valutarne l’uso su superfici selezionate: ad esempio una sola parete di fondo, l’interno di una nicchia, la parete dietro la testata del letto, oppure il rivestimento di un box doccia abbinato a pavimenti più chiari. L’uso mirato del colore consente di creare punti focali senza chiudere visivamente l’ambiente. La matericità della spatolatura dialoga in modo diretto con la luce. In presenza di illuminazione radente, le texture più pronunciate risultano evidenziate e creano un effetto molto scenografico, mentre finiture più lisce restituiscono un aspetto più uniforme. Per questo motivo, in ambienti con grandi vetrate o luci molto direzionate, è utile scegliere il grado di matericità con campioni provati direttamente nello spazio, o almeno in condizioni di luce simili. Un tema centrale riguarda gli abbinamenti con altri materiali. La resina materica si sposa molto bene con pavimenti in legno (rovere naturale, rovere affumicato, essenze chiare), con gres effetto pietra e con elementi in metallo nero o ottone. Una combinazione molto utilizzata negli interni contemporanei prevede pareti in resina grigio caldo, pavimenti in legno e dettagli in ferro nero per arredi e lampade. Nei bagni, resina neutra e sanitari bianchi si abbinano facilmente a piani in legno trattato o a elementi in pietra ricostruita. Anche l’illuminazione artificiale svolge un ruolo chiave. Temperature di colore calde tendono a scaldare le resine neutre e i grigi, rendendo gli ambienti più accoglienti; luci troppo fredde possono invece evidenziare ogni minimo difetto e rendere la stanza meno confortevole. L’uso di strip LED incassate, faretti orientabili e wall washer permette di valorizzare la continuità delle superfici, evitando ombre casuali e coni di luce eccessivi. Attraverso scelte consapevoli di colore, texture, materiali vicini e luce, le resine materiche a spatola possono diventare un filo conduttore coerente in tutta la casa: dall' ingresso al soggiorno, fino al bagno e alla zona notte, con un linguaggio unico che cambia solo intensità e sfumature a seconda dell’ambiente. HighLight • La resa materica dialoga molto bene con luci radenti, che esaltano sfumature e movimenti di spatola. • Palette neutre (grigi, greige, sabbie) permettono ambienti contemporanei e facilmente arredabili. • Si abbinano in modo naturale a legno, metallo nero, vetro e cartongesso, creando interni coerenti. • Possono unificare visivamente pavimenti diversi, collegando zone giorno, bagni e corridoi in un unico linguaggio. LowLight • Colori troppo scuri su grandi superfici possono evidenziare maggiormente segni, polvere e difetti del sottofondo. • Abbinamenti non ragionati con piastrelle, laminati e tinteggiature possono creare stacchi netti difficili da correggere. • In ambienti molto piccoli, finiture molto materiche e scure rischiano di appesantire visivamente gli spazi. ««« Previous Next »»»
- Dettaglio parete con faretti a led integrati nel controsoffitto | L'artificio
< Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Controsoffitti e contropareti 24 settembre 2025 Keywords: Controsoffitti e contropareti, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Dal punto di vista cromatico, il controcielo bianco resta la scelta più frequente, soprattutto quando l’obiettivo è mantenere la massima luminosità e non abbassare visivamente il soffitto. Un bianco caldo opaco, abbinato a pareti neutre (sabbia, greige, grigio chiaro) e pavimenti in legno, crea un’atmosfera morbida e accogliente, adatta a soggiorni, camere e ambienti residenziali. Quando un ambiente è molto alto o appare poco raccolto, un ribassamento selettivo può aiutare a riequilibrarne le proporzioni. Velette perimetrali, isole centrali o controsoffitti a quote differenziate permettono di definire la zona pranzo, il living, l’area cucina o l’angolo studio. In questi casi il colore del controsoffitto può variare leggermente rispetto alle pareti, con toni come grigio caldo, tortora o beige neutro, per creare un effetto di “cappello” leggero ma percepibile. Le contropareti sono spesso lo sfondo ideale per contenitori su misura, tv, camini, librerie e testate letto . Una controparete in tinta unita neutra, magari leggermente più scura rispetto alle altre pareti, incornicia la zona giorno e nasconde cavi e attacchi, permettendo di integrare nicchie, mensole, pannelli in legno o rivestimenti decorativi. Nei progetti più contemporanei, contropareti in grigio caldo, greige o verde salvia dialogano