top of page

Risultati di ricerca

155 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Finitura in legno per pavimenti sopraelevati da interno | L'artificio

    < Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Pavimenti sopraelevati 27 novembre 2025 Keywords: Pavimenti sopraelevati, colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Il primo elemento da considerare è la dimensione del pannello . I formati più diffusi sono 60×60 cm, ma esistono soluzioni rettangolari (ad esempio 60×120 cm) o moduli particolari che, una volta finiti, restituiscono l’effetto di listoni o grandi lastre. Il modulo di base influisce sul disegno visivo del pavimento: una griglia regolare sottolinea l’aspetto tecnico, mentre grandi formati e pattern ben studiati rendono il pavimento più simile a un rivestimento tradizionale. Sul fronte dei colori, i neutri sono spesso la scelta più frequente: grigi in diverse intensità, beige, greige, toni cemento e pietra. Queste palette funzionano bene in ambienti lavorativi, si abbinano facilmente a arredi e pareti e non stancano nel tempo. Grigi chiari e toni cemento alleggeriscono gli spazi, mentre grigi medi e scuri danno maggiore carattere, soprattutto se abbinati a pareti chiare e dettagli in nero o metallo. Le finiture effetto legno (in laminato o LVT) permettono di dare calore anche in presenza di pavimento tecnico, mantenendo la possibilità di sollevare i pannelli. Sono molto adatte in uffici direzionali, sale riunioni e spazi di rappresentanza, soprattutto se abbinate a pareti neutre e a serramenti in toni scuri o metallici. Per ambienti più tecnici o contemporanei, i toni cemento e pietra in gres porcellanato risultano molto efficaci: superfici leggermente strutturate, con variazioni di tono controllate, creano pavimenti eleganti e resistenti che si integrano perfettamente con arredi minimal, metallo, vetro e cartongesso. In questi casi la fuga tra i pannelli viene gestita in modo da sembrare una normale fuga di piastrella. Gli abbinamenti con pareti e soffitti completano il quadro. Un pavimento sopraelevato grigio chiaro abbinato a pareti bianche e qualche parete d’accento (ad esempio verde salvia, blu petrolio, greige) crea ambienti luminosi e contemporanei. Se il pavimento è più scuro, pareti e soffitti chiari mantengono leggerezza e impediscono allo spazio di chiudersi visivamente. Nei corridoi e negli open space si può giocare con pattern e zone differenziate : cambiare leggermente colore o finitura per suggerire percorsi, aree di lavoro, zone relax. Ad esempio, mantenere un pavimento effetto cemento in tutta la zona operativa e introdurre un effetto legno nelle aree lounge o nelle sale riunioni crea un cambio di atmosfera pur restando sullo stesso sistema sopraelevato. Anche l’illuminazione ha un ruolo importante: luce più neutra (3000–4000 K) enfatizza l’aspetto tecnico pulito dei grigi e dei cementi, mentre luce più calda (2700–3000 K) valorizza toni legno, beige e greige, rendendo più accoglienti gli ambienti di lavoro. Luci radenti lungo i corridoi mettono in risalto texture e formati, per cui è importante coordinare scelta del pavimento e progetto illuminotecnico. HighLight • Formati 60×60 e moduli rettangolari permettono di adattare il disegno del pavimento a corridoi, open space e zone di rappresentanza. • Palette neutre (grigi, sabbie, effetti cemento o pietra) rendono facile l’abbinamento con arredi, pareti e controsoffitti. • Effetti legno su sistema sopraelevato danno calore senza rinunciare alla flessibilità impiantistica. • Differenziare finiture in alcune zone (sale riunioni, aree lounge, reception) aiuta a leggere funzioni diverse mantenendo continuità tecnica. LowLight • Troppi cambi di finitura o colore sullo stesso piano possono spezzare la percezione di continuità tipica del sopraelevato. • Finiture molto scure o molto lucide enfatizzano maggiormente segni, sporco e riflessi di luce radente. • Pattern e colori scelti senza considerare luce artificiale e naturale possono risultare diversi da come appaiono in showroom. ««« Previous Next »»»