molto bene con pavimenti in rovere e arredi in toni naturali. La luce integrata è uno degli aspetti più interessanti dei controsoffitti. Velette luminose, linee di luce continue, gole per strip LED e faretti incassati consentono di creare scenari diversi: luce diffusa per la quotidianità, accenti mirati su quadri e arredi, luce radente per valorizzare pareti materiche o carte da parati. La temperatura colore delle luci (calda, neutra) viene scelta in funzione dello stile dell’ambiente e dell’effetto desiderato: accogliente e domestico, oppure più tecnico e pulito. Nei corridoi e nelle zone di passaggio, controsoffitti e contropareti permettono di spezzare monotonia e guidare il percorso. Gradini di luce, ribassamenti a tratti, pareti leggermente rientranti con colori diversi dal resto della casa contribuiscono a dare ritmo senza caricare eccessivamente lo spazio. In queste zone funzionano bene toni come grigio perla, corda, sabbia, con luci lineari a soffitto o a parete. In ambito commerciale e direzionale, colori più decisi su contropareti selezionate, abbinati a controsoffitti chiari con tagli luminosi, aiutano a definire reception, aree attesa, percorsi interni. Le superfici diventano così non solo elementi tecnici, ma strumenti per comunicare identità, ordine e cura del dettaglio. HighLight • Consentono di modellare volumi e altezze, creando nicchie, quinte e rientranze per arredi e illuminazione. • Controsoffitti chiari e lineari aiutano a diffondere la luce e a nascondere corpi illuminanti diretti. • Contropareti ben studiate permettono di integrare TV, camino, librerie e gole luminose in un unico disegno. • Lavorando su differenze di quota e colore si possono separare visivamente funzioni diverse nello stesso ambiente. LowLight • Un uso eccessivo di ribassamenti e rientranze può rendere gli ambienti frammentati e “pesanti”. • Colori troppo scuri su soffitti ribassati rischiano di abbassare ulteriormente la percezione dello spazio. • Volumi non coordinati con arredi e pavimenti possono creare discontinuità visive difficili da armonizzare. ««« Previous Next »»»
- Macchina PLE per lavori in quota | L'artificio
< Back Controlli e verifiche nelle opere eseguite in quota 3 novembre 2025 Keywords: Lavori in quota, controlli finali, verifiche, documentazione fotografica, L'Artificio La fase di verifica parte da un controllo visivo ravvicinato delle superfici: intonaci, tinteggiature, fissaggi, elementi in legno, serramenti, copertine, lattonerie. Vengono controllate uniformità di colore, eventuali colature, ritocchi non perfettamente integrati, piccoli difetti lasciati dalle lavorazioni. L’altezza non deve diventare una scusa per tralasciare dettagli che da sotto si vedranno comunque, soprattutto alle quote più basse del ponteggio. In molti casi ha senso condurre un sopralluogo in presenza di committenti o referenti dell’edificio , salendo insieme su ponteggi o piattaforme (sempre in sicurezza) per condividere il risultato da vicino. Questo passaggio aiuta a chiarire cosa è stato fatto, quali sono i limiti fisiologici del supporto esistente (ad esempio vecchie deformazioni non eliminabili) e quali eventuali ritocchi verranno ancora eseguiti prima dello smontaggio. Sul fronte tecnico, i controlli interessano anche fissaggi, sigillature e raccordi . Elementi come parapetti, fissaggi di lattonerie, giunti tra nuovi serramenti e vecchi imbotti, punti di scarico delle acque meteoriche vengono verificati per evitare infiltrazioni o allentamenti precoci. Piccole correzioni in questa fase prevengono problemi ben più importanti nel giro di qualche stagione. Nei lavori in quota che hanno previsto l’installazione o l’utilizzo di sistemi anticaduta fissi , come linee vita permanenti, vengono eseguite verifiche specifiche e redatti documenti di conformità, consegnati al committente. Questi sistemi devono essere accompagnati da istruzioni chiare sull’uso e sulla manutenzione, perché verranno utilizzati in interventi futuri da altre imprese o professionisti. Un aspetto spesso sottovalutato è la raccolta di documentazione fotografica prima, durante e dopo l’intervento. Foto e schede sintetiche aiutano a tenere traccia delle condizioni iniziali, delle lavorazioni eseguite e del risultato finale. Questa documentazione è preziosa sia per chi ha eseguito il lavoro, che potrà dimostrare quanto fatto, sia per chi, in futuro, dovrà occuparsi di manutenzioni o nuovi interventi. Infine, definire sin da subito un piano di manutenzione, anche semplice, permette di programmare eventuali controlli periodici delle opere in quota: ispezioni visive delle facciate, verifica dello stato del legno, controllo di sigillature e lattonerie. In questo modo il lavoro concluso oggi non viene abbandonato al caso, ma inserito in un percorso di cura nel tempo. HighLight • La protezione delle aree sottostanti (transenne, teli, tunnel pedonali) tutela residenti, clienti e passanti. • Una buona comunicazione con condòmini, vicini e attività commerciali riduce conflitti e incomprensioni. • L’uso di parapetti, reti e schermature curate limita l’impatto visivo del cantiere sulle facciate finite. • Pianificare orari e fasi rumorose aiuta a integrare i lavori in quota nella vita quotidiana del contesto. LowLight • Lavorare in quota sopra accessi, marciapiedi o negozi senza protezioni adeguate espone a responsabilità molto elevate. • Teli e schermature montati male possono dare un’immagine disordinata e peggiorare la percezione del lavoro. • Mancanza di cartellonistica e informazioni chiare porta facilmente a lamentele e richieste di intervento da parte dei vicini. ««« Previous Next »»»
- Installazione pavimento in legno | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Pavimenti in legno-laminati-spc 1 dicembre 2025 Keywords: Pavimenti in legno-laminati-spc, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Le tecniche di posa variano in base al materiale e al sistema scelto. Il legno prefinito può essere posato incollato o flottante, anche se nelle situazioni più tecniche la posa incollata offre maggiore stabilità e comfort acustico. L’incollaggio prevede l’utilizzo di adesivi specifici, stesi a spatola dentata, e richiede attenzione nella distribuzione, nella pressione delle doghe e nel rispetto dei tempi di presa. La posa flottante, invece, sfrutta sistemi a incastro e materassini idonei, e consente interventi meno invasivi sul sottofondo. I laminati e molti sistemi SPC prevedono quasi sempre posa flottante a incastro meccanico (click system). L’esattezza dell’incastro è fondamentale per evitare microfughe, spigoli sporgenti o scricchiolii. Le doghe vengono solitamente installate seguendo il senso della luce principale o la lunghezza dell’ambiente, in modo da allungare visivamente gli spazi. La pianificazione del disegno tiene conto anche delle stanze collegate, dei corridoi e delle aree dove è preferibile evitare giunte molto strette. Un elemento chiave è la gestione delle dilatazioni . Tutti i pavimenti “galleggianti” richiedono uno spazio perimetrale fra pavimento e parete, nascosto dal battiscopa o da profili ad hoc. Questo spazio consente al pavimento di dilatarsi e contrarsi in base a temperatura e umidità senza deformarsi. Una posa improvvisata, che incastra il pavimento contro le pareti o sotto soglie rigide, può causare rigonfiamenti o sollevamenti nel tempo. Grande cura viene riservata ai dettagli di finitura : tagli attorno ai telai delle porte, raccordi con altri pavimenti (piastrelle, vinilici, moquette), risvolti su gradini e pedate, integrazione con griglie, bocchette e altri elementi tecnici. L’uso di profili coordinati, battiscopa adeguati e giunzioni ben studiate contribuisce a dare continuità visiva al pavimento. Anche la gestione delle prime e ultime file richiede calcolo: prima di iniziare la posa, viene simulata la distribuzione delle doghe per evitare di trovarsi con una fila finale troppo stretta o con tagli antiestetici. In ambienti complessi, con molte rientranze, si preferisce partire da linee di riferimento ben tracciate e procedere per zone, mantenendo l’allineamento. La posa professionale si riconosce nel tempo: nessun sollevamento imprevisto, nessuna fuga che si apre senza motivo, nessun “effetto barca” al passaggio. Il cliente percepisce semplicemente una superficie che “sta al suo posto”, silenziosa e coerente, anche dopo anni di utilizzo. HighLight • Sistemi a incastro flottante permettono posa veloce, pulita e spesso reversibile. • Il rispetto dei giunti perimetrali consente al pavimento di dilatarsi senza creare rigonfiamenti. • Un buon tracciamento iniziale evita listelli stretti in punti critici e migliora l’estetica finale. • L’uso corretto di profili e giunti tra ambienti diversi garantisce continuità visiva e stabilità tecnica. LowLight • Errori di incastro o di allineamento possono generare fughe irregolari e scricchiolii difficili da correggere. • Posa senza giunti di dilatazione su superfici molto grandi aumenta il rischio di imbarcamenti. • Lavorare su sottofondi non perfettamente pronti porta spesso a aperture tra doghe e movimenti percepibili. ««« Previous Next »»»