  • Segnaletica di cantiere | L'artificio

    < Back Segnaletica temporanea e sicurezza dei pedoni 5 dicembre 2025 Keywords: Lavori in strada, segnaletica temporanea, pedoni, sicurezza stradale, L'Artificio La segnaletica temporanea parte sempre da un concetto di base: informare con anticipo . Gli automobilisti devono capire prima di arrivare al cantiere cosa sta succedendo e come cambierà la viabilità: restringimento di corsia, senso unico alternato, deviazione, limite di velocità. Cartelli posizionati troppo vicino al cantiere non lasciano il tempo di reagire, soprattutto su strade veloci. Oltre alla distanza, conta la coerenza del messaggio . Una sequenza logica: segnale di lavori in corso, avviso di restringimento, limite di velocità, eventuale segnalazione di senso unico alternato – permette a chi guida di adattare progressivamente il comportamento. Cartelli discordanti, nascosti dietro alberi, ribaltati dal vento o coperti da furgoni parcheggiati generano confusione. La sicurezza dei pedoni richiede accorgimenti specifici. Quando il marciapiede viene occupato dal cantiere o interessato dagli scavi, è necessario indicare chiaramente percorsi alternativi: deviazioni sul lato opposto della strada, corridoi protetti, attraversamenti temporanei. I semplici nastri non bastano; servono barriere stabili, rampe per superare dislivelli, segnalazioni visibili anche a chi ha difficoltà motorie o visive. Di notte o in condizioni di scarsa visibilità entra in gioco la segnaletica luminosa : lampeggianti, fari, elementi rifrangenti su transenne e barriere. Un cantiere correttamente illuminato rende evidente gli ostacoli anche quando la luce naturale manca, riducendo il rischio di urti con veicoli e di inciampi per i pedoni. La luce non deve comunque abbagliare chi guida, ma accompagnare il tracciato in modo chiaro. La presenza di incroci, fermate autobus e scuole richiede una cura ancora maggiore. In questi punti la densità di pedoni è alta, i tempi di reazione sono più brevi e le distrazioni maggiori. Segnali posizionati bene, barriere continue e attraversamenti protetti aiutano a mantenere una separazione netta tra cantiere, traffico e flussi pedonali, soprattutto nelle ore di punta. Un aspetto spesso trascurato è la manutenzione della segnaletica temporanea durante tutto il cantiere: il vento sposta coni e cartelli, la pioggia scolorisce, i mezzi possono urtare le barriere. Controlli periodici per riallineare, pulire, sostituire elementi danneggiati sono parte integrante del lavoro, non una cortesia. Quando la segnaletica temporanea è pensata e gestita con attenzione, pedoni e automobilisti percepiscono il cantiere come un’area controllata, non come un ostacolo caotico. E questo, oltre a migliorare la sicurezza, contribuisce a ridurre tensioni e lamentele da parte di chi passa ogni giorno davanti ai lavori. HighLight • La segnaletica ben studiata informa in anticipo automobilisti e pedoni su cosa accade e come cambiano i percorsi. • Percorsi pedonali protetti, corridoi e attraversamenti temporanei aumentano la sicurezza di chi si muove a piedi. • Lampeggianti, elementi rifrangenti e segnaletica luminosa migliorano la visibilità del cantiere anche di sera. • Una segnaletica ordinata e coerente riduce rallentamenti inutili e manovre improvvise dei veicoli. LowLight • Cartelli posizionati male, coperti o ribaltati dal vento generano confusione e comportamenti imprevedibili. • La segnaletica temporanea va controllata e mantenuta: se trascurata perde rapidamente efficacia. • In punti critici (incroci, fermate bus, scuole) servono più attenzioni e verifiche sul campo. ««« Previous Next »»»