- Angolo piastrelle grigie | L'artificio
< Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Piastrelle 24 settembre 2025 Keywords: Piastrelle, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio Il primo passaggio importante è la pulizia dopo posa . I residui di stucco, polveri di cantiere, pellicole sottili di cemento o fuga possono creare una patina che rende la superficie più opaca, appiccicosa o facilmente sporcabile. Per eliminarla si usano detergenti specifici per pulizia post-posa, in genere a base acida tamponata per il gres (ma da evitare su pietre calcaree e marmi), seguendo attentamente dosi e tempi di contatto. Una volta effettuata correttamente la pulizia iniziale, la manutenzione ordinaria diventa semplice. Nella maggior parte dei casi bastano aspirapolvere o scopa morbida per rimuovere polvere e sabbia, seguiti da lavaggi con detergenti neutri diluiti. L’errore più comune è l’utilizzo di prodotti troppo sgrassanti o di cere e detergenti “2 in 1” che, nel tempo, creano una pellicola lucida e appiccicosa, trattenendo più sporco invece di ridurlo. Per le piastrelle in gres porcellanato con finitura naturale o strutturata , è importante sciacquare bene e non lasciare eccessi di prodotto in superficie. In ambienti molto trafficati o in cucine, una pulizia periodica leggermente più profonda, con detergenti specifici per gres, aiuta a rimuovere accumuli di grassi e sporco organico. Nel caso di pietre naturali , la manutenzione richiede più attenzione: molti materiali temono acidi, anticalcare aggressivi e prodotti troppo alcalini. Qui entrano in gioco detergenti neutri specifici, eventuali trattamenti protettivi periodici e maggiore prudenza nella rimozione di macchie potenzialmente corrosive (vino, succo di limone, aceto, detergenti sbagliati). Le fughe meritano una cura dedicata. Nel tempo possono scurirsi o macchiarsi, soprattutto in bagni, docce e cucine. Una pulizia periodica con spazzole a setole morbide e detergenti idonei aiuta a mantenerle più uniformi. In casi di degrado avanzato, è possibile valutare interventi di rinnovamento localizzato o prodotti specifici per ravvivare il colore. In esterno, su pavimenti in gres strutturato o su balconi e terrazze , la manutenzione consiste soprattutto in lavaggi regolari che rimuovano smog, polveri e eventuali depositi organici (muschi, alghe leggere). Anche qui, detergenti adeguati e risciacqui abbondanti mantengono le superfici più sicure e gradevoli. La gestione degli incidenti quotidiani – caduta di liquidi colorati, prodotti oleosi, vernici, pennarelli – dipende dalla rapidità di intervento. Nella maggior parte dei casi, se si agisce subito con panni assorbenti e detergenti specifici, il gres porcellanato sopporta bene questi episodi; più delicata la questione su pietre e fughe. HighLight • Una corretta pulizia post-posa restituisce alle piastrelle il loro vero aspetto, eliminando patine cementizie. • Con detergenti neutri la manutenzione quotidiana è semplice e alla portata di tutti. • Il gres porcellanato sopporta bene usura e pulizie frequenti in ambienti molto vissuti. • Una cura periodica delle fughe mantiene uniforme il colpo d’occhio nel tempo. LowLight • Pulizie iniziali fatte male lasciano velature che trattenendo sporco fanno sembrare il pavimento sempre “opaco”. • L’uso continuativo di prodotti troppo aggressivi o cere non idonee crea pellicole appiccicose e difficili da rimuovere. • Pietre naturali non trattate correttamente possono macchiarsi o rovinarsi con acidi e anticalcare comuni. ««« Previous Next »»»
- Cornice decorativa bianca installata su parete scura | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Velette e Cornici Decorative 16 gennaio 2026 Keywords: Velette e Cornici Decorative, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio Per le velette in cartongesso , la posa inizia con il tracciamento preciso delle linee su soffitto e pareti. Livelli laser, corde traccianti e misurazioni ripetute consentono di definire quota, larghezza e profondità della veletta. Una volta stabilito il disegno, si installano i profili metallici di guida e montanti, fissati con tasselli idonei e disposti con interassi corretti per evitare flessioni. La struttura viene realizzata pensando sin dall’inizio a illuminazione e impianti : passaggi per cavi, alloggi per profili LED, fori per faretti o bocchette di ventilazione. Successivamente si procede con il fissaggio delle lastre di cartongesso, tagliate a misura, avvitate alla struttura, con particolare attenzione agli spigoli e ai raccordi con il soffitto esistente. Gli angoli vengono protetti con profili d’angolo metallici o in PVC, essenziali per ottenere spigoli netti e resistenti agli urti. Le cornici decorative vengono posate con logiche leggermente diverse. I profili vengono misurati e tagliati, di solito a 45°, utilizzando troncatrici con lame adeguate o seghetti specifici. Il taglio pulito è fondamentale per far combaciare gli angoli senza fessure evidenti. Prima dell’incollaggio, si effettuano prove “a secco” appoggiando le cornici alla parete per verificare continuità e allineamenti. L’incollaggio avviene con collanti specifici per gesso, poliuretano o supporti misti, distribuiti in modo uniforme su tutta la lunghezza delle cornici o in punti ben studiati. Una volta posizionato il profilo, eventuali eccessi di colla vengono rimossi subito. Le giunzioni tra un pezzo e l’altro vengono stuccate con prodotti idonei e poi carteggiate, così da ottenere una linea continua senza “salti” visibili. Nelle zone in cui cornici e velette integrano luci indirette , la posa viene coordinata con elettricisti e installatori. Le gole LED devono risultare perfettamente dritte, senza “pance” o dentini, perché anche piccole irregolarità vengono messe in evidenza dalla luce. Prima di chiudere completamente le strutture è buona norma eseguire una prova di accensione, in modo da correggere eventuali errori prima di rasare e pitturare. La fase di rasatura e finitura chiude il ciclo: giunti del cartongesso, attacchi a parete, punti di contatto con cornici e soffitto vengono stuccati in più passaggi, carteggiati e controllati in luce radente per eliminare ondulazioni e imperfezioni. Solo quando la superficie è perfettamente uniforme si procede a primer e pittura finale. Una posa professionale si riconosce da linee dritte, angoli netti, assenza di crepe precoci e uniformità di finitura tra elemento tecnico e superfici esistenti. Il risultato finale non deve dare l’idea di un’aggiunta “appiccicata”, ma di un dettaglio architettonico pensato insieme alla stanza. HighLight • Strutture portanti ben studiate evitano flessioni, crepe e ombre indesiderate sulle linee di luce. • Giunzioni tra elementi e angoli lavorati correttamente rendono invisibili stacchi e cambi di direzione. • L’integrazione di gole luminose e alloggiamenti per strip LED risulta precisa e facilmente ispezionabile. • Una posa accurata facilita poi stuccatura e tinteggiatura, riducendo difetti in luce radente. LowLight • Montaggi frettolosi o senza controlli di planarità portano a linee storte e ombre difficili da correggere. • Giunti non nastrati o poco stuccati si evidenziano dopo la pittura, soprattutto con luci perimetrali. ««« Previous Next »»»
- Soffitto teso con trama floreale | L'artificio
< Back Tecniche di posa professionale per Soffitti tesi 21 novembre 2025 Keywords: Soffitti tesi, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio La posa inizia con l’installazione dei profili perimetrali , solitamente in alluminio, fissati alla quota stabilita lungo il perimetro della stanza. Questi profili definiscono il livello del nuovo soffitto e rappresentano l’elemento su cui il telo verrà agganciato. L’allineamento è fondamentale: eventuali imperfezioni si tradurrebbero in ondulazioni o dislivelli visibili. Una volta installata la struttura perimetrale, si procede alla preparazione del telo . La membrana viene realizzata su misura in laboratorio, termosaldata sulle giunte e dotata di una speciale bordatura (harpoon o sistemi analoghi) che permette l’ancoraggio ai profili. Prima della posa, il telo viene riscaldato – in genere con appositi generatori di aria calda – per renderlo morbido e più elastico. In questo modo è possibile tesarlo in modo uniforme senza sovrasollecitazioni. Il tensionamento avviene solitamente partendo da un angolo e procedendo in modo alternato sui lati opposti, in modo da distribuire le forze. Mano a mano che il telo viene inserito nel profilo, le pieghe si distendono e la superficie assume l’aspetto definitivo. In questa fase un occhio esperto controlla riflessi, linee di luce e eventuali distorsioni, correggendo subito piccoli difetti. Quando il soffitto teso prevede illuminazione