  • Pavimento in resina in sala d'attesa ufficio | L'artificio

    < Back Colori, luci e abbinamenti per valorizzare Resine (a rullo) 7 gennaio 2026 Keywords: Resine (a rullo), colori, illuminazione, interior design, abbinamenti, L'Artificio Il primo criterio riguarda la tonalità . I grigi sono sicuramente i protagonisti: dal grigio chiaro quasi ghiaccio, che illumina garage e laboratori rendendo subito lo spazio più pulito alla vista, fino ai grigi medi e scuri, più tecnici e adatti a contesti industriali o a zone dove piccoli segni devono risultare meno evidenti. In ambienti residenziali si rivelano molto interessanti anche i toni caldi neutri , come greige, sabbia e tortora, che dialogano meglio con pareti bianche o beige e con pavimenti esistenti in legno o gres. Colori più decisi – blu, verdi, rossi, gialli – possono essere utilizzati per delimitare aree funzionali (zone di parcheggio, percorsi pedonali, spazi di lavoro) o per dare un tocco di personalità a locali altrimenti anonimi. Ad esempio, un garage con pavimento grigio medio può ospitare strisce colorate per indicare posti auto, zone di deposito o percorsi, rendendo lo spazio più leggibile e ordinato. La luce gioca un ruolo fondamentale nella percezione del pavimento resinoso. Superfici lucide riflettono molto, evidenziando eventuali difetti del sottofondo ma anche aumentando la luminosità generale; opachi e satinati restituiscono una percezione più morbida e “doma” le riflessioni. In ambienti con luce naturale limitata, resine chiare e finiture satinate aiutano a diffondere meglio la luce artificiale. L’illuminazione artificiale – plafoni, linee LED, proiettori – andrebbe pensata insieme al colore del pavimento. Luci più fredde (4000 K) accentuano l’aspetto tecnico e pulito dei grigi e dei bianchi, mentre luci più calde (2700–3000 K) addolciscono toni sabbia, greige e neutri caldi, rendendo meno “ospedalieri” gli spazi di servizio. Gli abbinamenti con pareti e arredi completano il quadro. Pavimenti in resina grigio medio abbinati a pareti bianche o grigio chiarissimo creano una base pulita per scaffalature metalliche, attrezzature, mobili tecnici. In locali hobby o studi creativi, pavimenti resina in tono neutro possono lavorare come “tela” su cui appoggiare arredi colorati, tavoli da lavoro, elementi in legno. In alcune zone giorno o open space dal gusto contemporaneo, resine a rullo ben scelte e abbinate a pareti neutre e qualche elemento in legno e metallo possono funzionare come pavimento caratterizzante, soprattutto in ambienti dal sapore industriale. Anche il rapporto con gli altri rivestimenti è importante: dove la resina si attacca a piastrelle, parquet o esterni, la scelta del colore può aiutare a gestire il passaggio. Un tono leggermente diverso ma in famiglia con il materiale adiacente (ad esempio un grigio caldo vicino a un gres effetto pietra) rende il cambio morbido; un colore fortemente a contrasto sottolinea lo stacco e dichiara una zona “tecnica” rispetto a una più domestica. HighLight • Palette neutre (grigi, greige, sabbie) funzionano molto bene per dare continuità a più ambienti con lo stesso ciclo. • La finitura leggermente satinata valorizza la luce naturale e maschera meglio piccoli segni rispetto a un lucido pieno. • Ottima compatibilità estetica con legni, cartongesso, pareti tinteggiate e dettagli in metallo o nero opaco. • Colori pieni e decisi possono essere usati in ambienti di servizio, laboratori o zone specifiche per dare identità. LowLight • Tinte molto scure o molto uniformi evidenziano di più graffi, polvere e piccole imperfezioni del supporto. • Abbinamenti non ragionati con pavimenti adiacenti (piastrelle, legno, SPC) possono creare stacchi netti poco eleganti. ««« Previous Next »»»

  • L'artificio

    < Back Tecniche di posa professionale per Elementi tecnici su misura 17 settembre 2025 Keywords: Elementi tecnici su misura, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio La posa inizia con il tracciamento delle linee sul supporto: quote orizzontali, verticali, assi centrali di nicchie e gole, allineamenti rispetto a porte, finestre, mobili fissi. Livelli laser e misurazioni ripetute consentono di impostare la struttura in modo che, a lavoro finito, tutto risulti coerente: l’elemento tecnico non deve sembrare “appeso” a caso, ma integrato nel disegno complessivo della stanza. La struttura portante viene assemblata con profili metallici, telai in legno o strutture miste, a seconda del tipo di elemento. Per contropareti e volumi importanti si usano orditure in montanti e guide; per gole luce e botole si ricorre spesso a profili più piccoli, specifici per creare recessi, rientranze e spigoli vivi. L’obiettivo è ottenere uno scheletro rigido, privo di flessioni, in grado di supportare lastre, pannelli e carichi applicati. Nei sistemi a botola filo-muro e pannelli ispezionabili, la precisione è ancora più critica. I telai devono essere perfettamente in squadra, gli sportelli regolati in altezza e profondità, le cerniere allineate. Se si lavora con botole magnetiche o sistemi a scatto, è importante verificare più volte apertura e chiusura prima di procedere a rasatura e pittura, così da correggere subito eventuali giochi o sfregamenti. La posa delle lastre di rivestimento (cartongesso, pannelli MDF, pannelli tecnici) avviene curando giunti e tagli in corrispondenza di nicchie, gole e sportelli. In queste zone, piccoli errori si vedono molto: spigoli storti, fughe disallineate, luce che “scappa” dove non dovrebbe. Per questo è frequente l’uso di dime, squadre e profili di finitura che garantiscono linearità e continuità visiva. Quando gli elementi tecnici integrano illuminazione , l’installazione deve dialogare con elettricisti e progettisti luce. Gole per strip LED, cassonetti luminosi, incisioni a soffitto e parete richiedono quote precise, passaggi per cavi adeguati e spazi di dissipazione del calore. Prima di chiudere definitivamente le strutture, è opportuno eseguire prove di accensione e controlli sui cablaggi, per evitare di dover riaprire in un secondo momento. La fase di rasatura e finitura ha il compito di cancellare le tracce dell’intervento, lasciando visibili solo le funzioni: una linea d’ombra, una fessura di luce, un pannello perfettamente complanare. Giunti tra pannelli, angoli e arredi, raccordi con pavimenti e soffitti vanno rifiniti con cura, carteggiati e controllati in luce radente per evitare “onde” e imperfezioni evidenti. Un elemento tecnico su misura ben posato non attira l’attenzione perché stona, ma perché fa percepire l’ambiente come più ordinato, pulito e funzionale, anche se a colpo d’occhio non si capisce subito dove passa un cavo o dove è nascosto un vano tecnico. HighLight • Strutture ben progettate consentono aperture a pressione, sportelli filo-muro e pannelli rimovibili senza viti a vista. • L’integrazione di botole ispezionabili garantisce accesso rapido a quadri, collettori e componenti impiantistici. • Giunzioni ben studiate e allineamenti precisi rendono l’elemento tecnico quasi indistinguibile dalle pareti. • Lavorare per moduli facilita eventuali sostituzioni future di singole parti senza rifare l’intero sistema. LowLight • Meccanismi di apertura scadenti o sottodimensionati si usurano rapidamente e perdono funzionalità. • Errori nella squadratura o nelle tolleranze possono far strusciare sportelli e pannelli, compromettendo l’uso quotidiano. • Fissaggi improvvisati o non coerenti con il peso reale rischiano di cedere nel tempo. ««« Previous Next »»»

  • Persiana in legno color verde restaurata | L'artificio

    < Back Materiali e finiture per persiane e scuri in legno 9 ottobre 2025 Keywords: Persiane e scuri in legno, colori, facciata, stile, abbinamenti, L'Artificio Quando si parla di persiane e scuri in legno, spesso si pensa solo al colore finale. In realtà, la base di tutto è il tipo di legno e il modo in cui è stato lavorato. I sistemi moderni utilizzano quasi sempre legno lamellare , ottenuto incollando listelli selezionati a fibre contrapposte: questo riduce imbarcamenti, torsioni e fessurazioni tipiche del legno massello esposto all’esterno. Le essenze più diffuse sono abete, pino, larice, rovere e altre specie resistenti, spesso trattate in autoclave o con impregnanti profondi. La struttura della persiana è pensata per resistere agli agenti atmosferici: montanti, traverse e stecche (nelle persiane a lamelle) devono avere spessori corretti, incastri ben studiati e colle adatte all’uso esterno. Negli scuri ciechi il gioco è tra tavole, cornici e eventuali pannelli bugnati o lisci, che definiscono stile e robustezza. Sul fronte della protezione entrano in gioco impregnanti, fondi e vernici . Gli impregnanti all’acqua o a solvente penetrano nel legno, ne evidenziano la venatura e lo proteggono da umidità, raggi UV e funghi. Possono essere trasparenti , lasciando visibile il tono naturale, oppure pigmentati, per uniformare il colore e migliorare la resistenza alla luce. Sopra l’impregnante si applicano spesso finiture filmogene : vernici semitrasparenti, smalti coprenti, cicli a più strati che creano una pellicola protettiva continua. Le vernici all’acqua sono sempre più diffuse, per motivi ambientali e di comfort in fase di applicazione: asciugano rapidamente, hanno odori più contenuti e offrono buone prestazioni se usate con cicli completi. Gli smalti coprenti permettono di cambiare completamente carattere alle persiane, trasformando un legno venato in una superficie uniforme, spesso in tinta con infissi o facciata. Un ruolo importante lo giocano anche i particolari costruttivi : gocciolatoi ben realizzati per allontanare l’acqua, testate arrotondate o protette, silicone e sigillature nei punti giusti, ferramenta in acciaio inox o zincata a caldo per resistere alla corrosione. Tutti questi dettagli, anche se poco visibili, incidono sulla durata nel tempo. La scelta del sistema dipende dal contesto: in zone molto esposte a sole e pioggia conviene puntare su legni e cicli di verniciatura più performanti; in facciate storiche può essere preferibile una finitura più naturale o una tinta specifica concordata con eventuali vincoli. In ogni caso, considerare fin dall’inizio manutenzione, esposizione e stile dell’edificio evita di ritrovarsi con persiane belle solo nei primi anni. HighLight • Il legno lamellare riduce imbarcamenti e deformazioni rispetto al massello tradizionale. • Impregnanti e cicli di verniciatura adeguati proteggono da umidità, raggi UV e funghi. • Smalti coprenti e finiture trasparenti permettono di spaziare da un look naturale a uno più contemporaneo. • Dettagli costruttivi come gocciolatoi, testate protette e ferramenta corretta incidono molto sulla durata complessiva. LowLight • Legni economici o non adeguatamente trattati soffrono maggiormente in esposizioni severe. • Cicli di verniciatura improvvisati o incompleti riducono drasticamente la vita utile delle persiane. • Finiture troppo lucide possono mettere in evidenza difetti e piccoli movimenti del legno nel tempo. ««« Previous Next »»»