integrata , la posa viene coordinata con elettricisti e installatori. Vengono posizionati telai e supporti per i faretti, anelli di rinforzo per i punti luce, strutture leggere per i pannelli retroilluminati. Dopo il tensionamento, si procede al taglio del telo in corrispondenza dei punti previsti, utilizzando accessori specifici che impediscono strappi o allargamenti non desiderati. In alcuni progetti si realizzano soffitti tesi multilivello o sagomati, con velette, dislivelli e pannelli sospesi. In questi casi la posa richiede una progettazione ancora più accurata, con profili posati a diverse quote e teli multipli che devono combaciare, creando ombre e linee di luce ben controllate. La fase finale comprende il controllo complessivo : si verificano eventuali micro-pieghe residue, si controllano le tensioni attorno agli angoli e alle zone di taglio, si testano impianti e punti luce. Un soffitto teso installato correttamente risulta perfettamente uniforme, senza avvallamenti, con bordi puliti e integrazioni precise con pareti, velette e altri elementi architettonici. HighLight • L’utilizzo di profili e sistemi a “arpione” garantisce tensione uniforme e bordi puliti lungo tutto il perimetro. • Il riscaldamento controllato della membrana permette di eliminare pieghe e ondulazioni, ottenendo una superficie perfettamente tesa. • La coordinazione con elettricista e cartongessista consente di integrare faretti, tagli di luce e pannelli retroilluminati in modo preciso. • Nei soffitti retroilluminati, una corretta distanza tra LED e membrana assicura una luce diffusa e uniforme, senza punti “a macchia”. LowLight • Errori di misura o tensione sbagliata obbligano spesso a rifare completamente la membrana. • Tagli per faretti o accessori eseguiti fuori quota non sono recuperabili senza sostituzione. • Una posa improvvisata dei LED o dei pannelli luminosi può compromettere l’effetto della retroilluminazione finale. ««« Previous Next »»»
- Decorazione materica in altorilievo a parete con movimento circolare | L'artificio
< Back Materiali e finiture per Decorazioni materiche 8 ottobre 2025 Keywords: Decorazioni materiche, materiali, finiture, scelta materiali, guida, L'Artificio Quando si parla di decorazioni materiche si entra in un mondo fatto di texture, profondità e luce. Dietro a una parete apparentemente “semplice” ci sono scelte molto diverse: rivestimenti a base calce, stucchi moderni, microresine, prodotti acrilici o ibridi che combinano più tecnologie. Ognuno ha il suo carattere e il suo modo di invecchiare nel tempo. In questo articolo facciamo una panoramica dei materiali più utilizzati, spiegando in modo chiaro cosa cambia tra una finitura naturale e una più tecnica. Le soluzioni a base calce, per esempio, sono ideali per chi ama superfici morbide, leggermente nuvolate e molto traspiranti. Le resine decorative, invece, permettono effetti più compatti e continui, con una resistenza superiore agli urti e alle macchie, perfette in zone di passaggio o in punti “a rischio”, come dietro al divano o in corridoio. Analizziamo anche i prodotti a effetto cemento, travertini, stucchi e pietre, che danno subito un’impronta contemporanea all’ambiente. Qui la scelta dello spessore, della granulosità e del tipo di protezione finale fa la differenza tra una parete solo bella e una parete bella e pratica da vivere ogni giorno. Infine si può optare per decorazioni materiche più discrete, magari per tutta la casa. In questi casi proponiamo combinazioni di finiture morbide e facili da pulire, giocando con leggere variazioni di tono e texture, invece che con stacchi di colore molto forti. Alcune domande chiave da farsi prima di scegliere il materiale: quanto è vissuto l’ambiente? ci sono bambini o animali? quanto è forte la luce naturale? HighLight • Offrono un’ampia scelta di materiali naturali, sintetici e compositi per adattarsi a stili molto diversi. • Permettono di lavorare su spessori, texture e grane per creare effetti davvero su misura. • Possono aumentare la resistenza superficiale delle pareti rispetto a una semplice pittura. • Aiutano a mascherare piccole imperfezioni del supporto valorizzando muri non perfetti. LowLight • Richiedono una valutazione tecnica attenta del supporto e degli ambienti prima della scelta. • Alcune finiture hanno costi più elevati rispetto alle tinteggiature tradizionali. • Non tutti i materiali sono adatti a zone umide o soggette a urti frequenti. ««« Previous Next »»»