  • Parete tinteggiata in stile americano rosso e bianco | L'artificio

    < Back Manutenzione e pulizia delle lavorazioni di Tinteggiature 17 novembre 2025 Keywords: Tinteggiature, manutenzione, pulizia, detergenti, ripristino, L'Artificio La manutenzione parte da piccole attenzioni quotidiane. Le pareti tinteggiate accumulano polvere e sporco leggero , soprattutto negli angoli alti, dietro i termosifoni e lungo i bordi dei soffitti. Una spolverata periodica con panni morbidi o piumini antistatici riduce l’accumulo e mantiene le superfici più ordinate. La possibilità di lavare le pareti dipende molto dal tipo di prodotto utilizzato. Le pitture traspiranti semplici sopportano male gli sfregamenti ripetuti, soprattutto se in finitura molto opaca; le lavabili e superlavabili, così come gli smalti murali all’acqua, tollerano invece meglio panni umidi e detergenti neutri, purché usati con delicatezza. In ogni caso conviene sempre fare una prova in un angolo poco visibile, prima di intervenire su zone più esposte. Segni neri da sfregamento di sedie, valigie, borse o scarpe spesso possono essere attenuati o rimossi con spugne morbide e detergenti leggeri , lavorando senza insistere troppo. Se il segno è molto marcato o la pittura non è sufficientemente resistente, può essere più sensato prevedere un piccolo ritocco localizzato. I ritocchi di colore funzionano meglio quando si dispone ancora dello stesso prodotto usato in origine, ben chiuso e conservato. Anche così, su grandi superfici può essere difficile ottenere una perfetta mimetizzazione, perché il tempo, la luce e l’usura modificano leggermente il tono percepito. Spesso risulta più efficace ritoccare una intera parete o una porzione delimitata (tra due angoli, ad esempio) piuttosto che un punto isolato. In ambienti soggetti a muffe e condense , la manutenzione non può limitarsi alla pittura: vanno migliorate ventilazione e ricambio d’aria, eventualmente valutando l’uso di VMC o soluzioni di isolamento dei ponti termici. Cicli antimuffa e prodotti specifici aiutano, ma senza intervenire sulle cause il problema tende a ripresentarsi. Nel lungo periodo, il criterio per decidere se rifare completamente la tinteggiatura è una combinazione di fattori: ingiallimento generale, accumulo di segni e ritocchi, desiderio di cambiare colore e luce negli ambienti. Spesso, programmare una nuova tinteggiatura dopo alcuni anni, magari approfittandone per ripristinare piccole imperfezioni e aggiornare i toni, restituisce freschezza alla casa con un intervento relativamente poco invasivo. Se la scelta dei materiali è stata fatta con attenzione, e la tinteggiatura è stata applicata correttamente, la manutenzione si riduce a pochi gesti: pulizia delicata dove serve, ritocchi mirati e una nuova mano solo quando gli ambienti iniziano davvero a “chiedere” un cambio. HighLight • Le pitture lavabili e superlavabili consentono pulizie delicate con panni morbidi e detergenti neutri. • Piccoli segni e urti possono essere gestiti con ritocchi localizzati se si dispone ancora del prodotto originale. • Una spolverata periodica evita accumuli di polvere negli angoli, dietro termosifoni e lungo i soffitti. LowLight • Lavaggi troppo energici su pitture poco resistenti possono lasciare aloni più visibili dello sporco iniziale. • Senza conservare codice e tipo di pittura, ottenere ritocchi davvero invisibili diventa complicato. • Ignorare problemi di condensa e muffa porta a ripetere tinteggiature senza risolvere la causa alla radice. ««« Previous Next »»»

  • Interni con rivestimenti a parete con pannelli in legno | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per pannelli e rivestimenti verticali 2 dicembre 2025 Keywords: Superfici verticali decorative, preparazione supporto, rivestimenti pareti, pannelli SPC, sottostrutture, L'Artificio Prima di rivestire una parete con pannelli SPC, listelli o moduli decorativi, occorre verificare con cura stato e geometria del supporto . Pareti molto fuori piombo, intonaci friabili, vecchie pitture non aderenti o umidità residua possono compromettere il risultato finale. La prima fase è sempre una diagnosi: si controllano fessurazioni, suoni “a vuoto”, eventuali infiltrazioni e la regolarità delle superfici. In presenza di intonaci degradati o vecchie rasature che si staccano facilmente, è necessario rimuovere il debolmente aderente e ripristinare il fondo con nuovi intonaci o rasanti adeguati. Su pareti fuori piombo o molto irregolari, a seconda del sistema scelto, si può intervenire con orditure metalliche o listellature che permettono di “staccare” il rivestimento dalla muratura, ottenendo una nuova superficie perfettamente verticale. Per pannelli SPC incollati direttamente a parete, il supporto deve essere compatto, pulito, asciutto e privo di polvere, oli, cere e vecchi collanti . Spesso si procede con una leggera carteggiatura, una pulizia accurata e, se necessario, l’applicazione di primer specifici che migliorano l’adesione delle colle. Su fondi molto assorbenti, il primer evita che il collante venga “bevuto” troppo in fretta. Quando sono previsti passaggi di cavi, scatole, prese e punti luce integrati nei rivestimenti, la preparazione comprende anche il lavoro sugli impianti: tracce, predisposizioni, scatole a filo supporto o arretrate, in modo che i pannelli possano coprire e al contempo ospitare gli elementi elettrici senza spessori indesiderati. Per i listelli in legno installati su sottostruttura, la parete può essere meno perfetta dal punto di vista estetico, ma deve comunque garantire la tenuta dei tasselli e delle viti. In alcuni casi si opta per sottostrutture in legno o metallo ancorate in punti precisi, che fungono da “griglia” su cui fissare i listelli, mantenendo allineamenti e distanze costanti. Un aspetto spesso trascurato è la gestione dell’umidità : in ambienti come cucine, ingressi su strada o pareti fredde, è importante verificare che non ci siano condense o risalite. Rivestire una parete umida con materiali poco traspiranti rischia di spostare il problema, non di risolverlo. In questi casi possono essere necessari cicli deumidificanti o soluzioni tecniche ad hoc. Una preparazione eseguita con attenzione non si vede direttamente nel rivestimento finito, ma si percepisce nel tempo: pannelli stabili, giunti allineati, assenza di rigonfiamenti, distacchi o fessure inattese. HighLight • Verificare e correggere geometria, stabilità e umidità del supporto evita problemi futuri sui rivestimenti. • Orditure e sottostrutture permettono di compensare pareti fuori piombo e integrare facilmente gli impianti. • Primer e preparazioni corrette migliorano l’adesione di pannelli SPC e moduli incollati a parete. LowLight • Rivestire pareti umide o degradate senza interventi preliminari sposta solo il problema sotto i pannelli. • Supporti deboli o polverosi possono causare distacchi di colle, tasselli e sottostrutture nel tempo. ««« Previous Next »»»

  • Posa di piastrelle a pavimento | L'artificio

    < Back Tecniche di posa professionale per Piastrelle 17 ottobre 2025 Keywords: Piastrelle, posa, tecnica applicazione, attrezzi, cantiere, L'Artificio La posa inizia sempre da un progetto di layout . Prima di preparare la colla si decide da dove partire, come chiudere lungo le pareti, dove cadranno i tagli e come verranno gestiti gli allineamenti con porte, corridoi, zone centrali e elementi fissi (isole cucina, camini, arredi su misura). Un buon tracciamento evita di ritrovarsi con listelli da pochi centimetri proprio in punti molto visibili. Per i grandi formati (60×60, 60×120, 80×80, lastre) la precisione è ancora più importante: piccoli errori si accumulano e diventano evidenti. Anche lo schema di posa influisce: dritta, a correre, sfalsata, diagonale, a spina (italiana o ungherese per effetto legno). Ogni schema richiede misure, tagli e quantità di colla calibrati. La scelta dell’adesivo non è casuale: esistono colle cementizie più o meno deformabili, a presa normale o rapida, mono o bicomponenti, all’acqua o reattive. Il tipo di piastrella (assorbente o compatta), il formato, il supporto e l’ambiente (interno, esterno, riscaldamento a pavimento) determinano la scelta. L’adesivo va miscelato seguendo dosi e tempi indicati, steso con spatole dentate adeguate e, per i formati grandi, abbinato spesso alla doppia spalmatura (colla sia sul supporto che sul retro della piastrella) per garantire il corretto riempimento. Nella posa si presta grande attenzione al controllo dei livelli e dei dislivelli tra piastrella e piastrella (il cosiddetto “effetto gradino” o lippage). Sistemi di livellamento meccanici, distanziatori calibrati, controlli continui con livella e luce radente aiutano a mantenere il piano uniforme, soprattutto quando le lastre sono molto grandi e rigide. Le fughe non sono un male necessario, ma un elemento tecnico ed estetico. La loro larghezza dipende dal formato e dalle indicazioni del produttore; fughe troppo strette su formati non rettificati o su supporti “movimentati” aumentano il rischio di spaccature. Il colore dello stucco influisce molto sull’effetto finale: tono su tono per un risultato uniforme, contrasto leggero per evidenziare il disegno, scelte più decise per sottolineare schemi particolari. In zone critiche: angoli, cambi di materiale, raccordi parete/pavimento, passaggi verso balconi e terrazze, si prevedono spesso giunti elastici o profili specifici. Questi elementi consentono ai materiali di dilatarsi e muoversi senza spaccare le piastrelle o le fughe, soprattutto in presenza di grandi superfici, riscaldamento a pavimento o forti escursioni termiche. La fase di stuccatura va gestita con attenzione: tempi di tiraggio corretti, pulizia dei residui di fuga prima che induriscano, controllo che le fughe risultino piene e regolari. Subito dopo la posa non si vede ancora il risultato definitivo; è solo dopo la stuccatura e la pulizia che il disegno del pavimento o del rivestimento emerge davvero. HighLight • Un buon tracciamento iniziale evita listelli stretti in punti critici e migliora subito l’estetica del pavimento. • La scelta dell’adesivo in base a formato, supporto e ambiente garantisce una posa più stabile nel tempo. • Doppia spalmatura e controlli continui riducono il rischio di vuoti sotto le piastrelle, soprattutto nei grandi formati. • Gestione corretta di fughe e giunti di dilatazione limita cavillature e rotture su superfici estese. LowLight • Posa frettolosa o senza controllo dei livelli genera “gradini” tra piastrella e piastrella difficili da accettare. • Fughe troppo strette o non in linea con le indicazioni del produttore aumentano il rischio di spaccature. • Lavorare con condizioni climatiche non adatte (freddo, caldo eccessivo, correnti d’aria) penalizza presa e prestazioni dell’adesivo. ««« Previous Next »»»

  • Dettaglio specchio in legno | L'artificio

    < Back Restauro facciate: analisi del supporto 10 ottobre 2025 Keywords: Restauri, rasature, stuccature, interni, ripristino, L'Artificio Nel campo dei restauri il materiale sbagliato, anche se di ottima qualità, può creare più danni che benefici. Per questo la scelta parte sempre dall’analisi del supporto esistente: vecchi intonaci a calce, cementizi, mattoni a vista, pietra naturale, legno vecchio, decorazioni storiche. Ogni supporto ha le sue esigenze e reagisce in modo diverso a umidità, sbalzi termici e prodotti applicati in passato. Per gli intonaci storici a calce , ad esempio, vengono privilegiati cicli compatibili: malte e rasanti a calce idraulica o naturale, traspiranti, con moduli elastici simili a quelli dell’intonaco originale. L’obiettivo non è “cementare” tutto, ma rispettare la capacità del muro di respirare e dilatarsi. Su supporti più recenti, cementizi o misti, possono entrare in gioco rasanti tecnici e malte fibrorinforzate, utili per ristabilire coesione e resistenza nelle zone più degradate. Le pitture da restauro non sono semplici “colori da facciata”. Idrosiliconiche, silossaniche, ai silicati, a calce: ogni famiglia ha caratteristiche precise in termini di traspirabilità, idrorepellenza e resistenza allo sporco. Su edifici storici o di pregio si tende a usare prodotti più minerali e opachi, che rispettano la lettura dell’intonaco; su condomìni o edifici recenti si possono valutare cicli più tecnici, con maggiore resistenza alle intemperie e allo smog. Per gli elementi in legno (persiane, infissi, portoni) vengono utilizzati impregnanti, fondi consolidanti e finiture protettive specifiche, scelti in base allo stato del supporto e all’esposizione. In contesti di restauro si dà spesso priorità a cicli che preservano il più possibile il legno esistente, evitando di creare strati troppo rigidi che, col tempo, potrebbero sfogliare. Non vanno dimenticati i protettivi finali : idrorepellenti traspiranti per pietra e intonaci faccia vista, velature uniformanti, cere e finiture opache o semi-lucide. Questi prodotti aiutano a proteggere le superfici dal degrado precoce, rendendo più semplice la manutenzione e il futuro ripristino. HighLight • Permettono di lavorare con cicli specifici per supporti vecchi, deboli o già più volte riverniciati. • Prodotti compatibili (a calce, ai silicati, acrilici specifici, consolidanti, ecc.) riducono il rischio di distacchi nel tempo. • Finiture studiate per il restauro aiutano a rispettare l’aspetto originale mantenendo però prestazioni moderne. • Possibilità di intervenire in modo diverso su zone storiche, parti rifatte e nuovi inserimenti mantenendo un linguaggio coerente. LowLight • Non tutti i materiali moderni sono compatibili con supporti storici o molto vecchi: la scelta va sempre valutata. • Alcune finiture da restauro hanno costi superiori rispetto a cicli standard da nuova costruzione. • In presenza di vecchie pitture sconosciute servono prove e test preliminari prima di decidere il ciclo definitivo. ««« Previous Next »»»

  • Finestra con panorama e pellicola per vetro | L'artificio

    < Back Preparazione del supporto per Laminati morbidi per vetri 22 ottobre 2025 Keywords: Laminati morbidi per vetri, preparazione fondo, primer, umidità, adesione, L'Artificio La preparazione inizia con un’ispezione accurata dei vetri . Si controllano eventuali graffi profondi, scheggiature sui bordi, vecchie pellicole da rimuovere, residui di etichette o colle. Se il vetro presenta fessurazioni o micro-rotture, soprattutto in prossimità dei bordi, conviene valutarne la sostituzione prima di intervenire con un laminato, per evitare di sigillare una superficie già compromessa. La rimozione di vecchie pellicole è una fase delicata: si solleva un angolo, si scalda leggermente se necessario (utilizzando aria calda a distanza controllata) e si tira con costanza, evitando strappi bruschi che possano lasciare grossi residui di colla. Una volta rimossa la pellicola, il vetro va sgrassato e ripulito con prodotti idonei, spesso in più passaggi, per eliminare completamente l’adesivo precedente. Segue la fase di pulizia approfondita . Non basta un semplice spruzzo di detergente per vetri: in molti casi si utilizza una soluzione di acqua e detergenti specifici, abbinata a raschietti con lame nuove per rimuovere residui di calcare, gocce di vernice, schizzi di silicone o altre contaminazioni. Ogni granello di polvere rimasto sulla superficie rischia di trasformarsi in un “puntino” intrappolato sotto il laminato. Le guarnizioni perimetrali, profili in alluminio o PVC e parti a contatto con il vetro vengono puliti a loro volta, perché durante la posa l’acqua della soluzione applicativa trascina sporco e residui dall’intorno verso la pellicola. Ridurre al minimo questa contaminazione è fondamentale per avere un risultato pulito. Prima di passare alla posa si controlla anche l’ambiente di lavoro : una stanza molto polverosa, con correnti d’aria, lavorazioni in corso e pavimenti sporchi aumenta il rischio che particelle finiscano sui vetri proprio mentre si applica il laminato. Per questo è preferibile lavorare in condizioni il più possibile ordinate, con un minimo controllo della polvere. In presenza di vetri molto freddi o molto caldi (es. fortemente esposti al sole immediatamente prima dell’intervento), si valuta il momento migliore per intervenire. Temperature estreme rendono più difficile gestire la soluzione applicativa e i tempi di assestamento dell’adesivo. Lavorare in condizioni termiche intermedie aiuta la pellicola ad aderire in maniera uniforme. HighLight • Una pulizia accurata riduce drasticamente il rischio di bolle e impurità visibili sotto la pellicola. • La rimozione corretta di vecchie pellicole e colle restituisce al vetro una base “nuova” per il nuovo laminato. • Il controllo di guarnizioni, profili e ambiente di lavoro aiuta a mantenere il risultato più pulito e professionale. LowLight • La preparazione può richiedere tempo, soprattutto in presenza di colle vecchie, calcare o vernici sul vetro. • Ambienti molto polverosi rendono più difficile evitare piccoli difetti dovuti a particelle intrappolate. • Vetri danneggiati, graffiati o fessurati possono limitare la qualità finale e talvolta richiedono la sostituzione del vetro. ««« Previous Next »»»

bottom of page